Dolore e preghiera tra Porto e Catanzaro per Anna e i piccoli

La comunità si stringe nel silenzio e nella fede: l’Arcivescovo Maniago invita a trasformare il dolore in responsabilità e vicinanza concreta

A cura di Redazione
26 aprile 2026 14:00
Dolore e preghiera tra Porto e Catanzaro per Anna e i piccoli - Foto: Redazione
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Nella giornata segnata da una commozione profonda e condivisa, tra la Basilica della Madonna di Porto e la Basilica Maria SS. Immacolata, la comunità si è stretta nel dolore per la scomparsa di Anna Democrito e dei piccoli Giuseppe e Nicola Trombetta, in un abbraccio che ha unito preghiera, silenzio e lacrime.

Davanti a centinaia di fedeli riuniti per il pellegrinaggio diocesano, l’Arcivescovo Claudio Maniago ha voluto affidare Anna e i suoi figli alla misericordia di Dio, sottolineando come la comunità abbia saputo stringersi attorno alla famiglia in un momento di buio profondo: «Sono stati tanti i segni di vicinanza con cui la comunità ha cercato di vivere questo tempo di tenebra, nel quale è difficile trovare ragioni e guardare oltre un dolore così fitto».

Un dolore che ha trovato il suo culmine nelle esequie celebrate a Catanzaro, in una basilica gremita e avvolta da un silenzio quasi tangibile. Proprio da quel silenzio è partita l’omelia dell’Arcivescovo: «Il silenzio potrebbe bastare. Il silenzio e le lacrime, il fiume di lacrime sgorgate dagli occhi di chi ha conosciuto e amato Anna e i piccoli Giuseppe e Nicola…».

Parole che non cercano spiegazioni, ma accolgono lo smarrimento di una comunità intera, consapevole che davanti a tragedie simili le domande restano sospese: «Sono molte e difficili le domande che salgono dal cuore davanti alle bare…», ma resta anche la certezza dolorosa che «non ci sono più… non si può tornare indietro».

Il pensiero è andato con forza a Francesco, marito e padre, e alla piccola Maria Luce, ancora ricoverata e in lotta tra la vita e la morte. A loro è stato rivolto un passaggio carico di affetto e vicinanza: «La nostra preghiera sia il modo più affettuoso per stare loro vicini e non farli sentire soli in questo momento di dolore e disperazione».

Nel cuore della celebrazione, la fede ha provato a farsi spazio tra le macerie del dolore, non come risposta facile ma come fragile appiglio. Il richiamo ai discepoli di Emmaus – «Resta con noi, Signore, perché si fa sera» – e l’annuncio pasquale – «Non abbiate paura… È risorto» – hanno rappresentato un tentativo di guardare oltre il buio, pur senza negarlo.

Infine, l’invito che resta come eredità più difficile: trasformare il dolore in responsabilità. «Queste bare ci chiedono un rispettoso silenzio, ma anche di non lasciare che questo dolore passi invano», ha ricordato l’Arcivescovo, esortando tutti a una maggiore attenzione reciproca nelle famiglie e nella società.

Un messaggio che attraversa Porto e Catanzaro e diventa impegno collettivo: non distogliere lo sguardo, non restare indifferenti e costruire una comunità più accogliente, dove sia sempre più difficile sentirsi soli.

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