Dal Día de Muertos ai nuovi linguaggi digitali: così la cultura messicana ha messo radici in Italia

La cultura messicana è entrata nella vita italiana con la cucina, le mostre, la letteratura, il cinema, le feste pubbliche e la comunicazione digitale

A cura di Redazione
21 luglio 2026 10:45
Dal Día de Muertos ai nuovi linguaggi digitali: così la cultura messicana ha messo radici in Italia - Foto: Redazione
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Pubbliredazionale - Per molto tempo, nell’immaginario italiano il Messico è stato raccontato attraverso pochi simboli immediatamente riconoscibili: sombreri, cactus, peperoncini, spiagge caraibiche e mariachi. Oggi questa rappresentazione, spesso semplificata, sta lasciando spazio a una conoscenza più articolata. La cultura messicana è entrata nella vita italiana attraverso la cucina, le mostre, la letteratura, il cinema, le feste pubbliche e perfino il lessico visivo della comunicazione digitale.

Non si tratta soltanto dell’importazione di mode esotiche. In molti casi è avvenuto un vero processo di radicamento: tradizioni nate dall’incontro tra civiltà indigene, cultura coloniale e modernità urbana sono state reinterpretate da istituzioni, scuole, ristoratori, artisti e comunità locali. Il risultato è una presenza che, pur restando minoritaria rispetto ad altre influenze straniere, appare ormai riconoscibile in diverse città italiane.

Dalle relazioni diplomatiche a una presenza culturale stabile

Un ruolo centrale è svolto dall’Ambasciata del Messico in Italia e dall’Instituto Cultural de México en Italia “Tina Modotti”, intitolato alla fotografa e militante italiana che visse a lungo in Messico. L’istituto non è soltanto uno spazio di rappresentanza diplomatica: contribuisce alla diffusione dell’arte, della letteratura e della storia messicane attraverso incontri, mostre, presentazioni e collaborazioni con realtà italiane.

La sua attività si inserisce in una rete più ampia di scambi sostenuta anche dall’IILA, l’Organizzazione internazionale italo-latino americana con sede a Roma. Nel marzo 2026, per esempio, l’IILA ha organizzato con l’Ambasciata e l’Instituto Tina Modotti un incontro dedicato a Octavio Paz, poeta, saggista e premio Nobel per la Letteratura. L’appuntamento, collegato alla pubblicazione italiana di un volume della collana “I Meridiani”, dimostra come la cultura messicana trovi spazio non solo nelle manifestazioni folkloristiche, ma anche nel dibattito letterario e accademico.

La cooperazione riguarda inoltre università, tutela del patrimonio, design e formazione. I programmi promossi negli ultimi anni dall’IILA hanno coinvolto professionisti italiani e latinoamericani in laboratori dedicati alla moda, all’innovazione e alla conservazione dei beni culturali. Il Messico, in questo contesto, non è presentato come semplice destinazione turistica, ma come interlocutore culturale e scientifico dell’Italia.

Il Día de Muertos oltre Halloween

La manifestazione messicana che ha ottenuto maggiore visibilità in Italia è probabilmente il Día de Muertos. Celebrata tra il primo e il 2 novembre, la ricorrenza nasce da un complesso sincretismo tra credenze preispaniche e tradizione cattolica. Gli altari domestici, le fotografie dei defunti, le candele, i fiori di cempasúchil, il pan de muerto e i teschi decorati non servono a trasformare la morte in uno spettacolo macabro: costruiscono piuttosto un rapporto simbolico e affettuoso con la memoria familiare.

In Italia la festa è comparsa in biblioteche, centri culturali, musei e laboratori per bambini. A Roma, già da alcuni anni, le Biblioteche comunali hanno ospitato attività realizzate in collaborazione con l’Ambasciata messicana, comprendenti l’allestimento di altari, racconti di viaggio, proiezioni e degustazioni di pan de muerto. Sono iniziative significative perché cercano di spiegare il valore della ricorrenza, evitando di ridurla a una variante colorata di Halloween.

Sempre nella capitale, la presenza di elementi messicani ha assunto anche una forma permanente. La scultura “Cinquecento” dell’artista Ricardo Macías, collocata presso la Casina di Raffaello, riprende la figura della calavera, il teschio decorato diventato uno dei segni più riconoscibili dell’iconografia messicana contemporanea. La sua presentazione pubblica è stata collegata proprio al periodo del Día de Muertos, creando un ponte tra arte urbana, memoria e spazio cittadino. In generale, comunque, in tutto il Paese vengono spesso organizzati eventi a tema cultura messicana.

La cucina: non soltanto tacos e guacamole

Il radicamento più quotidiano passa però dalla tavola. Nelle principali città italiane, la cucina messicana è uscita progressivamente dalla formula standardizzata del locale “tex-mex”. Accanto a nachos, burritos e fajitas sono diventati più conosciuti piatti e ingredienti legati alle diverse regioni del Paese: mole, pozole, tamales, cochinita pibil, tortillas di mais, peperoncini secchi e salse preparate con tecniche tradizionali.

Questa evoluzione permette di comprendere perché l’UNESCO abbia inserito nel 2010 la cucina tradizionale messicana nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Il riconoscimento non riguarda una singola ricetta, ma un sistema culturale fondato sulla coltivazione del mais, sui saperi comunitari, sulle pratiche rituali e sulla trasmissione delle conoscenze tra generazioni. Tortillas e tamales, per esempio, appartengono sia all’alimentazione quotidiana sia alle offerte preparate per il Día de Muertos.

