Crotone - Caldo e scuola, il pediatra: «Seguire le indicazioni ufficiali»

Il dottore Capocasale, direttore del centro SIMEUP: «Acqua, pause e ambienti freschi. In caso di emergenza potrebbe essere possibile pensare al rinvio»

A cura di Redazione
05 settembre 2026 10:00
Crotone - Caldo e scuola, il pediatra: «Seguire le indicazioni ufficiali» - Foto: Redazione
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Crotone - Il dibattito sull'inizio dell'anno scolastico con queste temperature non sembra spegnersi. Ad accenderlo ancor di più è la consapevolezza della situazione all'interno degli edifici scolastici che, soprattutto in Calabria, e anche a Crotone, non sembrano per nulla pronti ad accogliere in un ambiente confortevole la comunità scolastica. Quali rischi possono correre bambini e ragazzi con temperature ancora elevate? E soprattutto, quali condizioni dovrebbero essere garantite all'interno degli istituti per permettere il regolare svolgimento delle lezioni? Sono le domande che abbiamo rivolto a Giovanni Capocasale, pediatra e Direttore del centro SIMEUP, che invita a valutare con attenzione le condizioni climatiche e soprattutto quelle degli edifici scolastici.

Giovanni Capocasale - SIMEUP - (U.S. Simeup Crotone - 13.02.2026)

Il tema, secondo il pediatra, non può essere affrontato sulla base delle sole percezioni, ma deve essere legato ai dati ufficiali e agli eventuali bollettini relativi alle ondate di calore. «Da medico penso che ci siano delle condizioni previste dalle normative e, se dovessero essere queste condizioni veramente di natura emergenziale, allora si può pensare, con un'ordinanza fatta dal Sindaco, di spostare di qualche giorno l'inizio della scuola». Una possibilità che, però, deve essere valutata sulla base di parametri precisi. «Il bollettino che viene pubblicato dal Ministero della Salute è sicuramente l'aspetto più importante – sottolinea Capocasale –. Lo sappiamo il giorno prima, la Protezione civile viene allertata, è la stessa cosa che accade con le allerte meteo in autunno e in inverno».

Scuole, il problema delle condizioni microclimatiche

A preoccupare il pediatra non è però soltanto la temperatura esterna, ma anche la capacità degli edifici scolastici di garantire condizioni adeguate durante le ore di lezione. «Possiamo dire che a Crotone la maggior parte delle scuole non ha delle aule adeguate per un'accoglienza adeguata degli studenti, del gruppo insegnante e del personale dipendente della scuola» afferma. Il problema riguarda in particolare gli ambienti maggiormente esposti e privi di sistemi di raffrescamento: «Ci sono delle scuole molto esposte all'irradiazione solare, quindi col pericolo di un aumento della temperatura, specialmente in alcune ore, e del grado di umidità».

Una situazione che potrebbe diventare particolarmente delicata quando le temperature raggiungono livelli molto elevati. Sono dunque necessarie soluzioni concrete per gli ambienti più caldi. Tra le ipotesi suggerite c'è anche quella di modulare temporaneamente l'attività didattica: «Ad esempio rendere la lezione di 40-45 minuti o 30 minuti e l'altra parte di lezione spostare gli alunni in una zona fresca della scuola e poi farli rientrare». Particolare attenzione dovrebbe essere riservata anche all'attività motoria: «Bisognerebbe ridurla, se non escluderla, se si fa all'aria aperta o in palestre molto chiuse senza aerazione». In condizioni di caldo e umidità elevati, infatti, aumenta il rischio di un innalzamento della temperatura corporea.

Acqua, pause e attenzione ai bambini più fragili

La prevenzione, però, deve partire anche dalle famiglie. Uno dei primi aspetti indicati da Capocasale è l'idratazione. «Ogni alunno, almeno nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, dovrebbe avere nel proprio zainetto una bella borraccia con dell'acqua semplice». Se l'ondata di caldo dovesse persistere, secondo il pediatra sarebbe inoltre opportuno che le scuole prevedessero punti di approvvigionamento idrico: «La scuola potrebbe fornire l'acqua in maniera molto semplice».

Capocasale mette in guardia anche dall'abitudine di ricorrere a bevande zuccherate: «I bambini devono essere educati specialmente dalle famiglie, che devono collaborare alle buone misure da mettere in pratica a scuola». L'obiettivo è favorire il consumo frequente di acqua e una corretta idratazione durante la giornata. Fondamentale anche riconoscere tempestivamente eventuali segnali di malessere. Attraverso la formazione SIMEUP nelle scuole, spiega Capocasale, viene posta attenzione anche ai possibili segnali di emergenza: «Se un bambino presenta improvvisamente cefalea, crampi, sonnolenza o confusione, per non parlare chiaramente della perdita di coscienza, sono tutti segnali che, in condizioni di altissime temperature associate a un grado di umidità elevatissimo, possono diventare delle emergenze mediche». In questi casi, l'indicazione è chiara: «Bisogna attivare immediatamente il sistema di emergenza attraverso la chiamata al 112».

Un'attenzione particolare deve essere riservata agli studenti più fragili, soprattutto a quelli che convivono con patologie croniche. «Sono tantissimi gli alunni che hanno patologie croniche che possono aumentare la vulnerabilità al caldo», spiega il pediatra, sottolineando l'importanza della collaborazione tra famiglia, scuola e medico curante anche rispetto alle terapie farmacologiche.

«Seguire le indicazioni ufficiali»

Il tema dell'eventuale rinvio dell'inizio delle lezioni, dunque, deve essere affrontato con prudenza e sulla base delle condizioni effettive. «Se ci sono i presupposti, necessità e urgenza e naturalmente tutti questi parametri possono essere veramente proporzionati e necessari alla salute della comunità pubblica, allora solo in questo caso può arrivare l'ordinanza del sindaco e spostare di qualche giorno l'apertura della scuola». E le parole chiave per affrontare le giornate più calde sono semplici: acqua, ventilazione, ombra, pause e riduzione dell'attività fisica nelle ore più calde.

Un'attenzione che non deve riguardare soltanto bambini e ragazzi. «Pensiamo agli alunni, ai bambini, ma anche il corpo insegnante e il personale dipendente possono essere sottoposti all'emergenza calore». Il dottore precisa: «Non si tratta di creare allarmismi, ma di mettere in campo tutte le misure di buon senso necessarie a ridurre i rischi».

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