Crotone, chiuse le indagini su "Scam City": 31 indagati rischiano il processo

La Procura ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari nell'ambito della maxi inchiesta sulle presunte truffe online. Contestati, a vario titolo, associazione per delinquere, truffa, riciclaggio, ricettazione e sostituzione di persona

A cura di Redazione
07 luglio 2026 11:00
Crotone, chiuse le indagini su "Scam City": 31 indagati rischiano il processo - Foto redazione
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Truffe online, chiuse le indagini sulla maxi inchiesta "Scam City": 31 indagati rischiano il processo

Si avvia verso la fase dell'udienza preliminare la maxi inchiesta "Scam City", coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, che ha portato alla contestazione di un articolato sistema di truffe online operante su scala nazionale. Il sostituto procuratore Matteo Staccini ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 31 persone, ultimo passaggio prima dell'eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

L'inchiesta, che nei mesi di marzo e maggio aveva già portato all'esecuzione di dieci misure cautelari e al sequestro di beni e disponibilità economiche ritenute riconducibili agli indagati, ipotizza l'esistenza di una rete criminale specializzata nelle frodi informatiche.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sodalizio avrebbe operato tra il 2022 e il 2024 attraverso una struttura composta da tre distinti gruppi criminali, autonomi nella gestione ma collegati tra loro da rapporti di collaborazione finalizzati a incrementare i profitti derivanti dalle attività illecite.

Tra i promotori indicati nell'impianto accusatorio figurano Armando Covelli, Luca Caporalli, Salvatore Lombardo, Daniele Pugliese e Carmelo Iembo, ai quali gli inquirenti attribuiscono ruoli di coordinamento all'interno delle diverse articolazioni dell'organizzazione. Attorno ai presunti vertici avrebbe operato una rete di collaboratori incaricata della pubblicazione degli annunci, della gestione dei contatti con le vittime e dello spostamento del denaro.

Le accuse formulate dalla Procura comprendono, a vario titolo, associazione per delinquere, truffa, ricettazione, riciclaggio e sostituzione di persona.

L'indagine prese avvio quasi casualmente nel 2022. Durante un controllo stradale effettuato dai Carabinieri, gli occupanti di un'auto, poco prima di essere fermati, si sarebbero disfatti di due telefoni cellulari lanciandoli fuori dal veicolo. I dispositivi furono recuperati da un cittadino e consegnati ai militari, che ne avviarono gli accertamenti tecnici.

Proprio dall'analisi dei telefoni sarebbero emersi gli elementi che hanno consentito agli investigatori di ricostruire l'intera organizzazione: conversazioni, dati informatici, movimenti di denaro e modalità operative che avrebbero documentato un sistema collaudato di frodi online.

L'attività contestata consisteva nella pubblicazione di inserzioni su piattaforme di compravendita, nelle quali venivano messi in vendita beni particolarmente richiesti – tra cui trattori, mini escavatori, piscine, pellet, ciclomotori e minicar elettriche – offerti a prezzi particolarmente convenienti. Dopo aver ottenuto il pagamento anticipato, però, gli acquirenti non ricevevano alcuna merce.

Per rendere più difficile risalire ai destinatari del denaro, il gruppo avrebbe utilizzato i cosiddetti money mules, persone che mettevano a disposizione documenti, conti correnti o carte di pagamento, spesso in cambio di compensi modesti, consentendo così di far transitare le somme provenienti dalle presunte truffe.

Con la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini, la Procura ha ora cristallizzato il quadro accusatorio nei confronti dei 31 indagati. Sarà il giudice, nelle prossime fasi del procedimento, a valutare l'eventuale rinvio a giudizio e le responsabilità dei singoli, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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