Corigliano-Rossano, Grillo difende il progetto Pendino: “Scelte vere, non slogan”
L’assessore rivendica le politiche sull’inclusione e respinge le polemiche: «Il Pendino è una ferita ereditata, oggi la sanamo»
Il Comune di Corigliano-Rossano accoglie positivamente il nuovo metodo di apertura e confronto avviato dalla Regione Calabria sui temi dell’inclusione sociale e della gestione dei fenomeni migratori, partecipando ai tavoli istituzionali «con senso di responsabilità». Lo chiarisce l’assessore alla città solidale e alla valorizzazione del patrimonio comunale, Marinella Grillo, che però rivendica una distinzione netta e non aggirabile: «Una cosa sono gli incontri tecnici e gestionali, altra cosa è il confronto politico, che deve fondarsi sulla verità dei fatti, sulle scelte compiute e sulle responsabilità assunte nel tempo».
L’Amministrazione comunale respinge con decisione l’idea di un avvicinamento recente o dettato dall’emergenza al tema dell’inclusione e del contrasto ai ghetti. «Da anni questo Ente governa quotidianamente fenomeni complessi», sottolinea Grillo, ricordando come il territorio sia segnato da sfruttamento lavorativo, marginalità sociale e fragilità strutturali. «Le nostre politiche non nascono da slogan, ma da atti amministrativi, investimenti pubblici e presenza costante delle istituzioni».
In questo contesto si inserisce il progetto di superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura nell’area del Pendino, finanziato con 2 milioni e 600 mila euro di risorse PNRR. Le polemiche sollevate attorno all’intervento vengono definite «strumentali, fuorvianti e politicamente fuori tempo massimo». Secondo l’assessore, chi oggi critica dovrebbe spiegare perché per oltre vent’anni, prima del 2019, quell’area sia stata lasciata nell’abbandono più totale, tra degrado, vandalismi e insicurezza, senza che nessuno ritenesse urgente intervenire.
Grillo richiama anche altri esempi di immobili e progetti ereditati in condizioni critiche, come l’immobile delle Clarisse, l’area consortile di Cantinella o la Taverna, «trovata abbandonata e vandalizzata e oggi completamente riqualificata», evidenziando come si tratti di scelte mancate da parte delle precedenti amministrazioni, quasi sempre di centrodestra.
«Questa Amministrazione ha fatto ciò che altri non hanno voluto o saputo fare», rivendica l’assessore, ricordando l’intercettazione delle risorse PNRR e la decisione di restituire dignità ai luoghi e alla loro storia. «Il Pendino non è un problema creato oggi, ma una ferita ereditata, che viene finalmente sanata con un intervento strutturale, trasparente e orientato alla legalità».
Accanto a questo progetto, il Comune porta avanti un impianto organico di politiche pubbliche che comprende il SAI – Sistema di Accoglienza e Integrazione, le azioni PNRR Su.Pr.Eme., la rifunzionalizzazione di immobili pubblici come Palazzo Pendino, le progettualità FAMI per l’inclusione sociale e l’attivazione di servizi essenziali sul territorio, come i servizi igienici pubblici nell’area di Boscarello. Un lavoro che passa anche dal segretariato sociale e dai percorsi di presa in carico per l’accesso ai servizi sanitari, la regolarizzazione lavorativa e l’autonomia abitativa.
In un contesto in cui il caporalato è una realtà concreta, l’Amministrazione ha inoltre attivato lo Sportello Agritec, finanziato con PON Metro Plus, «un’esperienza unica di collocamento etico in agricoltura» che mira a spezzare il circuito dell’intermediazione illegale e a promuovere un modello basato su diritti, trasparenza e responsabilità delle imprese.
A dare una cornice politica complessiva a queste azioni è il progetto INCAS, definito dall’assessore «una vera e propria strategia delle politiche di integrazione», costruita insieme al Terzo Settore, alle organizzazioni sindacali e agli enti pubblici. «L’inclusione non si improvvisa e non si delega alla propaganda», ribadisce.
L’attenzione verso i migranti, conclude Grillo, è quotidiana, concreta e verificabile nei progetti. «Il contrasto allo sfruttamento e la restituzione di dignità alle persone non si fanno con le vetrine, ma con scelte amministrative che durano nel tempo». Una stoccata finale anche alle politiche nazionali: «Gli unici ad aver provato a realizzare ghetti in questi anni sono coloro che hanno speso miliardi di euro in Albania, sottraendoli a scuole, strade, ospedali e servizi essenziali».
Il Comune di Corigliano-Rossano, assicura l’assessore, «continuerà su questa linea, senza arretrare e senza chiedere permesso, perché governare significa scegliere, anche quando è scomodo».