I Ferraiolo a Crotone: «I burattini? Riempiono ancora le piazze»

Il maestro racconta tra ricordi e tradizione: «Dal 1860 ai miei nipoti, questa arte vive ancora e Crotone è casa mia»

A cura di Redazione
03 maggio 2026 08:00
I Ferraiolo a Crotone: «I burattini? Riempiono ancora le piazze» - Foto: Redazione
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Piazza Pitagora si riempie con i burattini di Adriano Ferraiolo, protagonista della festa patronale e voce viva di una tradizione che resiste al tempo. E a raccontarla è lui stesso, attraverso un fiume di ricordi, aneddoti e passione.

«In tutta questa era tecnologica, di computer, di tablet, di internet, c’è ancora interesse per il mondo dei burattini. Basta vedere il pubblico che raccogliamo la sera», dice osservando la piazza piena. «La gente ha ancora voglia di divertirsi, di divertirsi con spettacoli genuini».

Il fulcro del suo teatro resta la tradizione: «Noi rappresentiamo la commedia dell’arte, presentiamo commedie di Scarpetta, Goldoni, Viviani, Muller, ma anche di Antonio Petito, il più grande Pulcinella di tutti i tempi». E proprio su Petito si sofferma con emozione: «Disse: il mio desiderio è morire sul palcoscenico… ed esaudì il suo desiderio».

Ferraiolo racconta un pubblico trasversale, capace di superare ogni barriera generazionale: «La gente viene qui per disfarsi dei tablet… ma anche i ragazzi, i giovani. Ovunque vado ho sempre pieno. E mi dicono: meno male che siete arrivati, così riviviamo i vecchi tempi».

Poi la storia personale, intrecciata a quella della sua famiglia e del teatro: «Abbiamo manoscritti di commedie di Petito scritte a mano sui quaderni delle elementari, dedicati a mio padre Francesco Ferraiolo. Ma prima di papà ci fu il nonno, e prima del nonno il bisnonno. Stiamo parlando del 1860».

Un racconto che attraversa generazioni e palcoscenici, fino agli incontri che hanno segnato la sua carriera: «Al Teatro San Carluccio di Napoli ho portato per un mese “Na gatta cenerentola”… ai tempi di Troisi. Ho conosciuto la Smorfia, Troisi, Arena, Enzo De Caro».

Ma il legame più forte resta quello con il pubblico, soprattutto con i bambini: «Io sono molto affabile, specialmente con i bambini. Mi chiedono le cose più impensabili e io cerco di esaudire i loro desideri. Stare nel mondo dei bambini è difficile… io ci riesco perché mi sento ancora un bambino, con i miei bravi 82 anni».

E poi c’è Crotone, diventata negli anni una seconda casa: «Nel ’71 io e mio fratello decidemmo di venire qui. Fummo accolti da Pasquale Galea, una persona squisita. Ci disse: mettetevi dove volete. Da allora è rimasta l’unica città della Calabria in cui lavoriamo».

Un legame così forte da sentirsi ormai parte della comunità: «Io mi sento un cittadino crotonese. So che quest’anno mi daranno la cittadinanza onoraria… per me è una grande cosa».

Non solo Italia, però: «Siamo stati a Norimberga, a Praga, a Cuba. Lì facevo spettacoli per i bambini, portavo anche matite, quaderni, piccoli burattini. Parlavo in italiano… ma loro capivano lo stesso».

Infine lo sguardo al futuro, che per Ferraiolo ha già un volto preciso: quello della sua famiglia. «Ho due figli di cui mi posso vantare, continuano a fare i burattinai. E ci sono i miei nipoti. Quindi ci dovete sopportare ancora per parecchi anni».

Una tradizione che non si spegne, ma che continua a vivere sera dopo sera, tra le risate di una piazza e la magia senza tempo dei burattini.

Danilo Ruberto

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