Fili Meridiani, un’estate tra Arbëria e Balcani
Cultura, territorio e relazioni per costruire nuove opportunità
Pallagorio - Un’estate vissuta tra comunità, cultura, musica, esperienze e nuove relazioni internazionali. Fili Meridiani APS traccia il bilancio delle attività realizzate nei mesi estivi, al termine di una stagione che ha visto l’associazione impegnata non soltanto a Pallagorio e nell’Arbëria calabrese, ma anche sull’altra sponda dell’Adriatico.
Un percorso costruito attorno a un’idea precisa: la cultura arbëreshe non soltanto come patrimonio da custodire, ma come risorsa contemporanea capace di creare relazioni, attrarre persone e generare nuove opportunità per i territori.
Dai murales alle relazioni con i Balcani
L’estate è iniziata a giugno con la “Java e Muraleve Arbëreshe – Settimana dei Murales Arbëreshë”, che ha trasformato Pallagorio in un laboratorio di arte pubblica e cooperazione internazionale.
La collaborazione con Mural Fest Kosova e con l’Università di Scienze Applicate di Ferizaj ha portato nel borgo artisti e studenti dal Kosovo, chiamati a confrontarsi con la storia, i simboli e l’identità dell’Arbëria. Le opere realizzate sono diventate nuovi segni permanenti nel paesaggio urbano, mentre incontri, laboratori e momenti musicali hanno costruito attorno ai murales un più ampio percorso di partecipazione e scambio culturale.
Una dimensione internazionale proseguita durante l’estate con le missioni di Fili Meridiani tra Albania e Kosovo, attraverso incontri con istituzioni, associazioni, operatori culturali e comunità locali.
Particolarmente significativo il percorso avviato con il Comune di Peja e la partecipazione a “Diaspora n’Pejë”, dove l’Arbëria crotonese è stata raccontata attraverso cultura, musica, abito tradizionale e gastronomia. Lo showcooking dedicato alle dromësat, la pasta della tradizione arbëreshe, ha trasformato anche il cibo in uno strumento di racconto e di incontro tra comunità.
MUZÈ, una porta aperta sull’Arbëria
Al centro della programmazione estiva è rimasto MUZÈ – Spazio Arbëria, a Pallagorio, sempre più luogo di incontro tra il territorio e chi arriva da fuori.
Durante l’estate lo spazio ha accolto visitatori provenienti da diverse parti d’Italia e dall’estero, con presenze da Albania, Kosovo, Germania, Belgio e Canada. Visite, esperienze, laboratori e momenti di approfondimento hanno contribuito a rafforzare l’idea di MUZÈ come punto di accesso all’Arbëria crotonese: non semplicemente uno spazio espositivo, ma un luogo dal quale partire per conoscere lingua, tradizioni, comunità e territorio.
Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo, la presentazione del “Dizionario Arbëresh dell’Arbëria crotonese – parlate di Carfizzi, Pallagorio e San Nicola dell’Alto”, un lavoro nato da circa trent’anni di ricerca e composto da circa 25.000 lemmi. Un patrimonio che va oltre il vocabolario e attraversa fraseologia, toponomastica, onomastica, arcaismi, botanica e zoologia, restituendo attraverso le parole una parte importante della memoria delle comunità arbëreshe del Crotonese.
La musica incontra i luoghi e mette in dialogo le culture
Anche la musica ha avuto un ruolo centrale nella programmazione estiva di Fili Meridiani, diventando uno strumento di incontro tra identità, territori e linguaggi differenti.
Tra gli appuntamenti, “Fonirí – Musiche del mondo”, che ha portato al MUZÈ un dialogo musicale tra cultura grecanica e arbëreshe, mettendo in relazione due patrimoni linguistici e culturali che rappresentano una parte preziosa della storia delle minoranze della Calabria.
