Dalla Germania alla Calabria, il crotonese Nick Bene racconta “Le sfere del destino”
Nicola Benedetto, nato in Germania da genitori italiani originari di Melissa e Mafalda, si racconta tra la passione per la scrittura, le radici familiari e il sogno di portare la sua trilogia oltre i confini nazionali
Nicola Benedetto, conosciuto con lo pseudonimo di Nick Bene, è uno scrittore nato nel 1984 in Germania da genitori italiani, con radici che affondano in Calabria e in Molise. La madre è originaria di Melissa, in provincia di Crotone, mentre la famiglia paterna proviene da Mafalda, in Molise.
Cresciuto in Germania, Benedetto ha frequentato la Fachoberschule, seguendo un percorso formativo nei settori elettrico e commerciale. Nel corso degli anni ha maturato diverse esperienze professionali, lavorando anche nell'ambito aeroportuale, prima di intraprendere la strada dell'imprenditoria.
La scrittura è arrivata nella sua vita come una passione, senza un progetto professionale iniziale. Da sempre amante del cinema, delle avventure, della storia e dei misteri, ha trovato l'ispirazione decisiva nel rapporto con la figlia. È stato proprio per lei che ha iniziato a inventare storie e giochi, dando spazio alla fantasia e alla creatività.
Da quelle prime esperienze è nata gradualmente l'idea di realizzare un progetto narrativo più ambizioso: un'avventura originale capace di intrecciare immaginazione, storia e patrimonio culturale italiano ed europeo.
Il risultato è Le sfere del destino, il suo primo romanzo, che segna l'inizio di un percorso letterario più ampio. Un progetto nel quale Nicola Benedetto, attraverso lo pseudonimo di Nick Bene, dà forma alle proprie passioni e alla volontà di accompagnare i lettori in un viaggio tra avventura, storia e mistero.
Come nasce la sua opera "Le sfere del destino" e cosa l'ha spinta a trasformare un'idea in un libro?
"Tutto è cominciato grazie a mia figlia. Circa un anno fa, per il suo compleanno, le avevo preparato personalmente una raccolta di storie Disney, accompagnate da giochi da tavolo che avevo ideato e realizzato io stesso. Da quel regalo è nata un'idea un po' bizzarra. Essendo un grande appassionato di cinema, mi sono chiesto: perché non provare a creare delle nuove avventure partendo proprio dai film che ho sempre amato?
In particolare, avevo in mente due saghe che hanno segnato la mia passione per il cinema: Indiana Jones e Ritorno al futuro. Due mondi che, almeno nella mia immaginazione, sembravano offrire infinite possibilità per raccontare nuove storie. Avevo già cominciato a fantasticare su possibili avventure, quando mi sono reso conto che non avrei potuto pubblicarle liberamente, per via dei diritti d'autore. Vivendo in Germania, ero particolarmente attento anche a questo aspetto.
A quel punto, invece di abbandonare l'idea, ho deciso di cambiare strada. Mi sono chiesto se fosse possibile prendere ciò che più mi affascinava di quei due generi, l'archeologia, il mistero, l'avventura e i viaggi nel tempo, e costruire qualcosa di completamente mio, con personaggi e una storia originali. Ma c'era anche un'altra riflessione che mi stava particolarmente a cuore. Da italiano e da europeo, ho sempre dato un grande valore alla nostra storia e al nostro patrimonio culturale. Il cinema americano, che ammiro moltissimo, è maestro nel raccontare grandi avventure. Eppure mi sono chiesto: perché tante di queste storie devono partire sempre dall'altra parte dell'oceano?
Abbiamo l'Italia, Roma, secoli di storia, civiltà antiche, misteri e leggende. Perché non immaginare che una scoperta straordinaria possa avvenire proprio a casa nostra? Ed è stato questo il pensiero decisivo: cosa succederebbe se, quasi per caso, qualcuno scoprisse in Italia qualcosa capace di cambiare ciò che sappiamo della storia e di condurci molto più lontano di quanto possiamo immaginare?
Da quella domanda è nato Le sfere del destino. E quella che inizialmente era soltanto un'idea, nata quasi per gioco, è diventata poco alla volta una storia che sentivo il bisogno di raccontare".
Cosa viene raccontato nel libro, quali sono state le difficoltà riscontrate durante la composizione?
«Le sfere del destino» racconta soprattutto un viaggio inaspettato, un'avventura che coinvolge quattro personaggi che il destino porta a incontrarsi quasi per caso e che, da quel momento, si ritrovano a condividere qualcosa di molto più grande di loro.
