Cosenza transculturale: donne, dialogo e partecipazione al centro

Convegno Fidapa e Consulta Intercultura: esperienze e proposte per città più inclusive, tra mediazione e nuovi modelli partecipativi

A cura di Redazione
18 marzo 2026 11:00
Cosenza transculturale: donne, dialogo e partecipazione al centro - Foto: US Denise Ubbriacco
Foto: US Denise Ubbriacco
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Cosenza - Una città sempre più transculturale, chiamata a trasformare la diversità in risorsa concreta. È questo il cuore del convegno “Donne e comunicazione interculturale nella sfera pubblica”, promosso dalla Fidapa sezione di Cosenza e dalla Consulta Intercultura del Comune di Cosenza, che ha riunito istituzioni, esperti e cittadini in un confronto ricco di esperienze e visioni.

Moderato dalla giornalista Denise Ubbriaco, l’incontro si è sviluppato come un vero laboratorio di idee, con un messaggio chiaro fin dall’inizio: il futuro delle città è già transculturale, fatto di identità diverse chiamate a convivere e dialogare nello stesso spazio urbano.

Ad aprire i lavori è stata la presidente Rosaria Guzzo, che ha sottolineato la necessità di creare connessioni tra dimensione locale e globale, puntando su reti di dialogo tra culture diverse. Un passaggio fondamentale per trasformare la diversità da problema percepito a opportunità reale, attraverso strumenti adeguati e una visione condivisa.

Tra gli interventi, quello della consigliera comunale Alessandra Bresciani, che ha raccontato la nascita della Consulta Intercultura come risposta alle esigenze di rappresentanza delle comunità straniere. Un modello collegiale, basato sul confronto e sulla partecipazione, che guarda già a nuove iniziative come il Muina Fest, festival interculturale previsto a giugno.

Dal punto di vista sociale, l’intervento di Stefania Bevilacqua ha acceso i riflettori sulle difficoltà quotidiane delle donne migranti, spesso invisibili e isolate. Centrale il tema dell’accesso ai servizi, soprattutto sanitari, dove barriere linguistiche e ostacoli burocratici possono trasformare un diritto in un percorso complesso.

Sulla stessa linea, Gilda Zinno ha evidenziato come senza una comunicazione efficace non possano esistere servizi pubblici realmente accessibili, sottolineando la necessità di investire nella formazione interculturale degli operatori.

Particolarmente toccante la testimonianza di Maria Mercedes Santivañez Arredondo, che ha raccontato il proprio percorso di integrazione tra difficoltà linguistiche, studio e inserimento lavorativo, offrendo uno spaccato concreto delle sfide affrontate da chi arriva in Italia.

Spazio anche a una riflessione sul linguaggio: il termine “inclusione” è stato messo in discussione in favore di una visione più attiva e reciproca, fondata sull’integrazione come costruzione condivisa.

Il convegno si è chiuso con alcune proposte operative: rafforzare il dialogo con il mondo associativo, estendere il modello della Consulta Intercultura e investire nella formazione del personale pubblico. Una direzione chiara per una città che punta a diventare un laboratorio nazionale di buone pratiche, dove il cambiamento non è più prospettiva, ma realtà quotidiana.

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