Così madre e figlio avrebbero architettato l’omicidio di Steccato

Dalla lite in casa al tentativo di far sparire il corpo nel Tacina: le indagini ricostruiscono anche i depistaggi

A cura di Redazione
01 ottobre 2026 07:00
Così madre e figlio avrebbero architettato l’omicidio di Steccato - Foto: Redazione
Foto: Redazione
Condividi

CUTRO – Per quasi due anni è rimasto un uomo scomparso nel nulla. Oggi, invece, per gli investigatori quella vicenda avrebbe una ricostruzione precisa: Salvatore Giglio sarebbe stato ucciso all'interno della propria abitazione e il suo corpo sarebbe stato successivamente fatto sparire (QUI a notizia).

È la conclusione alla quale sono arrivati i carabinieri del Comando provinciale di Crotone al termine di un'indagine complessa, culminata nell'arresto dell'ex moglie e del figlio della vittima. Al centro dell'inchiesta non c'è soltanto ciò che sarebbe accaduto nell'abitazione di Steccato di Cutro, ma soprattutto ciò che sarebbe successo nelle ore e nei giorni successivi.

A ricomporre il quadro sono stati filmati di videosorveglianza, dati relativi agli spostamenti di un'automobile, intercettazioni e accertamenti sui comportamenti tenuti dopo la scomparsa.

Uno degli elementi decisivi riguarda proprio le ultime immagini della vittima. Giglio viene ripreso mentre rientra nella sua abitazione. Successivamente arrivano anche i familiari. Da quel momento, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, non esistono immagini che documentino una sua uscita dalla casa.

È da questo dettaglio che l'indagine avrebbe iniziato a mettere in discussione la prima versione dell'allontanamento volontario.

La denuncia della scomparsa arrivò alcuni giorni dopo. Nel frattempo, secondo l'accusa, sarebbero state costruite spiegazioni alternative sulla possibile destinazione dell'uomo. Le verifiche degli investigatori avrebbero però progressivamente escluso quelle ricostruzioni.

Un ruolo importante sarebbe stato assunto anche dai movimenti registrati dall'automobile. Alcuni percorsi avrebbero portato gli investigatori verso l'area del fiume Tacina, dove si sono concentrate le ricerche del cadavere. Il corpo, però, non è stato recuperato.

L'inchiesta ha poi preso in esame quello che sarebbe accaduto nell'abitazione dopo la scomparsa. Gli investigatori hanno ricostruito acquisti di prodotti per la pulizia e altre attività che, secondo la Procura, potrebbero essere state finalizzate alla cancellazione delle tracce.

Anche le conversazioni captate nel corso delle indagini hanno contribuito alla ricostruzione. Alcuni dialoghi avrebbero mostrato la preoccupazione degli indagati per l'evoluzione degli accertamenti e il tentativo di individuare spiegazioni da fornire agli investigatori.

Sul movente, l'ipotesi degli inquirenti guarda ai rapporti familiari e soprattutto alla gestione del patrimonio. Secondo quanto emerge dall'indagine, la possibilità che Giglio procedesse alla vendita di immobili e terreni avrebbe alimentato tensioni all'interno della famiglia.

Non è però soltanto la questione economica a emergere dalle carte. Nell'inchiesta sono stati raccolti anche racconti relativi a precedenti conflitti e presunti episodi di violenza familiare, elementi utilizzati dagli investigatori per ricostruire il contesto nel quale sarebbe maturato il delitto.

A questo insieme di elementi il gip ha collegato la decisione di disporre la custodia cautelare in carcere per i due indagati, ritenendo particolarmente consistente il quadro indiziario raccolto dalla Procura.

La ricerca del corpo resta ora uno dei principali capitoli ancora aperti. Le operazioni nel Tacina non hanno consentito di recuperare la salma e saranno gli ulteriori sviluppi dell'inchiesta a stabilire se la ricostruzione accusatoria troverà conferma nel corso del procedimento.

Gli arrestati, come previsto dalla legge, sono da considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.

Segui CalabriaOk