Con “Musiche da Film – I Suoni dei Luoghi”, invece, musica e territorio si sono incontrati in un’esperienza pensata per valorizzare gli spazi attraverso le suggestioni delle colonne sonore, creando un legame tra ascolto, paesaggio e comunità.
A completare il percorso musicale, il concerto di Pietro Curci & L’Errante, che ha portato la canzone d’autore nella programmazione del MUZÈ, confermando la volontà di fare dello spazio un luogo aperto alla contaminazione, alla creatività e ai linguaggi artistici contemporanei.
Tre appuntamenti differenti, accomunati da una stessa visione: utilizzare la musica per far vivere i luoghi, mettere in relazione culture diverse e avvicinare nuovi pubblici all’Arbëria.
Un’Arbëria che fa rete
L’estate 2026 ha significato anche uscire dai propri spazi, attraversare i territori e incontrare altre comunità.
Fili Meridiani ha partecipato a “La Via dei Supporti” a San Basile, al “Dasa Food Fest” a Dasa e a “19 Fuochi” a Plataci. Tre esperienze differenti, accomunate dalla capacità di partire dalle specificità dei luoghi per costruire occasioni di partecipazione, promozione e condivisione.
La presenza dell’associazione in questi contesti ha rappresentato soprattutto un’opportunità per incontrare altre realtà, conoscere esperienze locali e rafforzare le connessioni tra le diverse comunità dell’Arbëria.
A queste iniziative si è affiancata la partecipazione a “Vino nel Borgo in Arbëria”, dove gastronomia, produzioni locali, musica e cultura hanno contribuito a raccontare il territorio attraverso una formula capace di coinvolgere residenti e visitatori.
Per Fili Meridiani, costruire una rete tra le comunità significa superare la logica dei singoli eventi e dei singoli paesi per iniziare a immaginare l’Arbëria come un territorio culturale connesso, nel rispetto delle specificità di ogni comunità.
Tradizioni da vivere, non soltanto da conservare
Dalle dromësat alla lingua, dalla musica all’arte pubblica, dagli abiti tradizionali alle esperienze nei borghi, il patrimonio arbëresh è stato raccontato durante l’estate attraverso forme diverse. Il punto di partenza rimane la tradizione, ma l’obiettivo è portarla nel presente.
Non folklore da osservare a distanza, dunque, ma un patrimonio da vivere, condividere e reinterpretare, capace di diventare anche uno strumento di attrattività culturale e turistica per le piccole comunità.
Dalla tutela allo sviluppo locale
Il bilancio dell’estate non si misura quindi soltanto nel numero degli appuntamenti realizzati. Restano le persone incontrate, i visitatori accolti, le collaborazioni avviate, i rapporti consolidati con Albania e Kosovo e una rete di interlocutori che continua ad allargarsi.
«Questa estate abbiamo provato a mettere in pratica una visione sulla quale lavoriamo da tempo: considerare la cultura arbëreshe non soltanto come qualcosa da tutelare, ma come una risorsa capace di generare sviluppo», dichiara Ettore Bonanno, presidente di Fili Meridiani APS. «Lingua, turismo culturale, musica, creatività, gastronomia e relazioni internazionali possono essere parti di una stessa strategia. La sfida è mettere sempre più in rete comunità, competenze e persone, costruendo occasioni concrete affinché l’Arbëria sia conosciuta, vissuta e scelta. I risultati di questa estate ci incoraggiano a continuare su questa strada».
Conclusa la stagione estiva, Fili Meridiani guarda già ai prossimi mesi con l’obiettivo di dare continuità alle relazioni costruite e trasformare le singole esperienze in progettualità più strutturate.
La direzione è quella di passare dalla valorizzazione del patrimonio alla costruzione di un sistema territoriale, nel quale cultura, turismo, innovazione e internazionalizzazione possano contribuire alla crescita delle piccole comunità.
Un percorso che parte dall’identità arbëreshe ma guarda oltre i confini dei singoli paesi, con una convinzione: l’Arbëria può essere allo stesso tempo memoria, comunità e futuro.