Corigliano-Rossano, nuova genitorialità: meno protezione e più educazione concreta

La pedagogista Teresa Pia Renzo: “I figli devono affrontare limiti e frustrazioni per diventare adulti autonomi e resilienti”

A cura di Redazione
24 marzo 2026 09:00
Corigliano-Rossano, nuova genitorialità: meno protezione e più educazione concreta - Foto: Uff. Stampa Pedagogista Teresa Pia Renzo
Foto: Uff. Stampa Pedagogista Teresa Pia Renzo
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Corigliano-Rossano – Non è vero che oggi è più difficile essere genitori. È più difficile, semmai, esserlo davvero. Perché educare non significa proteggere ad ogni costo, né sostituirsi ai figli, ma accompagnarli a diventare autonomi, responsabili e capaci di affrontare la realtà. È su questo punto che si gioca la nuova genitorialità: meno parole, più educazione concreta.

IL PROBLEMA NON È LA SOCIETÀ CHE CAMBIA, MA GENITORI CHE NON EDUCANO PIÙ

È quanto afferma la pedagogista Teresa Pia Renzo, da oltre vent’anni punto di riferimento per la crescita della prima infanzia, tracciando il perimetro educativo attorno a quella che viene definita la nuova genitorialità, quella dei genitori peluche. Non è la società ad aver reso più difficile educare – spiega – perché l’evoluzione è sempre esistita. Ciò che è cambiato è la capacità dei genitori di esercitare il proprio ruolo educativo, che deve restare fondato su regole, limiti e responsabilità.

GENITORI IPERPROTETTIVI E PERMISSIVI: COSÌ SI BLOCCA LA CRESCITA DEI FIGLI

Il nodo centrale – aggiunge - è rappresentato da un modello familiare sempre più permissivo e sostitutivo. Genitori che intervengono continuamente al posto dei figli, che risolvono problemi, giustificano errori e difendono a prescindere. Questo atteggiamento – evidenzia – non è educativo ma diseducativo, perché impedisce ai bambini di sviluppare competenze fondamentali come l’autonomia, la capacità decisionale e il problem solving.

RENZO: SENZA FRUSTRAZIONE NON NASCE LA MATURITÀ

Uno degli aspetti più critici riguarda l’incapacità di far vivere ai bambini esperienze di limite e di frustrazione. Se un bambino non è abituato a confrontarsi con un errore, una difficoltà o una sconfitta, non svilupperà mai gli strumenti per gestirli. Educare – sottolinea ancora la pedagogista – significa anche dire no, dare regole e farle rispettare. Il dialogo è importante, ma da solo non basta. Quando un comportamento si ripete, servono azioni educative coerenti, non giustificazioni.

BAMBINI SENZA AUTONOMIA DIVENTANO ADULTI FRAGILI

Un bambino che cresce con un adulto che si sostituisce continuamente a lui non impara a gestirsi, a regolarsi e a prendere decisioni. Questo genera insicurezza, bassa autostima e incapacità di affrontare la realtà. Il rischio – spiega ancora la professionista che da più di un ventennio lavora a contatto con la prima infanzia – è quello di formare adulti fragili, incapaci di gestire le emozioni e le difficoltà, e più esposti a comportamenti disfunzionali o aggressivi.

EDUCARE SIGNIFICA PREPARARE ALLA VITA, NON EVITARLA

Il monito è quello di non stravolgere nulla e rimanere nel solco della più antica delle tradizioni: educare i figli a stare nel mondo. Senza – sottolinea - proteggerli dal mondo. Un figlio educato correttamente – conclude Teresa Pia Renzo – sarà un adulto consapevole, rispettoso e capace di affrontare anche le difficoltà senza crollare. Perché crescere non significa evitare i problemi, ma imparare ad affrontarli. E questa è una responsabilità che non può essere delegata né alla scuola né alla società: parte sempre dalla famiglia.

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