Estate senza scuola, Renzo: “I figli non sono pacchi da spostare da un’attività all’altra”

La pedagogista accende il dibattito sul ruolo educativo dei genitori e sul rischio di delegare la crescita dei bambini a corsi, schermi e programmi continui.

A cura di Redazione
08 giugno 2026 16:30
Estate senza scuola, Renzo: “I figli non sono pacchi da spostare da un’attività all’altra” - Foto: Uff. Stampa Pedagogista Teresa Pia Renzo
Foto: Uff. Stampa Pedagogista Teresa Pia Renzo
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Corigliano-Rossano – L’estate non dovrebbe essere l’incubo dei genitori, ma il tempo in cui i bambini imparano a misurarsi anche con giornate meno programmate, spazi vuoti, attese e noia. È proprio lì, quando non c’è un adulto che organizza ogni minuto, che un bambino può sviluppare autonomia, fantasia, problem solving e capacità di autoregolazione. Se invece la chiusura delle scuole diventa una crisi familiare permanente, il problema non è soltanto organizzativo ma è evidentemente educativo.

 I FIGLI NON SONO PACCHI POSTALI DA SPOSTARE DA UN’ATTIVITÀ ALL’ALTRA

A dirlo è la pedagogista Teresa Pia Renzo intervenendo su uno dei problemi ricorrenti in questi giorni in molte famiglie e relativo al peso delle vacanze estive sulla salute mentale dei genitori, tra routine che saltano, attività da organizzare e lavoro che continua, ma evidenzia anche come il tempo non strutturato e la noia possano favorire nei bambini autonomia, creatività e autoregolazione.

L’INTENSIVE PARENTING PRODUCE STRESS, NON SEMPRE CRESCITA

Secondo la pedagogista, molti adulti vivono l’arrivo dell’estate come un problema perché hanno costruito per mesi una gestione dei figli fondata sulla delega continua: scuola, sport, corsi, attività, laboratori. Una programmazione costante che apparentemente rassicura, ma che spesso nasconde l’incapacità di stare davvero con i propri figli quando il tempo non è già riempito da altri.

TEMPO LIBERO E AUTONOMIA: COSÌ I BAMBINI IMPARANO A CAVARSELA DA SOLI

Il punto – sottolinea - non è lasciare i bambini senza stimoli, ma restituire valore al tempo non organizzato. Un bambino che si annoia è chiamato a cercare risorse dentro di sé: inventare un gioco, scegliere un’attività, usare fantasia, costruire una soluzione. Se ogni momento viene occupato dagli adulti, questa competenza non si sviluppa.

IL CELLULARE NON È UNA BABY-SITTER EDUCATIVA

La professionista che da oltre vent’anni è punto di riferimento per la formazione e la crescita della prima infanzia, richiama anche ad un altro rischio sempre più diffuso: sostituire la relazione con lo schermo. Dare un cellulare o accendere la televisione – dice - per tenere buono un bambino significa soddisfare l’esigenza dell’adulto, non quella del minore. Il problema non è la tecnologia in sé, ma l’uso passivo, precoce e non mediato, che impoverisce curiosità, attenzione e capacità di gioco.

SERVONO CASE A MISURA DI BAMBINO, NON GIORNATE SATURATE

La soluzione non è necessariamente moltiplicare attività esterne, ma costruire spazi domestici accessibili e stimolanti: fogli, colori, libri, costruzioni, puzzle, giochi di memoria, materiali semplici. Strumenti che permettono al bambino di organizzare il proprio tempo, sperimentare, sbagliare e riprovare senza dipendere sempre dalla regia adulta.

RENZO: ESSERE GENITORI SIGNIFICA ASSUMERSI IL TEMPO DELLA CURA

Avere un figlio – conclude Teresa Pia Renzo – significa accettare una responsabilità educativa, non solo organizzativa. Le attività estive possono essere utili, ma non possono sostituire il ruolo genitoriale. Anche pochi minuti di gioco condiviso, ascolto o presenza autentica valgono più di giornate riempite per paura della noia.

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