Da Crotone al mondo, e ritorno. Albino Riganello presenta Hera Fondazione Accademia

Il noto stilista crotonese apre una strada ai giovani. Hera formerà talenti e valorizzerà saperi, tradizioni e materie prime del territorio

A cura di Redazione
16 settembre 2026 08:00
Da Crotone al mondo, e ritorno. Albino Riganello presenta Hera Fondazione Accademia - Foto: Albino Riganello
Foto: Albino Riganello
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Crotone - Per quasi trent'anni ha inseguito la moda attraversando città, continenti e mondi molto lontani da quello in cui era nato. Milano, Los Angeles, New York, Parigi, la Cina. Ha lavorato con grandi nomi della moda internazionale, ha vestito e incontrato celebrità, ha costruito una carriera che lo ha portato lontano da Crotone. Ma forse, a guardarla bene, la storia di Albino Riganello non è mai stata davvero una storia di distanza. Perché Crotone, in qualche modo, è rimasta sempre lì, nel suo cuore certo, ma anche nei suoi progetti. È rimasta nel ragazzo che nel 1994 studiava Economia e Commercio a Bologna ma sapeva già di voler fare altro. Nel giovane che prendeva treni per Milano durante la settimana della moda, bussava alle porte, mandava fax e cercava un'occasione in un mondo nel quale non aveva conoscenze né scorciatoie: «Il mio sogno era lavorare nella moda» dice Albino e oggi quel sogno ha il volto di una carriera internazionale. Ma soprattutto ha preso una nuova direzione: tornare. Non per fermarsi, non per raccontare ciò che ha fatto e nemmeno per dire ai ragazzi di Crotone di non partire, al contrario.

Albino Riganello (Riganello Albino 15.9.2026)
Foto: Albino Riganello


Riganello è partito, e sa bene quanto partire possa essere necessario per crescere. Quello che oggi vuole fare è creare qualcosa che permetta a chi viene dopo di avere una possibilità in più, quella che lui non ha avuto, quella di scoprire il proprio talento, imparare un mestiere, incontrare il mondo senza essere costretto a rinunciare alle proprie radici.
Si chiama Hera Accademia e Fondazione, il progetto che sta prendendo forma a Crotone e che porta proprio la sua firma. Un'accademia di moda, ma sarebbe riduttivo definirla semplicemente una scuola. Perché l'ambizione è più grande, creare un luogo nel quale formazione, artigianato, creatività e mondo del lavoro possano incontrarsi e nel quale le competenze del territorio possano diventare materia prima per una moda capace di parlare al mondo. Il motto scelto per il progetto è significativo: “L'arte del tramandare”. Ed è proprio qui che comincia la storia.

La moda come sogno

Per capire perché Riganello abbia deciso di investire proprio a Crotone bisogna tornare indietro nel tempo. È il 1994. Internet non fa ancora parte della vita quotidiana, le informazioni sono difficili da trovare, le opportunità ancora più difficili da intercettare. Albino studia Economia e Commercio a Bologna, ma coltiva un sogno diverso. Alla fine arriva l'occasione che può cambiare tutto: uno stage con Alessandro Dell'Acqua, lo stilista che Riganello considera il suo preferito e che diventerà anche il suo mentor. Per quasi due anni lavora al suo fianco.

La famiglia, però, non sa praticamente nulla. Albino racconta di aver detto ai genitori di essere ancora a Bologna a studiare. In realtà vive alla giornata, ospite di amici, cercando di costruirsi un futuro in un ambiente nel quale non ha né una rete di protezione né grandi risorse economiche. Poi una sera conosce Domenico Dolce. Dolce nota un braccialetto che Albino indossa e gli chiede se lo abbia realizzato lui. Da quel piccolo dettaglio nasce un'opportunità. Il giorno dopo Albino torna a Bologna e poi arriva una telefonata: deve presentarsi a Milano per un colloquio. Viene assunto. E la sua famiglia scoprirà tutto quasi per caso, vedendolo in televisione.

Da lì comincia un'altra fase della sua vita professionale. Nel 2003 si trasferisce negli Stati Uniti. Lavora per Jennifer Lopez per quasi cinque anni e incontra una realtà completamente diversa da quella italiana. Seguono altre esperienze con importanti brand americani, fino al trasferimento a Parigi nel 2014, dove lavora come direttore creativo. Poi ancora New York. Una vita costruita attraversando continenti e sistemi della moda diversi. Eppure, nel momento in cui avrebbe potuto semplicemente continuare a guardare al mondo, Riganello ha iniziato a guardare nella direzione opposta. Verso casa.

«L'opportunità che non ho avuto io, vorrei darla ai ragazzi»

L'idea di Hera nasce anche da una consapevolezza maturata durante le sue esperienze internazionali, in particolare nell'ultima esperienza in Cina. La moda sta cambiando, il mercato è più difficile, il consumatore compra meno e, proprio per questo, ciò che acquista deve avere un significato. In questo scenario tornano centrali due parole che sembravano appartenere al passato: manualità e artigianato. Sono loro, secondo Riganello, a rappresentare uno dei valori più forti del futuro della moda. Ed è allora che nasce una domanda: perché non partire da Crotone?

