Dal naufragio di Steccato di Cutro alle denunce, Giovinazzo: «Il paradigma è cambiato»

Il comandante provinciale dei Carabinieri saluta Crotone e racconta la svolta maturata dopo il naufragio: «Ho visto la gente aprire le proprie case a chi aveva bisogno. Ho capito che non era tutto come pensavo»

A cura di Redazione
05 settembre 2026 09:00
 Dal naufragio di Steccato di Cutro alle denunce, Giovinazzo: «Il paradigma è cambiato» - Foto: Redazione
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Quando Giovanni Giovinazzo arrivò a Crotone, il 21 novembre 2022, portava con sé la consapevolezza di entrare in un territorio difficile, segnato da una presenza radicata della criminalità organizzata. Aveva già conosciuto quella realtà durante il suo precedente incarico a Cosenza, ma il comando provinciale di Crotone rappresentava una responsabilità diversa, anche per l'eredità raccolta dopo la tragica scomparsa di Gabriele Mambor

Poi, pochi mesi dopo, arrivò Cutro. E soprattutto arrivò Steccato di Cutro. È proprio ricordando quei giorni che, durante il suo saluto alla stampa ieri (QUI il nostro servizio), Giovinazzo ha raccontato uno dei passaggi più personali e significativi dei suoi quasi quattro anni alla guida del Comando provinciale dei Carabinieri di Crotone.

Davanti alla tragedia del naufragio, disse di aver visto qualcosa che andava oltre l'immagine di una terra difficile e complessa. Vide le persone di Steccato di Cutro aprire le proprie case, accogliere i superstiti, assistere uomini, donne e bambini arrivati sulla spiaggia infreddoliti e stremati. E fu allora che, nelle sue parole, «è cambiato il paradigma».

«Ho capito che forse non era tutto come pensavo»

Il racconto di Giovinazzo parte proprio da quella mattina fredda sulla spiaggia di Steccato.

Da una parte c'era la tragedia, dall'altra la risposta spontanea della comunità. Una risposta che, secondo il comandante, non poteva essere spiegata soltanto attraverso l'intervento delle istituzioni.

Le forze dell'ordine e la macchina dei soccorsi, ha sottolineato, fecero tutto ciò che era nelle loro possibilità. Ma furono soprattutto la gente di Steccato, di Cutro e di Crotone ad aprire le braccia davanti a quella tragedia.

A Crotone, nei giorni successivi, quelle immagini continuarono con l'arrivo delle salme al PalaMilone e con i familiari delle vittime giunti dall'estero per riconoscere i propri cari.

Anche in quel caso, ha ricordato Giovinazzo, furono i cittadini ad aprire le proprie case e a offrire assistenza.

«C'è del buono. Si possono veramente cambiare le cose»: è questo il convincimento che, nel suo racconto, maturò dentro di lui dopo quei giorni.

Una consapevolezza che finì per incidere anche sul modo di interpretare il territorio.

I giovani e una nuova idea di libertà

Da quella svolta, secondo Giovinazzo, nacquero anche una serie di iniziative rivolte alle scuole e ai ragazzi.

Gli incontri con gli studenti sono diventati uno degli elementi che il comandante ha voluto sottolineare con maggiore forza. Non soltanto per raccontare l'attività dell'Arma, ma per capire quale fosse la percezione che le nuove generazioni avevano della legalità, della criminalità organizzata e della propria terra.

E proprio sui giovani il giudizio espresso è netto.

Secondo Giovinazzo, i ragazzi di oggi hanno una percezione della libertà che le generazioni precedenti spesso non hanno avuto. Il rispetto della legalità e della cosa pubblica, ha spiegato, viene vissuto quasi come qualcosa di naturale.

Ma soprattutto, emerge un rifiuto della cultura del compromesso e della raccomandazione.

Il giovane che accetta di essere “segnalato” dal politico di turno per ottenere un posto di lavoro e poi restituire il favore attraverso il consenso elettorale, secondo Giovinazzo, non rappresenterebbe più il modello dominante.

È questo, nella sua lettura, uno degli anticorpi più importanti sviluppati dal territorio.

Dal contrasto alla 'ndrangheta alle denunce degli imprenditori

Il cambiamento raccontato da Giovinazzo, però, non riguarda soltanto la percezione sociale.

C'è anche un altro elemento che il comandante ha indicato come particolarmente significativo: le denunce degli imprenditori contro il pizzo.

Nel suo intervento ha ricordato l'esperienza dell'operazione Sahel, a Cirò Marina, e la scelta di quegli imprenditori che hanno deciso di denunciare.

Un passaggio che, nella sua ricostruzione, assume un valore ancora più forte se messo a confronto con il passato.

Quegli imprenditori non sono rimasti nell'ombra. Sono usciti allo scoperto e hanno denunciato. E successivamente sono stati anche pubblicamente riconosciuti per il coraggio dimostrato.

È un'immagine che Giovinazzo ha contrapposto a quella di una terra nella quale, fino a non molti anni fa, sarebbe stato molto più difficile immaginare una risposta collettiva di questo tipo.

Lo stesso principio, secondo il comandante, si è manifestato anche a Cutro, dove la popolazione è scesa in piazza dopo un'importante operazione antimafia.

Per Giovinazzo sono segnali che raccontano una trasformazione profonda: lo Stato non è più percepito soltanto come un soggetto che reprime, ma come una presenza con cui una parte crescente della comunità decide di stare dalla stessa parte.

«Abbiamo arato e seminato. Ora bisogna raccogliere»

È qui che torna la metafora forse più forte pronunciata da Giovinazzo.

«Siamo stati un po' dei contadini della legalità», ha spiegato.

L'immagine è quella di un terreno che per anni è stato lavorato: le operazioni antimafia, gli arresti, le confische, le misure di prevenzione, ma anche il lavoro quotidiano dei militari e il rapporto costruito con cittadini e studenti.

Il terreno è stato arato e seminato. Adesso, però, bisogna raccogliere i frutti.

Ed è questa, secondo il comandante, la responsabilità che passa ora alla classe dirigente e alla comunità.

Perché il contrasto alla criminalità organizzata, nella sua visione, non può esaurirsi con le operazioni giudiziarie. Serve una società capace di respingere il compromesso, di denunciare, di non avere paura e di costruire opportunità.

Ed è proprio qui che il ricordo di Steccato di Cutro assume un significato più ampio.

Per Giovinazzo, quella spiaggia non è stata soltanto il luogo di una tragedia. È stata anche il luogo in cui ha visto una comunità reagire mostrando il volto opposto a quello che aveva immaginato.

Una comunità che, davanti alla disperazione, ha aperto le porte.

E da quella scena, forse più che dalle statistiche sulle operazioni antimafia, è nata la sua convinzione che il paradigma fosse davvero cambiato.

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