In Italia questa maggiore consapevolezza si incontra con una sensibilità già abituata a considerare il cibo come patrimonio territoriale. La cucina italiana e quella messicana sono molto diverse, ma condividono l’importanza attribuita alla famiglia, alla stagionalità, ai prodotti locali e alle preparazioni tramandate. È probabilmente anche per questa ragione che il pubblico italiano sta imparando a distinguere una tortilla di mais da una piadina industriale e un mole complesso da una generica salsa piccante.

Frida Kahlo, muralismo e immaginario popolare

Nel campo delle arti visive, nessuna personalità messicana ha avuto in Italia una fortuna paragonabile a quella di Frida Kahlo. La sua immagine è apparsa in grandi esposizioni, pubblicazioni, stampe, oggetti di design e campagne pubblicitarie. Questa popolarità ha avuto un effetto ambivalente: da un lato ha trasformato l’artista in un’icona facilmente commercializzabile; dall’altro ha avvicinato il pubblico a temi come identità, disabilità, autorappresentazione, politica e condizione femminile.

Dietro Frida Kahlo si estende però una tradizione molto più vasta. Diego Rivera, José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros hanno trasformato il muralismo in uno strumento di educazione pubblica e narrazione politica. Guadalupe Posada, con le sue celebri calaveras, ha influenzato l’illustrazione, la satira e la grafica contemporanea. L’Ambasciata messicana ricorda inoltre la dimensione internazionale di fotografi e artisti come Manuel Álvarez Bravo, Graciela Iturbide, Gabriel Orozco e Teresa Margolles.

L’interesse italiano per questi linguaggi è favorito da una certa familiarità con l’arte pubblica, il manifesto politico e la tradizione figurativa. Murales ispirati alla grafica messicana, colori intensi e figure scheletriche compaiono ormai in locali, festival, tatuaggi e progetti di street art, anche quando il riferimento originario non viene esplicitato.

Cinema, musica e letteratura senza confini

Il Messico contemporaneo è arrivato in Italia anche attraverso il cinema. Registi come Alfonso Cuarón, Alejandro González Iñárritu e Guillermo del Toro hanno raggiunto un pubblico internazionale, contribuendo a superare la visione del Paese come semplice scenario esotico. Le loro opere hanno portato sullo schermo questioni sociali, memorie familiari, disuguaglianze, migrazioni e mondi fantastici radicati nella storia latinoamericana.

In letteratura, le traduzioni italiane di Juan Rulfo, Carlos Fuentes, Octavio Paz, Valeria Luiselli, Guadalupe Nettel e Juan Villoro hanno mostrato la varietà della produzione messicana. Anche il mariachi, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale, continua a essere una delle espressioni musicali più identificabili del Paese, ma convive con rock, elettronica, rap, jazz e musiche regionali.

Il radicamento, dunque, non avviene soltanto attraverso comunità fisicamente presenti sul territorio. Film, libri, piattaforme audiovisive e festival costruiscono una circolazione continua di immagini e racconti, rendendo la cultura messicana accessibile anche lontano dai grandi centri urbani.

Dai videogiochi alle grafiche digitali

La diffusione dell’immaginario messicano riguarda infine l’intrattenimento digitale. Teschi sorridenti, candele, deserti, maschere da luchador, mariachi e decorazioni floreali vengono utilizzati in videogiochi, animazioni, app e giochi online a tema come esqueleto explosivo 2 demo, nei quali elementi visivi associati alle calaveras vengono rielaborati secondo un’estetica vivace e immediatamente riconoscibile.

Queste rappresentazioni non restituiscono necessariamente la complessità storica del Messico. Mostrano però quanto i suoi codici grafici siano diventati globali. Il rischio è che simboli religiosi, familiari o comunitari vengano separati dal loro significato; la possibilità, invece, è che la curiosità suscitata dall’immagine conduca a una conoscenza meno superficiale delle tradizioni da cui essa proviene.

Un incontro che trasforma entrambe le culture

La cultura messicana in Italia non è una copia perfetta dell’originale, né potrebbe esserlo. Ogni tradizione che attraversa un confine cambia funzione, pubblico e contesto. Il Día de Muertos può diventare un laboratorio scolastico, il mole può essere preparato con ingredienti reperibili sul mercato italiano, una calavera può passare da incisione satirica a motivo grafico contemporaneo.

La questione decisiva è distinguere l’incontro culturale dalla caricatura. Quando istituzioni, artisti, ristoratori e organizzatori spiegano la storia dei simboli che utilizzano, l’influenza messicana smette di essere una semplice decorazione. Diventa un dialogo tra due Paesi accomunati da un forte rapporto con la memoria, la famiglia, il patrimonio artistico e la convivialità.

È proprio in questa capacità di adattarsi senza scomparire che si misura il vero radicamento. Il Messico presente oggi in Italia vive negli eventi ufficiali e nelle mostre, ma anche nelle cucine, nelle biblioteche, nei libri tradotti, nei murales e negli schermi. Non è più soltanto un luogo lontano raccontato attraverso stereotipi: è una cultura con cui una parte crescente del pubblico italiano ha imparato a confrontarsi.

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