Diocesi di Rossano-Cariati, San Giuseppe modello del presbitero

Meditazione di padre Luigi Gaetani: riscoprire tempo, ascolto e relazioni per una Chiesa che genera vite uniche e autentiche

A cura di Redazione
22 marzo 2026 13:00
Diocesi di Rossano-Cariati, San Giuseppe modello del presbitero - Foto:  redazione
Foto: redazione
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La comunità della Diocesi di Rossano-Cariati si è ritrovata in un clima di intensa spiritualità dopo la preghiera dell’Ora Terza, al termine della quale l’Arcivescovo ha rivolto un saluto ai presenti esprimendo la vicinanza dell’intera Diocesi di Rossano-Cariati alle famiglie colpite dalle esondazioni dei fiumi Crati e Trionto. Un pensiero di solidarietà che ha fatto da cornice alla meditazione guidata da padre Luigi Gaetani, anche in questa occasione presente insieme al presbiterio.

Nel suo intervento, è stato evidenziato il valore di San Giuseppe come modello alto e concreto per la vita sacerdotale, una figura capace di tenere insieme la bellezza della vocazione e la quotidianità del servizio ecclesiale. La riflessione si è sviluppata attorno a due dimensioni: la vita del Custode della Chiesa e quella del presbitero, chiamato a vivere dentro una comunità che è prima di tutto relazione.

Partendo da un testo di don Tonino Bello, padre Luigi Gaetani ha accompagnato i presenti dentro l’immagine suggestiva della “bottega di San Giuseppe”, luogo aperto a tutti, spazio di ascolto e ricerca dell’essenziale. Qui emerge un tratto decisivo: San Giuseppe, uomo del silenzio, comunica più con i gesti che con le parole, incarnando una fede operosa e concreta.

Particolarmente incisiva l’immagine del tempo nella bottega artigiana: un tempo “addomesticato”, custodito dentro le opere, che diventano così vive, irripetibili, cariche dell’esistenza di chi le ha create. Una visione che contrasta fortemente con la logica contemporanea della produzione in serie, dove tutto è replicabile e spesso privo di anima.

La meditazione ha richiamato anche l’immagine di Maria che, sul retro della bottega, cuce la tunica per Gesù: un gesto semplice, ma carico di tempo, amore e cura, che diventa presenza viva anche nel momento della Passione. Un segno forte, che denuncia come oggi il tempo venga spesso svuotato e consumato, fino a diventare uno dei sacrilegi più gravi della società.

Da qui l’interrogativo rivolto ai sacerdoti: che forma hanno oggi le nostre comunità? Sono ancora “botteghe” di relazione e ascolto o si sono trasformate in semplici erogatrici di servizi? È stato sottolineato quanto sia essenziale recuperare il tempo per l’incontro, per la direzione spirituale, per l’ascolto autentico delle persone, ricordando che ogni cammino è unico e richiede cura artigianale.

Il presbitero, è stato ribadito, è uomo del mistero, chiamato non a possedere risposte, ma ad abitare il trascendente con fiducia, come San Giuseppe che non parla ma obbedisce, non spiega ma vive. Una vita segnata da un silenzio operoso e contemplativo, capace di rendere visibile Dio attraverso i gesti più che con le parole.

In questa prospettiva, il sacerdote diventa segno di una realtà che va oltre il tempo, capace di aprire varchi verso l’eternità dentro la vita concreta delle persone. Ogni azione pastorale, ogni momento dedicato agli altri, acquista così un valore unico, irripetibile, perché attraversato dalla presenza di Dio.

La riflessione si è conclusa con un invito chiaro: non si tratta di tornare indietro, ma di recuperare il senso profondo della vocazione, guardando a San Giuseppe come custode di una Chiesa chiamata a generare vite autentiche, segnate dall’amore. Una Chiesa che, come una bottega, resta con la porta aperta, accogliente, capace di ascoltare, riparare e accompagnare ogni persona nel suo cammino unico.

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