Giovedì Santo | Oggi il giro agli Altari della Reposizione nella tradizione

Dalla correzione del termine “Sepolcri” ai riti nelle chiese del centro storico: il senso dell’adorazione e i simboli dei germogli verso la Pasqua

A cura di Redazione
02 aprile 2026 11:00
Giovedì Santo | Oggi il giro agli Altari della Reposizione nella tradizione - Foto: Redazione
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Nel cuore del Giovedì Santo, tra le vie del centro storico, si rinnova uno dei riti più sentiti della tradizione: il giro agli altari della reposizione. Un pellegrinaggio silenzioso che accompagna i fedeli nella notte dell’Ultima Cena, tra chiese illuminate e soste di preghiera.

Ma chiamarli “Sepolcri” è, in realtà, improprio. Dal 1988 la Chiesa ha chiarito che si tratta di altari dell’adorazione o della reposizione: qui non si celebra una morte, ma si custodisce il Cristo vivo nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia. Gesù morirà il Venerdì Santo, non la sera precedente. Per questo, parlare di sepolcro non è corretto: non si veglia un corpo morto, ma si adora una presenza viva.

Il tradizionale percorso a piedi porta i fedeli a visitare più chiese della città. La consuetudine popolare parla di sette visite, in memoria dei momenti della Passione nella notte in cui Gesù fu tradito. Tuttavia, non si tratta di un obbligo previsto dai precetti della Chiesa, ma di una tradizione radicata soprattutto nel Sud Italia.

Il Giovedì Santo è la notte dell’Ultima Cena, dell’agonia nell’orto degli ulivi, del tradimento di Giuda e dell’arresto. È la notte in cui Cristo viene condotto davanti al sommo sacerdote Caifa e accusato di bestemmia per essersi dichiarato Figlio di Dio. Una notte densa di significato, che la Chiesa invita a vivere nell’adorazione silenziosa.

L’altare della reposizione resta allestito fino al pomeriggio del Venerdì Santo, quando durante la celebrazione della Passione del Signore l’Eucaristia viene distribuita ai fedeli.

Accanto al significato liturgico, vive anche una forte dimensione popolare. In molte chiese del Sud vengono preparati i tradizionali piattini con i germogli di grano, coltivati al buio durante la Quaresima per ottenere un colore chiaro, quasi dorato. Il grano richiama l’ostia, simbolo del corpo di Cristo, ma anche la primavera e la rinascita, diventando segno di speranza pasquale.

Accanto al grano, compaiono anche i germogli di lenticchia, coltivati su terriccio o cotone e destinati simbolicamente alla Madonna Addolorata. Anche questi richiamano il ciclo della vita, la morte e la resurrezione, in un intreccio di fede, natura e tradizione che continua a vivere nelle comunità.

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Questa sera, giovedì 2 aprile 2026, alle ore 18.30, nella Chiesa dell’Immacolata, si terrà la Santa Messa nella Cena del Signore, presieduta da mons. Alessandro Saraco. Al centro della celebrazione il rito della lavanda dei piedi, gesto con cui Gesù si fa servo dei suoi discepoli e consegna un messaggio chiaro: l’amore passa dall’umiltà e dal servizio. Un momento particolarmente sentito, arricchito dalla partecipazione dei bambini della Prima Comunione, che rende ancora più evidente il valore educativo e spirituale di questo segno.

La celebrazione proseguirà poi con l’adorazione eucaristica comunitaria delle ore 21.00, nel clima raccolto che introduce alla giornata del Venerdì Santo.

Da venerdì in poi il calendario delle celebrazioni entra nel vivo:

Venerdì 3 aprile – Venerdì Santo

  • Ore 9.00: Celebrazione dell’Ufficio delle Letture

  • Ore 9.30 – 11.00: ascolto delle confessioni

  • Ore 17.00: Celebrazione della Passione del Signore presieduta da P. Sergio Galli D’Aragona

  • Ore 19.00: processione della statua di Gesù Morto e della Vergine Addolorata per le vie della città

Sabato 4 aprile – Sabato Santo

  • Ore 9.00: Ufficio delle Letture

  • Ore 9.30 – 11.00 e 16.00 – 18.30: confessioni

  • Ore 21.30: Veglia Pasquale presieduta da mons. Alessandro Saraco

Domenica 5 aprile – Pasqua

  • Sante Messe: ore 7.30 – 9.30 – 11.30

  • Ore 18.00: Solenne Liturgia Eucaristica

Lunedì 6 aprile – Lunedì dell’Angelo

  • Sante Messe: ore 7.30 e 8.30

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