Da Crotone a Harvard: l’architetto Vincenzo Gagliardi ambasciatore della Magna Grecia in America

Il giovane studioso crotonese porta il mito di Delfi e le radici pitagoriche nel cuore dell’accademia statunitense

A cura di Redazione
29 agosto 2025 17:27
Da Crotone a Harvard: l’architetto Vincenzo Gagliardi ambasciatore della Magna Grecia in America -
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È una storia di passione e identità quella di Vincenzo Gagliardi, architetto e ricercatore originario di Crotone, che ha presentato le sue ricerche sulla Magna Grecia presso il Centro Ellenico di Studi del campus di Harvard a Washington DC.

Nato nella città di Pitagora e del Tempio di Hera Lacinia, Gagliardi ha coltivato fin da ragazzo un forte interesse per il simbolo del tripode, legato alla Pizia delfica e all’oracolo di Apollo. Dopo il Liceo Classico Pitagora e la laurea in Architettura con lode alla Sapienza di Roma, ha unito archeologia, animazione digitale e spiritualità nella ricostruzione 3D del Tempio di Delfi.

Il progetto, avviato durante la pandemia, unisce rigore accademico e linguaggio cinematografico, con animazioni fotorealistiche e colonne sonore composte dallo stesso Gagliardi. Presentato per la prima volta in Grecia nel 2022, sotto l’egida dell’Unione Ecumenica Delfica e dell’Isadora Duncan International Institute di New York, ha ottenuto interesse internazionale.

Il 23 agosto scorso, ad Harvard, Gagliardi ha mostrato l’ultima versione del suo lavoro, dedicando un passaggio speciale alla sua città natale: Crotone. Immagini del Capocolonna, fotografie del padre Giuseppe e richiami a Milone e Pitagora hanno reso omaggio alla storia crotonese, accendendo l’attenzione di studiosi e accademici statunitensi.

L’intervista a Vincenzo Gagliardi

Come nasce questa passione per la Magna Grecia?
«Ho studiato al Liceo Classico Pitagora, quindi il legame con il greco antico e la mitologia era già forte. Poi a Roma, studiando Architettura, ho sempre respirato arte e storia. Per la tesi ho lavorato a un progetto museale sugli spazi sotterranei delle Terme di Caracalla: lì è nata la passione per i modelli tridimensionali e per la ricostruzione di strutture antiche. Da qui l’idea di lavorare sul Tempio di Delfi, approfondendo teorie, testi e viaggi di ricerca».

Il progetto ti ha portato a viaggiare molto…
«Sì, ho raccolto materiali direttamente sul sito di Delfi e studiato i culti legati alla Pizia e all’oracolo. Ho scoperto anche il lavoro di associazioni che vogliono riportare in vita i giochi delfici, simili a quelli olimpici, e nel 2022 sono stato invitato a presentare il mio lavoro proprio in Grecia, sotto l’egida dell’Unione Ecumenica Delfica e di una scuola newyorkese legata alla tradizione di Isadora Duncan».

E ad Harvard cosa hai presentato?
«Ho mostrato l’ultima versione del progetto al Centro Ellenico di Studi. Ho parlato molto di Crotone, proiettando foto del Tempio di Hera, del tripode inaugurato sul Lungomare, e raccontando di Pitagora, che – secondo la leggenda – deve il suo nome a una profezia della Pizia. Molti non conoscevano la nostra città e si sono detti interessati a visitarla. Per un attimo, Crotone è stata protagonista a Washington».

Come vedi oggi il parco archeologico di Capocolonna?
«A mio parere è un sito con grande potenzialità ma ancora troppo lasciato a se stesso. Il museo è ben fatto, i mosaici aperti al pubblico sono una bella iniziativa, ma mancano le infrastrutture: per un turista senza auto è difficile raggiungerlo. Serve un piano più ampio di valorizzazione e accessibilità».

E il tuo sogno per Crotone?
«Il mio desiderio è che il progetto su Delfi possa diventare un ponte culturale tra le due città. Mi piacerebbe che gli studiosi che ho conosciuto possano venire a Crotone per conferenze, eventi e scambi accademici. Sto già parlando con loro: se qualcuno fosse interessato, può contattarmi. Credo che riportare l’attenzione internazionale su Crotone sarebbe il modo migliore per darle il riconoscimento che merita».

Il contatto per contattare l'architetto: [email protected] ,   Le foto illustrate al Campus sono di Giuseppe Gagliardi. Le foto invece dell’architetto, mentre conferisce, sono di J. Bresciani. 


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