La Calabria possiede tradizioni, materiali, lavorazioni e conoscenze che spesso non vengono raccontati abbastanza. Risorse che esistono, ma che non sempre vengono riconosciute come patrimonio contemporaneo e, soprattutto, come possibile materia per costruire il futuro. Riganello pensa ai giovani che oggi guardano la moda attraverso Instagram, TikTok e i social network. Una generazione molto più esposta al mondo rispetto a quella che lui stesso rappresentava quando partì. E pensa soprattutto a un'età precisa: quella dei ragazzi tra i 10 e i 15 anni: «Perché è proprio allora - racconta - che cominciano a formarsi desideri, inclinazioni, passioni. È il momento in cui un ragazzo può avere bisogno non necessariamente di una risposta, ma di qualcuno che gli dica questa strada esiste, puoi provarci. L'opportunità che non ho avuto io vorrei darla alla gioventù». Ed è forse questa la frase che meglio racconta il senso dell'intero progetto. Non una scuola che insegna soltanto la teoria, Hera nasce con un'idea molto precisa anche sul modo di insegnare.

Riganello conosce dall'interno il sistema della moda e sa che un curriculum prestigioso o il nome della scuola frequentata non bastano: «Serve quello che sai fare, non quello dove l'hai fatto», per questo l'accademia vuole puntare sulla pratica. Sviluppo di collezioni, progettazione, accessori, lavorazioni, confronto con professionisti e soprattutto un orientamento concreto verso il lavoro. Sono previsti percorsi di formazione, accreditamenti e la possibilità di creare occasioni di stage e di confronto con aziende e professionisti del settore.

Ma c'è un altro elemento importante, la rete internazionale.

Riganello sta costruendo il progetto coinvolgendo professionalità tra Italia, Francia, Stati Uniti, Cina e Corea. Una rete che potrebbe permettere agli studenti di Crotone di entrare in contatto con un mondo che, fino a oggi, per molti di loro sarebbe stato raggiungibile soltanto lasciando la Calabria. È una sorta di ponte. Ma questa volta il ponte non serve necessariamente per partire, serve anche per far arrivare il mondo a Crotone. Il territorio non come sfondo, ma come materia prima. È qui che il progetto diventa ancora più ambizioso.

Per Riganello Crotone non deve essere semplicemente il luogo nel quale aprire una scuola di moda. Deve diventare parte integrante del processo creativo ed ecco perché alla base di questo progetto c'è l'intento di capire, e non tanto immaginare, cosa Crotone e la Calabria possono offrire alla moda, partendo però dalla consapevolezza che in realtà i nostri prodotti fanno già parte di una filiera che però non li valorizza come dovrebbe. Basta pensare alla seta, alle lavorazioni artigianali, ai pellami, alle tradizioni legate alla gioielleria, ai profumi e ai materiali che già vengono utilizzate ma che possono essere reinterpretati in chiave contemporanea. «Quello che imamgino - spiega Albino - è una sorta di effetto domino. Si parte da una risorsa e si genera una catena». Insomma non soltanto un'etichetta "Made in Crotone", che è già pronta, ma una storia fatta di territori, persone, mani e conoscenze: «molte lavorazioni che oggi vengono associate a determinati distretti italiani - precisa - hanno alle spalle competenze che esistono anche altrove, spesso in territori meno raccontati e meno valorizzati. La sfida di Hera è quindi anche culturale: insegnare a riconoscere ciò che già esiste, a insegnare ai ragazzi a non considerare il proprio territorio un limite.

L'accademia, inoltre, vuole essere aperta anche ai professionisti crotonesi che hanno costruito competenze altrove e che potrebbero tornare, anche solo per insegnare, raccontare, collaborare. Una scuola aperta alla città. Una struttura capace di durare nel tempo e di diventare un patrimonio per la città. Sicuramente l'esperienza internazionale dell'ideatore è lo strumento che può aprire porte, creare connessioni, portare docenti, professionisti e studenti ma il risultato deve appartenere a Crotone.

È questa, in fondo, la parte più generosa della sua storia: non tornare per raccontare ciò che ha fatto, ma tornare per mettere ciò che ha imparato a disposizione di qualcun altro. E così l'immagine più potente di Hera non è quella delle passerelle internazionali. È quella di un ragazzo davanti a una macchina da cucire, di una ragazza che scopre di saper disegnare una collezione, di un giovane che impara che un materiale che vede da sempre intorno a sé può diventare qualcosa che un giorno verrà venduto a New York, Parigi o Seoul. È lì che il progetto di Albino Riganello acquista il suo significato più profondo. Perché la moda, prima di essere glamour, è lavoro, disciplina, talento, artigianato. Un po' come quello che già fanno altri crotonesi, punti di riferimento per Albino, persone che ammira e rispetta: Gerardo Sacco per la sua genialità e manualità e Angela Vitale, per il suo impeccabile gusto e per la sua caparbietà imprenditoriale. Mani che lavorano e menti che immaginano. E se davvero Crotone riuscirà a mettere insieme queste mani e queste menti, collegandole al mondo attraverso una rete internazionale, allora Hera potrebbe diventare un luogo in cui scoprire che, per crescere, non è sempre necessario dimenticare da dove si è partiti.
V. R.

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