Sanità

Crotone - L’allarme del Movimento Famiglie Autismo: «Troppe famiglie lasciate sole»

L’associazione chiede più posti, controlli e supporto. L’appello alla Regione Calabria: «I servizi non sono un privilegio, ma diritti fondamentali».

A cura di Redazione
28 ottobre 2026 14:00
Crotone - L’allarme del Movimento Famiglie Autismo: «Troppe famiglie lasciate sole» - Foto: Redazione
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Crotone - Le notizie relative all’inchiesta della Procura di Crotone su un presunto sistema di corruzione nella sanità pubblica e privata riaccendono l’attenzione sulle criticità dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria sul territorio. Un quadro sul quale interviene il Movimento Famiglie Autismo Crotone Odv, che esprime amarezza e preoccupazione e richiama le istituzioni sulla necessità di garantire servizi adeguati alle persone con disturbo dello spettro autistico e alle loro famiglie. L’associazione, tuttavia, coglie l’occasione per riportare al centro del dibattito le difficoltà quotidiane di numerosi nuclei familiari del Crotonese. «Noi ci troviamo ogni giorno a vivere sulla nostra pelle le conseguenze di un sistema d'assistenza che non garantisce le risposte necessarie e che lascia molte famiglie nell'isolamento», sottolineano i rappresentanti del Movimento.

Posti insufficienti e costi insostenibili per le famiglie

Tra le principali criticità segnalate dall’associazione c’è la carenza di posti disponibili nelle strutture accreditate e convenzionate, che non riuscirebbero a soddisfare la domanda di assistenza e riabilitazione. Una situazione che, secondo il Movimento, costringe molte famiglie a fare i conti con liste d’attesa e difficoltà nell’accesso ai percorsi terapeutici. Quando non è possibile usufruire delle prestazioni convenzionate, i genitori si trovano spesso davanti a una scelta difficile: rinunciare agli interventi necessari oppure sostenere privatamente costi che possono diventare insostenibili. Una pressione economica che si somma alla fatica emotiva e organizzativa legata alla cura quotidiana dei figli.

«Le famiglie sono il vero welfare», è il messaggio lanciato dall’associazione, che denuncia il rischio di lasciare sulle spalle dei genitori responsabilità sempre più gravose, in assenza di una rete di servizi capace di garantire continuità e sostegno.

La questione delle dimissioni dopo i 10 anni

Un altro nodo evidenziato dal Movimento riguarda la presunta interruzione dei percorsi terapeutici in alcuni centri convenzionati al compimento dei 10 anni di età. Secondo quanto segnalato dall’associazione, in diversi casi i bambini verrebbero dimessi una volta raggiunta questa soglia, con il rischio di interrompere bruscamente i percorsi abilitativi e lasciare le famiglie senza alternative adeguate.

Una criticità che, sottolinea il Movimento, richiede un intervento concreto per garantire la continuità delle cure e scongiurare interruzioni legate esclusivamente all’età. L’associazione richiama inoltre l’importanza di terapie appropriate, precoci e continuative, affinché le persone con disturbo dello spettro autistico possano sviluppare le proprie capacità e raggiungere, ove possibile, maggiori livelli di autonomia. «Interrompere o negare questi interventi significa compromettere il futuro e la qualità di vita di questi ragazzi», evidenzia il Movimento.

Autismo grave, manca il sostegno uno a uno

Particolare attenzione viene rivolta alle persone con disturbo dello spettro autistico che necessitano di un livello di supporto 3, caratterizzato da bisogni assistenziali particolarmente elevati. Per questi ragazzi e ragazze, secondo l’associazione, l’accesso ai servizi e alle attività di inclusione sociale resta spesso problematico. Il Movimento chiede che i centri di terapia convenzionati e i centri polivalenti del territorio siano adeguatamente attrezzati per accogliere anche le persone con bisogni complessi, attraverso personale qualificato e interventi individualizzati. «L’inclusione rimane spesso solo una parola su carta», denuncia l’associazione, richiamando l’attenzione sulla carenza di figure specialistiche e di operatori dedicati con rapporto uno a uno.

La mancanza di questo supporto, secondo il Movimento, può impedire la partecipazione a diverse attività fondamentali per la crescita e il benessere: dai centri estivi e ricreativi allo sport, dalle attività motorie ai centri diurni e agli spazi di socializzazione. Senza un’assistenza adeguata e continuativa, molti ragazzi rischiano di rimanere esclusi dalle occasioni di incontro e partecipazione, con conseguenze anche sul carico assistenziale delle famiglie. «Garantire queste risorse non è un favore, ma un atto di civiltà e un diritto fondamentale che non può più essere ignorato», afferma il Movimento.

L’appello alla Regione Calabria: più controlli e servizi

Nel documento, l’associazione riconosce anche la sensibilità e l’attenzione che, a suo giudizio, la Regione Calabria avrebbe dimostrato negli ultimi tempi attraverso iniziative di ascolto e percorsi finalizzati alla riorganizzazione del settore della disabilità e dell’inclusione sociale. Proprio partendo da questi segnali, il Movimento chiede alla Regione e alle autorità sanitarie competenti di rafforzare ulteriormente gli interventi, con l’obiettivo di garantire risposte concrete alle persone con disabilità e ai loro familiari.

Tra le richieste figurano maggiori controlli sulla gestione dei centri convenzionati e polivalenti, una revisione delle quote di accesso, l’ampliamento dei posti disponibili e la garanzia della continuità terapeutica per tutte le fasce d’età. L’associazione sollecita inoltre servizi capaci di rispondere alle esigenze delle persone con autismo grave, assicurando la presenza di operatori specializzati e il sostegno individuale necessario per partecipare alla vita sociale.

«I servizi sono diritti, non privilegi»

Il Movimento Famiglie Autismo Crotone Odv conclude il proprio appello chiedendo una collaborazione più incisiva tra istituzioni, autorità sanitarie e associazioni del territorio. L’obiettivo è superare le carenze segnalate e costruire una rete assistenziale che non lasci sole le famiglie, soprattutto quando i bisogni sono più complessi. «I servizi di assistenza e riabilitazione non sono un privilegio, ma servizi essenziali e diritti fondamentali», ribadisce l’associazione.

Una richiesta che punta a trasformare il confronto sulle criticità della sanità e dell’assistenza in interventi concreti: più posti, percorsi terapeutici senza interruzioni ingiustificate, controlli efficaci e opportunità reali di inclusione. Perché, conclude il Movimento, «continuare a lavorare insieme, tra istituzioni e associazioni del territorio, è l'unica strada per garantire dignità, futuro e pieno sostegno ai nostri figli e alle loro famiglie».

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