Federterziario promuove il Decreto Primo Maggio: “Misure concrete per lavoro e qualità”

Apprezzamento per incentivi a giovani e donne, salario giusto e lotta al dumping contrattuale: “Ora servono regole chiare e riforma rganica della contrattazione collettiva”

A cura di Redazione
29 aprile 2026 15:30
Federterziario promuove il Decreto Primo Maggio: “Misure concrete per lavoro e qualità” - Foto: Redazione
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Federterziario esprime apprezzamento per le misure introdotte dal cosiddetto Decreto “Primo Maggio”, varato dal Governo con l’obiettivo di sostenere il mercato del lavoro, rafforzare la qualità dell’occupazione e contrastare fenomeni distorsivi come il dumping contrattuale.

“In particolare – dichiara il Segretario Generale Alessandro Franco – valutiamo positivamente l’impianto complessivo del provvedimento, che coniuga incentivi mirati all’occupazione, soprattutto per giovani e donne, con un rafforzamento strutturale delle regole del mercato del lavoro”.

“Le misure di incentivazione – prosegue Franco – rappresentano una leva concreta per sostenere l’ingresso e la stabilizzazione nel mercato del lavoro. I bonus destinati a giovani, donne e alle aree ZES vanno nella giusta direzione: ampliare la base occupazionale e accompagnare le imprese in una fase ancora complessa. Il ritardo italiano su occupazione femminile e giovanile rispetto alla media europea resta un dato strutturale: le donne occupate sono ancora significativamente sotto i livelli UE e l’occupazione giovanile continua a registrare un gap rilevante. In questo scenario, interventi mirati e continuativi diventano una priorità strategica”.

Federterziario accoglie con favore anche il principio del “salario giusto”, così come delineato nel Capo II del decreto, che individua nei contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative il parametro di riferimento per garantire retribuzioni proporzionate e sufficienti.

“È un passaggio significativo – spiega il Segretario Generale – che valorizza il ruolo della contrattazione collettiva. Tuttavia, proprio sul criterio della rappresentatività comparativa riteniamo necessario un approccio prudente: servono parametri chiari, condivisi e stabili, per evitare incertezze applicative. In questo contesto, appare sempre più evidente l’esigenza di un intervento di riordino organico del sistema della contrattazione collettiva. Negli ultimi anni si è registrata una proliferazione dei CCNL che, a fronte di una pluralità formale, nasconde una forte concentrazione sostanziale: pochi contratti coprono la grande maggioranza dei lavoratori. Questo squilibrio rischia di spostare il baricentro del sistema dalla qualità dei contenuti contrattuali alla presunta rappresentatività dei soggetti firmatari”.

“Inoltre – prosegue – è essenziale che tale impostazione continui a garantire il pieno rispetto del pluralismo sindacale. Il rafforzamento dei contratti ‘leader’ non deve comprimere la rappresentanza, ma innalzare la qualità complessiva del sistema”.

“Il rischio, in assenza di criteri normativi chiari, è quello di un sistema formalmente aperto ma sostanzialmente condizionato, in cui le imprese orientano le proprie scelte più sulla base del rischio sanzionatorio che della coerenza con la propria realtà produttiva. In tal senso – conclude Franco sul punto – non può essere trascurato quanto evidenziato dalla Sentenza n. 156/2025 della Corte costituzionale, che ha richiamato la natura non definitiva dell’attuale assetto, sollecitando un intervento legislativo organico sulla rappresentatività”.

Particolarmente rilevante è il meccanismo volto a contrastare il dumping contrattuale, attraverso l’estensione dei minimi retributivi dei contratti leader, che contribuisce a rafforzare condizioni di concorrenza leale tra le imprese.

In questa stessa direzione di rafforzamento della qualità e della trasparenza del sistema si colloca anche l’evoluzione verso una valutazione più sostanziale delle condizioni economiche dei lavoratori. In tale quadro, assume un rilievo strategico il riferimento al Trattamento Economico Complessivo (TEC), che consente di superare una lettura parziale delle retribuzioni, fondata sui soli minimi tabellari.

“Il TEC – sottolinea il Segretario Generale – rappresenta un indicatore più aderente alla realtà, perché considera l’insieme degli elementi economici strutturali del rapporto di lavoro: non solo la paga base, ma anche scatti di anzianità, mensilità aggiuntive e indennità continuative. Si tratta di un passaggio cruciale perché consente di riportare la valutazione dei contratti su un piano sostanziale e comparabile, evitando letture parziali e distorsive e rafforzando la trasparenza del sistema nel suo complesso”

Positivo, infine, il rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e trasparenza, tra cui l’obbligo del Codice Unico CCNL e il potenziamento del ruolo del CNEL.

“In questa prospettiva – conclude Franco – diventa strategico evolvere verso strumenti di sistema, come un Repertorio Nazionale dei Contratti Collettivi fondato su criteri oggettivi e verificabili, capace di coniugare pluralismo, qualità della contrattazione e certezza per imprese e lavoratori. La sfida ora è quella di dare piena attuazione alle misure previste, accompagnando imprese e parti sociali in un percorso di crescita ordinata. Servono regole certe e strumenti trasparenti per consolidare un mercato del lavoro più equo, competitivo e coerente con la tradizione delle relazioni industriali italiane”.

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