Crotone, naufragio di Steccato di Cutro: i familiari denunciano il silenzio delle istituzioni
Alla vigilia del processo per la morte di 94 persone, familiari e superstiti lamentano promesse non mantenute e ricongiungimenti familiari mai realizzati
CROTONE – "È difficile vivere senza giustizia. È difficile sopravvivere ogni giorno con le ombre dei nostri cari che sono arrivati morti sulle vostre coste". Con queste parole i familiari delle vittime e i superstiti del naufragio di Steccato di Cutro denunciano il mancato rispetto degli impegni presi dal governo a quasi tre anni dalla tragedia.
La lettera, diffusa tramite il collettivo Carovane Migranti, arriva alla vigilia della prima udienza del processo penale che vede imputati quattro militari della Guardia di finanza e due della Capitaneria di porto per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. La tragedia del 26 febbraio 2023 costò la vita a 94 persone, tra cui 35 minorenni, e lasciò un numero imprecisato di dispersi.
Tuttavia, l’avvio del dibattimento sarà subito rinviato: per motivi tecnici legati al cambio del collegio giudicante, l’udienza del 14 gennaio servirà solo a fissare una nuova data per l’istruttoria.
I superstiti e i familiari delle vittime denunciano in particolare la mancata realizzazione dei ricongiungimenti familiari promessi dal governo e sottolineano la difficoltà di vivere "giorno per giorno nella speranza che non accada ad altri; nella paura che altri membri delle nostre famiglie – bambini, padri, madri, nonni – non siano costretti ad attraversare il mare per piangere sulle tombe dei propri cari".
"Niente ci fa più male – scrivono nella lettera – della sensazione che vi siate dimenticati di noi. Passa un anno, poi due e già si avvicina un'altra commemorazione. Alle promesse del vostro primo ministro non sono seguiti fatti concreti".
I superstiti annunciano nuove mobilitazioni: "Con le unghie e con i denti, con l'amore per la verità, faremo in modo di tornare a Roma nei luoghi delle promesse infrante. Torneremo nel vostro Paese per guardarvi negli occhi e chiedervi: perché vi siete dimenticati di noi?".
L’obiettivo è il prossimo anniversario della strage: "Vogliamo tornare il prossimo febbraio e non sentirci soli nella notte di Steccato di Cutro, in balia di un mare di promesse e lacrime che, ormai per il terzo anno consecutivo, non porteranno a nulla".