Cosenza perde residenti verso l’hinterland, l’estero frena lo spopolamento
La città segue la tendenza dei capoluoghi italiani: sempre più residenti scelgono i comuni della cintura urbana, mentre gli arrivi dall’estero compensano le partenze
COSENZA – Anche Cosenza è coinvolta nella progressiva trasformazione demografica che sta interessando i capoluoghi italiani. Sempre più residenti scelgono infatti di lasciare la città per trasferirsi nei Comuni dell’hinterland, seguendo una dinamica che negli ultimi anni ha modificato gli equilibri tra centri urbani e aree periferiche.
Il fenomeno emerge dall’analisi realizzata da Il Sole 24 Ore sui dati Istat relativi al periodo 2023-2025. Nel triennio i 106 capoluoghi italiani hanno complessivamente perso circa 97 mila residenti a vantaggio degli altri Comuni della provincia. Sono 53 le città che hanno registrato un saldo interno negativo, cioè più partenze verso altri Comuni italiani rispetto agli arrivi.
Cosenza rientra in questo gruppo, ma con una differenza importante rispetto ai capoluoghi calabresi che risultano in perdita anche nel saldo complessivo. Gli arrivi dall’estero riescono infatti a compensare le uscite verso l’hinterland, impedendo alla città di entrare nell’elenco dei 15 capoluoghi italiani nei quali il saldo finale resta negativo. In Calabria, tra questi figurano Catanzaro, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia.
Il dato racconta quindi una situazione meno evidente rispetto a quella di altri capoluoghi, ma non per questo priva di criticità. La perdita di residenti verso i Comuni vicini indica infatti un cambiamento nelle scelte abitative: una parte della popolazione continua a mantenere il proprio rapporto con il territorio cosentino, ma preferisce vivere fuori dal capoluogo.
Una dinamica che interessa anche il resto della provincia. Secondo Istat, nel 2023 il tasso migratorio interno della provincia di Cosenza era pari a -4,9 per mille, mentre quello migratorio con l’estero raggiungeva +7,0 per mille. Già allora il saldo negativo dei trasferimenti verso altri Comuni italiani veniva dunque compensato dalla capacità del territorio di attrarre nuovi residenti dall’estero.
Nel 2024 il quadro è rimasto caratterizzato dalla stessa doppia dinamica. Il saldo migratorio interno della Calabria è risultato negativo, mentre Cosenza ha registrato un saldo positivo con l’estero di 4.938 persone, confermandosi una delle aree regionali maggiormente attrattive per i flussi internazionali.
Il problema, dunque, non riguarda soltanto quanti abitanti perde o guadagna il capoluogo, ma dove scelgono di vivere le persone che restano legate al territorio. Lo spostamento verso i Comuni della cintura urbana può essere legato a diversi fattori: costo e disponibilità delle abitazioni, qualità della vita, servizi, mobilità e possibilità di trovare soluzioni residenziali più adatte alle esigenze delle famiglie.
A questo si aggiunge una dinamica demografica regionale più ampia. La Calabria nel 2024 contava 1.834.646 residenti, 3.922 in meno rispetto all’anno precedente, mentre le nascite sono scese a 12.679, con un calo del 4,5%. La provincia di Cosenza, inoltre, presenta una popolazione particolarmente anziana: nel 2023 l’età media era di 46,5 anni.
Per Cosenza, quindi, il dato della fuga dai capoluoghi va letto in maniera diversa rispetto a Crotone o Reggio Calabria. Non c’è un saldo complessivo negativo tale da collocare la città tra i casi peggiori d’Italia, ma esiste una chiara tendenza all’uscita verso i Comuni dell’area urbana. Una trasformazione silenziosa che ridisegna progressivamente la geografia della popolazione e pone al centro una domanda: come rendere il capoluogo nuovamente attrattivo per chi oggi sceglie di vivere appena fuori città?