Crotone - L’arte entra nel carcere e diventa racconto di riscatto: Gerardo Sacco incontra gli studenti
Seconda giornata della mostra dedicata a Vincenzo Oliverio nella Casa circondariale di Crotone. Protagonisti gli studenti del Liceo Artistico “Arnaldo Mori” e il maestro Gerardo Sacco
L’arte come linguaggio capace di abbattere le distanze, creare occasioni di confronto e, soprattutto, raccontare che nella vita è possibile cadere, sbagliare e trovare la forza per rialzarsi. È stato questo il filo conduttore della seconda giornata della mostra ospitata nella Casa circondariale di Crotone, che ieri ha aperto le porte al maestro orafo Gerardo Sacco e agli studenti del Liceo Artistico “Arnaldo Mori” di Crotone (QUI il nostro primo servizio su Vinoli).
Un incontro pensato come momento di formazione e di dialogo, nel quale le opere di Vincenzo Oliverio sono diventate il punto di partenza per una riflessione più ampia sul significato dell’arte e sul suo valore umano e sociale. Accanto alla direttrice della struttura, Maria Stella Fedele, erano presenti anche Giusy Biscuso, Cinzia Sapienza e Caterina Mammoliti, insieme al curatore della mostra Roberto Spanò.
Per la direttrice Fedele, l'iniziativa si inserisce in un percorso nel quale la Polizia Penitenziaria cerca di portare ai giovani anche il messaggio della legalità e delle opportunità che possono nascere da un percorso di formazione e di responsabilità.
«Questa volta – ha spiegato – saranno loro a venire da noi per capire l’arte come forma di riscatto». E proprio il percorso umano e professionale di Gerardo Sacco è stato indicato come esempio di una vita costruita partendo dal basso, attraverso il lavoro, la passione e la capacità di credere in qualcosa.
Un messaggio che si lega anche alla storia di Vincenzo Oliverio, protagonista della mostra. Due percorsi diversi, ma accomunati dalla possibilità di trasformare la propria esperienza attraverso l'espressione artistica.
L’arte per ritrovare se stessi
Il curatore Roberto Spano ha sottolineato il ruolo che l’arte può assumere proprio all’interno di un luogo caratterizzato dall’isolamento.
«L’arte in tutte le sue forme – ha spiegato – può contribuire a mantenere un contatto con il proprio io, con la propria essenza, a scoprire cose nuove di sé e a mantenere quel briciolo di umanità che spesso in questi luoghi può essere perso».
Non soltanto quindi una mostra da visitare, ma un'occasione per fermarsi davanti alle opere e lasciarsi interrogare da ciò che comunicano.
Spano ha rivolto lo stesso invito agli studenti: osservare i quadri senza lasciarsi condizionare dal fatto che siano stati realizzati all'interno di un carcere. «La cosa bella dell’arte – ha sottolineato – è che comunica a tutti, ma a ognuno può comunicare qualcosa di diverso».
Gerardo Sacco: “Non si nasce delinquenti, si diventa”
Particolarmente intenso il racconto del maestro Gerardo Sacco, che davanti ai ragazzi ha ripercorso alcuni momenti della propria vita, parlando dell'infanzia, della famiglia, delle difficoltà e della necessità di trasformare le proprie esperienze in forza.
Sacco ha ricordato di essere cresciuto in un contesto nel quale avrebbe potuto facilmente perdersi e ha raccontato come, guardando indietro, molti ragazzi che conosceva avrebbero potuto avere destini differenti.
Da qui una riflessione netta: «Non si nasce delinquente ma si diventa con l’ozio, con l’indifferenza e con l’egoismo dei grandi».
Nel suo racconto è tornato più volte il valore dell'esempio ricevuto dalla madre, definita la sua prima grande pedagoga, e quello della famiglia. Un percorso nel quale il lavoro e la capacità di reagire alle difficoltà hanno rappresentato strumenti fondamentali.
Il suo libro “Io sono nessuno” diventa così anche il racconto di una partenza dal basso e della possibilità di costruire, passo dopo passo, un'identità attraverso il proprio mestiere e ciò in cui si crede.
Una nuova generazione per il futuro di Gerardo Sacco
Durante l'incontro il maestro ha parlato anche del futuro della sua attività. Quella che oggi è la sua realtà produttiva, ha spiegato, è destinata a trasformarsi in una vera e propria fabbrica, con l'obiettivo di diventare autosufficiente e di dare continuità al lavoro attraverso le nuove generazioni.
Sacco ha parlato con orgoglio della figlia e dei giovani artisti che stanno portando avanti il percorso, spiegando di voler lasciare spazio a una nuova generazione.
«Sono orgoglioso che uscirò io ma in cambio di me lascio tre artisti», ha raccontato, immaginando un futuro nel quale il nome e il lavoro costruiti nel corso degli anni possano continuare attraverso altri talenti.
Dall’incontro con gli studenti al momento dedicato ai detenuti
La giornata ha dunque messo in relazione mondi diversi: gli studenti del Liceo Artistico “Arnaldo Mori”, chiamati a confrontarsi con l'arte e con una storia di vita come quella di Sacco, e il contesto penitenziario, nel quale l'arte assume un significato ancora più profondo.
La direttrice Maria Stella Fedele ha infatti spiegato che, in questa occasione, l'incontro con la popolazione detenuta è stato pensato lontano dai riflettori e in una dimensione più intima. Il maestro Gerardo Sacco e gli altri ospiti hanno avuto modo di vivere la mostra anche all'interno delle sezioni detentive, insieme ai volontari della struttura.
Un momento privato, pensato per favorire la riflessione e riportare al centro le storie, le persone e la possibilità di costruire un percorso diverso.
E proprio oggi, 2 ottobre, si chiude questo ciclo della mostra. Le opere saranno rese accessibili alla popolazione detenuta, permettendo anche a chi vive quotidianamente all'interno della struttura di entrare in contatto con la figura di Vincenzo Oliverio e con la sua produzione artistica.
Un ultimo appuntamento che completa il senso dell'iniziativa: portare l'arte dentro e fuori le mura, trasformandola in uno spazio di confronto, memoria e, soprattutto, riscatto.