«Ho imparato a fare il vescovo quando me ne sono andato»: il testamento a Crotone di monsignor Domenico Graziani

«Speriamo di avere una seconda vita per poter rimediare agli errori compiuti», ci disse monsignor Domenico Graziani prima di lasciare Crotone

A cura di Redazione
08 gennaio 2026 08:00
«Ho imparato a fare il vescovo quando me ne sono andato»: il testamento a Crotone di monsignor Domenico Graziani -
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Si è spento ieri, 7 gennaio 2026, a Calopezzati (provincia di Cosenza e diocesi di Rossano-Cariati), dove si era ritirato nel 2020, monsignor Domenico Graziani, Arcivescovo emerito di Crotone-Santa Severina. Aveva lasciato il governo pastorale della diocesi, a 75 anni, affidandolo al suo successore, monsignor Angelo Raffaele Panzetta, nominato da Papa Francesco. Non era ancora scoppiata la pandemia da Covid-19.

La notizia della sua dipartita ha suscitato cordoglio nelle comunità calabresi che ha guidato e amato. I funerali si svolgeranno sabato mattina a Santa Severina, luogo a lui particolarmente caro, dove è cresciuto, anche per il legame familiare: il padre era maresciallo dei Carabinieri, presenza che ha segnato la sua formazione umana e spirituale.

"Don Mimì" è stato parroco di Botricello (in provincia di Catanzaro, ma diocesi di Crotone) dal 1984 al 1992, esperienza che lui stesso ha sempre indicato come decisiva per la sua vita. Ha insegnato anche all'istituto Guido Donegani di Crotone. Stimato docente di materie dogmatiche e bibliche nel Pontificio Seminario Teologico di Catanzaro, il 21 agosto 1999 viene nominato Vescovo della Diocesi di Cassano allo Ionio e consacrato il 10 ottobre 1999 nella Cattedrale di Crotone dal cardinale Lucas Moreira Neves, prefetto della Congregazione per i vescovi, co-consacranti Andrea Mugione, suo predecessore, e Giuseppe Agostino, Arcivescovo di Cosenza-Bisignano e anni prima Arcivescovo di Crotone-Santa Severina.

Il 21 novembre 2006 è trasferito dunque alla guida dell’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina. Una data non casuale: monsignor Graziani fu designato dal Papa Benedetto XVI proprio il 21 novembre, giorno in cui la Chiesa celebra la Virgo Fidelis, Santa Patrona dei Carabinieri, un segno che lui stesso ha sempre letto con particolare emozione.

L’ingresso ufficiale in diocesi avviene domenica 14 gennaio 2007 al PalaMilone di Crotone, seguito, la domenica successiva, il 21 gennaio, dalla messa solenne nella Concattedrale di Santa Severina, la sua città di crescita. Di quel momento ricordava con precisione l’intensità e il significato di un ritorno alle radici.

Di grande rilievo anche il suo impegno nella pastorale sociale, con incarichi regionali, tra cui quello di Responsabile per la pastorale del lavoro della Conferenza Episcopale Calabra, ambito nel quale ha sempre posto attenzione ai temi della dignità del lavoro, della giustizia sociale e delle fragilità.

Il 12 dicembre 2019, con una Santa Messa, ha salutato ufficialmente il clero diocesano e la città di Crotone, pochi mesi prima dell’arrivo della pandemia e con monsignor Panzetta già insediato. In quell’occasione, durante un’intervista rilasciata nel tempo di Avvento, alla vigilia di Santa Lucia, lasciò parole che oggi risuonano come un testamento spirituale:

«Il mio ricordo più bello… ne ho tanti, è difficile isolarne qualcuno. Il mio ricordo più bello è l’esperienza che ho fatto in alcune parrocchie nella Diocesi, una in particolare, la mia prima esperienza dove sono stato collaboratore per venticinque anni, cioè Botricello. Ho imparato ad amare Crotone, al di là delle manifestazioni superficiali, perché ho trovato tanta accoglienza, tanto fervore, tanta attesa. L’ultima esperienza è stata al Filolao qualche giorno fa. Ho imparato a fare il vescovo quando me ne sono andato. Speriamo di avere una seconda vita per poter rimediare agli errori compiuti».

Negli ultimi mesi da Arcivescovo di Crotone-Santa Severina, libero dal peso delle decisioni di governo della diocesi e dagli impegni istituzionali, si era concesso il tempo dell’ascolto puro. Visitava parrocchie (disse la stessa frase in una festa patronale), scuole, spesso senza annunci ufficiali né cerimoniali, incontrando giovani, famiglie e persone fragili in modo diretto, semplice, quasi feriale.

È in quelle visite non programmate, lontane dai protocolli, che aveva maturato la consapevolezza di cosa significhi davvero essere vescovo: stare in mezzo alla gente, condividere domande, più che guidare da una posizione formale. Lo diceva pensando, in particolare, alle esperienze vissute nelle parrocchie e nelle ultime visite alle scuole, luoghi dove aveva riscoperto la forza di una Chiesa che cammina accanto e non sopra.

Quando ricordava con affetto Botricello, la sua prima e lunga esperienza pastorale, o l’ultima visita al Filolao, monsignor Graziani riconosceva che proprio nel momento del congedo aveva compreso fino in fondo il senso del suo ministero: essere pastore prima che amministratore, presenza prima che ruolo.

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