Da Torino a Catanzaro - Teresa trova cure e dignità al Ciaccio

La lettera aperta di una donna che ha deciso di curarsi in Calabria

A cura di Redazione
03 aprile 2026 18:18
Da Torino a Catanzaro - Teresa trova cure e dignità al Ciaccio - Foto: Redazione
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Catanzaro- In Calabria, troppo spesso i cittadini devono cercare altrove cure adeguate, tempi accettabili e risposte concrete. Ma la storia di Teresa, donna calabrese colpita da una malattia rara, dimostra che l’eccellenza sanitaria esiste anche nella regione. Due anni fa, dopo un evento traumatico, a Teresa è stata diagnosticata una cisti perineurale di Tarlov, una patologia dolorosa e debilitante che le ha progressivamente tolto sensibilità agli arti inferiori e controllo su funzioni essenziali della vita quotidiana. La sua ricerca di cure l’ha portata in diverse città italiane – Torino, Piacenza, Milano – senza trovare soluzioni soddisfacenti.

L’incontro con l’eccellenza: l’ospedale “Ciaccio” di Catanzaro

La svolta arriva quando Teresa viene indirizzata al dottor Pietro Maglio, responsabile del reparto di Terapia del Dolore dell’ospedale “Ciaccio” di Catanzaro. Qui scopre un’équipe medica che, nonostante un reparto sovraccarico e tempi di attesa lunghi, riesce a offrire attenzione, empatia e competenza.

“Non mi hanno dato la guarigione totale, ma mi hanno restituito dignità e la migliore qualità di vita possibile”, racconta Teresa. Gli infermieri Mariarita, Sergio e tutto il team hanno seguito il suo percorso con visite regolari, monitorando i progressi e adattando costantemente le terapie. Tecniche innovative, spesso non adottate nei grandi centri, hanno funzionato, consentendole di tornare a lavorare e riprendere la vita quotidiana.

Una richiesta alle istituzioni: proteggere le eccellenze

Teresa evidenzia anche le difficoltà del personale sanitario: turni massacranti, carichi enormi, risorse ridotte, costretti a operare secondo algoritmi che limitano il tempo di ogni visita. La lettera si trasforma così in un appello diretto a chi governa e amministra: “Investire in medici, infermieri e personale sanitario validi non è un lusso: è un dovere verso i cittadini”.

Secondo Teresa, il cittadino calabrese non dovrebbe sentirsi costretto a tentare la propria salute come una “slot machine”: quando si incontrano professionisti capaci, il bene esiste e va protetto.

Speranza e gratitudine

La lettera si chiude con un messaggio di gratitudine e speranza: “Io sono la prova che il bene esiste, e quando c’è va protetto. Perché se perdiamo anche queste eccellenze, cosa resterà?” Un invito a riconoscere e sostenere chi, ogni giorno, riesce a fare la differenza nella vita dei pazienti, anche in condizioni difficili.

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