Disturbi alimentari a Crotone, a settembre scade l’ennesima proroga: DemoS chiede di salvare il servizio

DemoS: “Servono fondi ordinari, continuità assistenziale e un cambio di rotta nella gestione della sanità pubblica”

A cura di Redazione
01 settembre 2026 07:00
Disturbi alimentari a Crotone, a settembre scade l’ennesima proroga: DemoS chiede di salvare il servizio - Foto: Redazione
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Crotone – Con la fine di settembre scade l’ennesima proroga per il servizio dedicato ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) attivo presso il Centro di Salute Mentale di Crotone. Lo scorso aprile, dopo la prima scadenza dei fondi, si era scelta la strada della toppa temporanea garantendo appena cinque mesi di respiro. Oggi siamo punto e a capo.


Per DemoS Crotone questo modello di gestione non è più sostenibile. Curare patologie complesse come anoressia, bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata richiede continuità e percorsi terapeutici stabili. Gestire la salute mentale a singhiozzo, interrompendo le prese in carico per poi riprenderle solo se spunta un nuovo finanziamento straordinario, significa lasciare sole le famiglie, gettare nello sconforto chi sta affrontando un percorso di cura e vanificare il lavoro svolto finora dagli operatori.


I numeri dell’ultimo anno e mezzo dimostrano il valore del presidio: centinaia di persone prese in carico, di cui circa l’80% adolescenti. Questo servizio non risponde soltanto alla città capoluogo, ma è diventato un punto di riferimento per l’intero territorio provinciale e accoglie pazienti che arrivano anche da altre province calabresi alla ricerca di una risposta specialistica pubblica. Una rara eccezione positiva in un contesto territoriale storicamente segnato da gravi carenze.


La sanità a Crotone vive già una condizione critica: servizi diagnostici basilari carenti, liste d’attesa bloccate e un sistema di prenotazione al CUP che costringe i cittadini a mesi di attesa o alla fuga verso il privato e i viaggi fuori regione. In un quadro del genere, perdere o continuare a precarizzare un servizio specialistico che ha dimostrato di funzionare e dare risposte concrete a chi ha bisogno sarebbe imperdonabile.


Salvare questo servizio non risolverà da solo le criticità storiche della sanità crotonese, ma rappresenta il test minimo di responsabilità: occorre difendere ciò che funziona, renderlo stabile e, contestualmente, cambiare radicalmente l’approccio alla gestione della sanità pubblica sul territorio per affrontare tutto il resto.


Chiediamo all’ASP di Crotone e alla Regione Calabria di chiarire cosa accadrà dal primo ottobre: si superi la logica dell'emergenza continua e si utilizzino fondi ordinari per rendere strutturale e definitivo il servizio del CSM. Più in generale, è tempo di rimettere la salute mentale al centro dell'agenda politica e sanitaria calabrese. La salute mentale non può più essere considerata la cenerentola del sistema sanitario, ma un pilastro essenziale della cura della persona. Il benessere psicologico e il diritto alla salute dei nostri ragazzi non possono avere una data di scadenza.

DemoS Crotone


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