Crotone - 7 anni e un sogno, la lettera di un piccolo tifoso alla FIGC
«Voglio vivere l'emozione del Mondiale» scrive Lorenzo
Crotone - “Mi chiamo Lorenzo, ho 7 anni ed amo il calcio”. Inizia così la lettera che un bambino crotonese ha voluto indirizzare alla FIGC, una storia fatta di passione, sogni e quotidianità. Un racconto semplice ma potente, che riporta il calcio alla sua essenza più pura: quella di un bambino che cresce tra un pallone, la famiglia e il desiderio di indossare un giorno la maglia della Nazionale.
Un amore anto tra le mura di casa
Lorenzo, sette anni, racconta un amore nato tra le mura di casa, “nel salotto dove con il mio papà abbiamo rotto un sacco di cornici e soprammobili tirando al pallone”, e cresciuto davanti alla televisione, guardando cartoni animati e partite che hanno fatto la storia di questo sport. Da Holly e Benji ai grandi campioni come Diego Armando Maradona, Roberto Baggio e Alessandro Del Piero, il suo immaginario si costruisce tra sogno e realtà. Ma il calcio, per Lorenzo, è soprattutto esperienza diretta. È lo stadio, la curva Sud e le partite del Crotone vissute insieme alla famiglia. È l’emozione indimenticabile di essere stato mascotte, entrando in campo accanto ai giocatori: “i due minuti più belli e più lunghi della mia vita”, scrive, raccontando anche la scelta istintiva di indossare la maglia degli avversari pur di accompagnare il capitano rossoblù.
Il ricordo della Nazionale
C’è poi il calcio dei giorni normali, fatto di allenamenti, sacrifici e piccoli gesti che diventano ricordi. Tre volte a settimana al campo, le partitelle, ma anche il bagagliaio dell’auto trasformato in porta e il salotto di casa diventato improvvisamente uno stadio. E la figura dell’allenatore, inizialmente visto con diffidenza ma presto compreso: “si arrabbia per farmi migliorare”, scrive il piccolo Lorenzo, riconoscendo il valore dell’impegno e della disciplina. Nel racconto emerge anche il peso della memoria, seppur filtrata dagli occhi di un bambino. Il ricordo della Nazionale che vince, delle urla, degli abbracci e delle lacrime condivise in famiglia. Un’immagine che resta impressa e che alimenta un desiderio: vivere un giorno quelle stesse emozioni.
È proprio qui che la lettera assume il suo significato più profondo. Lorenzo non chiede nulla di straordinario, se non “fare tutto il possibile per far vivere anche a me quell’emozione” che suo padre racconta, quella di un’Italia capace di unire un Paese intero. A chiudere la lettera è proprio il padre, che con poche parole aggiunge una riflessione più ampia, lasciando intendere che qualcosa, nel sistema, potrebbe essere migliorato, soprattutto nei percorsi di crescita dei più piccoli.
Una testimonianza che va oltre il semplice racconto familiare e diventa uno spaccato autentico del calcio vissuto dai bambini. Un richiamo, diretto e sincero, a non perdere di vista ciò che rende questo sport così speciale: la passione.