Sono persone con caratteri, conoscenze e modi di affrontare la vita completamente diversi, ma che saranno costrette a unire le proprie forze per attraversare epoche lontane, ritrovandosi a vivere in prima persona mondi che fino a quel momento conoscevano soltanto attraverso i libri di storia.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che ho voluto mettere maggiormente in risalto: non si tratta semplicemente di viaggiare nel passato, ma di viverlo. Confrontarsi con le abitudini, le credenze, i pericoli e gli stili di vita delle civiltà che ci hanno preceduto. Incontrare persone che possono diventare amici oppure nemici, imparare ad adattarsi a realtà completamente sconosciute e, soprattutto, trovare la forza di sopravvivere.
Per quanto riguarda le difficoltà incontrate durante la scrittura, direi che la più grande è stata proprio la ricchezza della storia. Più andavo avanti, più mi rendevo conto che un solo volume non sarebbe bastato per raccontare tutto ciò che avevo immaginato. Per questo ho deciso di suddividere l'opera in una trilogia, dando a ogni parte lo spazio necessario per svilupparsi.
Ma, sinceramente, faccio fatica a parlare di vere e proprie difficoltà. Preferisco considerare tutto il percorso di scrittura come un'avventura personale.
Mentre raccontavo le vicende dei quattro protagonisti, avevo quasi la sensazione di essere lì con loro, di attraversare gli stessi luoghi, affrontare gli stessi pericoli e scoprire insieme a loro ciò che li attendeva. In fondo, è proprio questo che mi ha appassionato maggiormente: non mi sono limitato a scrivere la loro avventura, ma, attraverso la fantasia, ho avuto la sensazione di viverla anch'io."
A chi è rivolto il libro? Quali sono state ad oggi le recensioni, i riscontri?
Sono domande che mi hanno accompagnato durante la scrittura e che mi piacerebbe trasmettere anche ai lettori. Ed è proprio per questo che non vorrei porre limiti al pubblico della mia saga: ognuno potrebbe ritrovare qualcosa di sé in questa storia, magari proprio in un momento o in un sentimento che non si aspettava di incontrare.
Per quanto riguarda i riscontri, il romanzo è stato pubblicato da poco e siamo ancora all'inizio del suo percorso. Sto ricevendo i primi segnali incoraggianti, soprattutto da parte di blog letterari e redazioni giornalistiche. Tra questi, ilCirotano ha già dedicato un articolo alla mia storia e al romanzo, mentre Septem Literary ha manifestato interesse e sta preparando una segnalazione. Anche altre redazioni, tra cui Crotoneok, hanno mostrato curiosità verso il progetto.
Non voglio però confondere questi primi interessamenti con recensioni vere e proprie: per quelle sarà necessario attendere che i lettori abbiano avuto il tempo di conoscere il libro.
In fondo, più che suggerire a qualcuno cosa dovrebbe pensare della mia storia, vorrei che, arrivato all'ultima pagina, si fermasse un momento e si ponesse una semplice domanda:
«E se al posto loro ci fossi stato io? Come sarebbe andata la mia avventura?»
Dall'Italia alla Germania, legami anche con la provincia di Crotone: come è vista da lontano questa nostra terra?
Quando penso all'Italia, non penso soltanto alla Calabria, perché credo che la vera bellezza del nostro Paese sia proprio la sua straordinaria diversità. Ogni città, ogni paese, persino la più piccola frazione, custodisce tradizioni, origini, storie e meraviglie che la rendono unica. Ed è proprio questo uno degli aspetti che amo maggiormente della nostra terra.
A Crotone sono stato soltanto due volte nella mia vita, e purtroppo per pochissimi giorni. Eppure, anche in quelle brevi occasioni, ho ritrovato qualcosa che per me rappresenta il carattere delle città italiane: la vita che si respira per le strade, le persone che escono, che si incontrano, che si fermano a parlare, che si godono anche i momenti più semplici della giornata.
È uno stile di vita che ho sempre ammirato e che, personalmente, preferisco a quello tedesco. Naturalmente, non voglio dire che in Germania le persone non escano o non sappiano divertirsi, ma il modo di vivere la quotidianità è diverso. In Italia percepisco una spontaneità, una vivacità e un calore umano che mi fanno sentire particolarmente a casa.
Devo essere sincero: amo profondamente l'Italia. Pur essendo nato e cresciuto in Germania, mi sento molto legato alle mie origini, tanto che, nel corso della mia vita, ho visitato più città italiane che tedesche!
