Dai treni, alle processioni, al Settennalle: i manifesti storici della Madonna di Capocolonna
Alla Casa della Cultura manifesti, lettere e documenti storici raccontano la devozione e i festeggiamenti popolari dedicati alla Madonna di Capo Colonna fino al 15 maggio
Crotone riscopre la memoria delle antiche feste patronali dedicate alla Madonna di Capo Colonna attraverso documenti, avvisi pubblici, lettere istituzionali e manifesti d’epoca custoditi nell’Archivio storico comunale e oggi esposti nella mostra “Memorie di carta”, allestita presso la Biblioteca comunale Armando Lucifero – Casa della Cultura, su corso Vittorio Emanuele, fino al 15 maggio.
L’esposizione, realizzata nell’ambito de “Il Maggio dei Libri” e curata in collaborazione con lo storico Christian Palmieri, racconta circa sessant’anni di celebrazioni mariane, dal 1893 alla metà degli anni Cinquanta, restituendo il clima religioso, popolare e civile che accompagnava la festa della Patrona di Crotone.
Nel testo introduttivo firmato da Palmieri si spiega come la mostra ricostruisca “il clima che si respirava in occasione delle festività mariane nel mese di maggio”, evidenziando il continuo dialogo tra il Vescovado, il Comitato feste, gli uffici comunali, la Sottoprefettura e perfino gli organismi militari. Dai documenti emergono infatti richieste per contributi economici, autorizzazioni tecniche, controlli sulla sicurezza dei balconi, disponibilità della banda musicale e persino domande rivolte alla Regia Marina per la presenza di navi durante i festeggiamenti.
Tra i documenti più suggestivi spicca un grande manifesto sacro relativo all’incoronazione della Madonna di Capo Colonna. Nel programma delle celebrazioni si annunciavano messe pontificali, processioni solenni, esposizioni dell’immagine sacra nel Duomo e spettacoli pirotecnici che accompagnavano ogni giornata della festa.
Particolarmente interessante una lettera del Comune di Crotone datata 23 aprile 1935 e firmata dal Podestà dell’epoca. Nel documento si legge: “ricorre, quest’anno, il settennio delle feste patronali in onore di Maria SS. di Capo Colonna”. Il Podestà spiegava che i festeggiamenti avrebbero avuto “carattere regionale” e una “eccezionale sontuosità”, chiedendo la presenza delle navi della Regia Marina per rendere “più liete le feste”.
Un’altra lettera del 1893 mostra invece il sindaco impegnato nell’organizzazione logistica degli eventi popolari. Scriveva infatti che il Comitato sarebbe stato suddiviso in più incarichi per gestire “le corse degli asini”, il “giuoco della secchia” e “le corse in sacchi”, previsti nelle piazze cittadine durante i giorni della festa.
La mostra conserva anche manifesti dedicati proprio ai divertimenti popolari organizzati in occasione dell’incoronazione della Madonna di Capo Colonna. Il programma prevedeva corse di asini dalla piazza Regina Margherita a Poggioreale, gare nei sacchi, la tradizionale cuccagna, tombole di beneficenza, regate sul mare e serate illuminate da luminarie e concerti musicali.
Curiosissimo anche un antico “Avviso” di una fabbrica di palloni aerostatici premiata con medaglie, che proponeva decorazioni spettacolari per le feste. Nel manifesto erano elencati palloni fantastici di ogni forma: donne gigantesche, stelle luminose, cavalli, cammelli, elefanti, pesci balena con marinai, aquile sopra grandi palloni, pagliacci ginnastici e perfino una “macchina di ferrovia con vetture”. Una testimonianza che racconta quanto le feste patronali fossero anche occasione di meraviglia e spettacolo popolare.
Tra gli atti esposti figurano inoltre documenti delle Ferrovie dello Stato che annunciavano agevolazioni sui biglietti ferroviari in occasione delle celebrazioni religiose dedicate alla Madonna di Capo Colonna, segno dell’enorme afflusso di fedeli e visitatori che raggiungevano la città da tutta la Calabria.
Di forte impatto storico anche i documenti del 1943 relativi alla protezione del quadro della Madonna durante la guerra. In una lettera il rettore del Santuario, mons. Armando Camposano, spiegava di aver deciso di occultare il quadro sacro nel rifugio della Regia Marina dopo i bombardamenti, temendo danni e disordini. In un altro documento il commissario prefettizio sottolineava invece che il rifugio scelto era troppo umido e rischiava di danneggiare l’effigie.
La mostra espone anche copie storiche de “L’Eco di Capocolonna”, bollettino del Santuario, immagini antiche della Madonna e il volume “Splendore della misericordia di Maria SS. di Capo Colonna ossia i miracoli”, altra preziosa testimonianza della devozione popolare crotonese.
Attraverso questi materiali emerge un ritratto vivido della Crotone di fine Ottocento e della prima metà del Novecento: una città che viveva la festa della Madonna di Capo Colonna come momento di fede, identità collettiva e partecipazione popolare, tra processioni, spettacoli, luminarie, arrivi in treno e celebrazioni che coinvolgevano l’intero territorio.
Danilo Ruberto