Per quanto riguarda la Calabria, il mio legame è soprattutto familiare. Mia madre è originaria di Melissa, un paese della provincia di Crotone. E qui entra in gioco anche una parte della nostra storia che, in qualche modo, mi rattrista: quella dell'emigrazione.
Negli anni in cui tante famiglie italiane lasciavano i propri paesi per cercare nuove opportunità all'estero, anche molti abitanti di Melissa partirono per la Germania. Tra loro c'erano i miei familiari. Persino i miei nonni, pur avendo vissuto a Melissa, venivano spesso in Germania.
Con il passare del tempo, gran parte della nostra famiglia si è ritrovata qui. Ed è forse proprio per questo che non ho avuto molte occasioni di tornare a Melissa o di conoscere la Calabria quanto avrei desiderato.
Ma questo non significa affatto che non voglia farlo. Anzi, è una parte delle mie origini che desidero ancora scoprire e vivere più profondamente.
E poi c'è una cosa che mi colpisce ogni volta che torno nel Sud Italia: il calore delle persone. Quel sorriso che qualcuno riesce a regalarti anche senza conoscerti, quella disponibilità spontanea, quel modo di accoglierti che, a volte, basta da solo a farti sentire nel posto giusto.
Sono piccoli gesti, ma hanno un valore enorme. Ti rimangono dentro, ti riempiono l'anima.
Ed è proprio questo, secondo me, uno degli aspetti più belli del nostro Sud: non soltanto i paesaggi, il mare, la storia o le tradizioni, ma soprattutto le persone che gli danno vita.
Perché, anche quando vivi lontano, ci sono luoghi ai quali continui a sentirti legato. E per me la Calabria è uno di questi.5. Quale consiglio, in funzione della sua esperienza personale, sente di voler fare a chi vuole cimentarsi nella scrittura?
Ha altri progetti in cantiere?
Il progetto più grande, in realtà, è ancora in corso! «Le sfere del destino» non è affatto terminato, anzi, siamo soltanto all'inizio.
Come ho già accennato, inizialmente avevo immaginato di raccontare tutta la storia in un unico romanzo. Ma, con il passare del tempo, mi sono reso conto che la ricchezza degli avvenimenti, dei personaggi e delle avventure avrebbe reso praticamente impossibile racchiudere tutto in un solo volume.
Così, anche se inizialmente un po' a malincuore, ho deciso di suddividere l'opera in tre parti, dando vita a una trilogia.
Il primo volume, «Le sfere del destino – L'eredità del tempo», è quello che ho appena pubblicato e che attualmente si trova sul mercato, sia in italiano sia in tedesco.
In questo momento, uno dei miei obiettivi principali è proprio quello di far conoscere il romanzo a un pubblico sempre più ampio. Mi piacerebbe non fermarmi soltanto all'Italia e alla Germania, ma riuscire a portare questa storia anche in altri Paesi europei e, perché no, magari un giorno in tutto il mondo.
Credo che le storie, proprio come i miei protagonisti, non debbano conoscere confini. E sarebbe una grande soddisfazione sapere che un'avventura nata dalla mia fantasia possa raggiungere lettori di lingue e culture differenti.
Per quanto riguarda il seguito, posso dire che la storia completa è già stata ideata e portata alla sua conclusione. Attualmente sto lavorando all'elaborazione del secondo volume, cercando di dedicargli la stessa attenzione e passione che ho riservato al primo.
Naturalmente, non ho alcuna intenzione di anticipare come terminerà l'intera trilogia! Posso soltanto dire che chi arriverà alla fine del primo volume troverà già un motivo per voler scoprire cosa accadrà successivamente. Diciamo che ho voluto lasciare una porta aperta su qualcosa di molto più grande.
E poi, una volta portato a termine questo lungo progetto, vorrei concedermi anche un po' di tranquillità e dedicare più tempo alla mia famiglia. Perché devo ammetterlo: scrivere una storia di queste dimensioni ha richiesto moltissimo tempo, concentrazione e impegno. E inevitabilmente, in alcuni momenti, ho dovuto sottrarre un po' di quel tempo alle persone che amo.
La mia famiglia mi ha sempre sostenuto e ha avuto tanta pazienza durante questo percorso. Per questo, quando avrò concluso la trilogia, credo proprio che sarà arrivato il momento di restituire loro almeno una parte di tutto il tempo che mi hanno generosamente concesso.
In fondo, le avventure più belle non si vivono soltanto tra le pagine di un libro, ma anche accanto alle persone che ci accompagnano ogni giorno.