TERRITORIO

Consumo di suolo, a Crotone 1.537 ettari cementificati: i dati del Rapporto 2026

La città pitagorica registra l’8,53% del territorio comunale consumato. In Calabria il totale raggiunge 77.118 ettari, secondo il rapporto presentato da SNPA con il contributo di ARPACAL.

A cura di Redazione
30 ottobre 2026 20:00
Consumo di suolo, a Crotone 1.537 ettari cementificati: i dati del Rapporto 2026 - Foto: Redazione
Foto: Redazione
Condividi

Il Direttore generale di ARPACAL, Michelangelo Iannone, ha partecipato alla presentazione del Rapporto “Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio – Edizione 2026”, il documento elaborato nell’ambito del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) che analizza l’evoluzione dell’uso del suolo in Italia e le sue implicazioni ambientali. Al centro dell’iniziativa, il ruolo delle agenzie ambientali nel supportare le istituzioni nella prevenzione del rischio idraulico, nella tutela dei servizi ecosistemici e nella salvaguardia dei terreni agricoli.

I dati contenuti nelle schede regionali del Rapporto delineano un quadro significativo per la Calabria. Nel 2025 il suolo consumato ha raggiunto 77.118 ettari, pari al 5,11% della superficie regionale. Tra il 2024 e il 2025, il consumo netto di suolo è stato di 164 ettari, mentre il consumo lordo ha raggiunto i 178 ettari. Nello stesso periodo, il consumo di suolo pro capite si è attestato a 0,97 metri quadrati per abitante all’anno, con una densità del consumo pari a 1,18 metri quadrati per ettaro.

Il confronto con il quadro nazionale evidenzia una dinamica che richiede attenzione: in Italia il suolo consumato ammonta a oltre 2,16 milioni di ettari, pari al 7,19% del territorio. Il dato calabrese risulta quindi inferiore alla media nazionale in termini percentuali, ma conferma la necessità di monitorare con continuità le trasformazioni territoriali e di contenere l’ulteriore perdita di superfici naturali e agricole.

Nel suo intervento, Iannone ha sottolineato il valore del contributo tecnico-scientifico delle agenzie ambientali e del SNPA a sostegno dei decisori pubblici. Attraverso il monitoraggio, la raccolta e l’elaborazione dei dati, il sistema delle agenzie mette a disposizione delle amministrazioni conoscenze e strumenti indispensabili per interpretare i cambiamenti del territorio e tradurre le evidenze scientifiche in politiche ambientali efficaci.

La disponibilità di informazioni affidabili e aggiornate rappresenta, infatti, un presupposto fondamentale per orientare la pianificazione urbanistica, valutare gli effetti delle trasformazioni territoriali e rafforzare le misure di prevenzione nelle aree esposte al rischio idraulico. Comprendere dove, quanto e con quali modalità il suolo viene trasformato consente alle istituzioni di individuare le criticità, definire le priorità di intervento e programmare lo sviluppo secondo una visione di lungo periodo.

Il tema assume particolare rilevanza in Calabria, dove la gestione del territorio deve confrontarsi con la necessità di preservare gli equilibri ambientali e ridurre la vulnerabilità delle comunità. Il suolo, infatti, non è una semplice superficie disponibile per nuove edificazioni o infrastrutture, ma una risorsa naturale fondamentale per la sicurezza, il benessere e la qualità della vita.

Un suolo in buone condizioni contribuisce all’assorbimento e alla ritenzione delle acque meteoriche, alla regolazione del clima, alla conservazione della biodiversità e al mantenimento della fertilità necessaria alle produzioni agricole. La progressiva impermeabilizzazione delle superfici può compromettere queste funzioni, aumentando il deflusso delle acque e riducendo la capacità naturale del territorio di mitigare gli effetti degli eventi meteorologici intensi.

Per questo, la tutela dei servizi ecosistemici deve accompagnarsi alla salvaguardia della vocazione agricola dei terreni, favorendo un modello di sviluppo fondato sull’uso responsabile delle superfici. In tale prospettiva, il recupero delle aree già urbanizzate, il riutilizzo degli spazi dismessi e la riqualificazione del patrimonio esistente rappresentano opportunità importanti per limitare il consumo di nuove porzioni di territorio.

Le schede provinciali e comunali contenute nel Rapporto consentono, inoltre, di approfondire le dinamiche locali e di individuare le aree maggiormente interessate dalle trasformazioni. Tra i capoluoghi calabresi, Reggio Calabria presenta il valore più elevato di suolo consumato, con 3.406 ettari, seguita da Catanzaro con 2.118 ettari, Crotone con 1.537, Cosenza con 917 e Vibo Valentia con 871 ettari. In termini percentuali, il valore più alto tra i capoluoghi si registra a Cosenza, con il 24,43% del territorio comunale consumato, seguita da Vibo Valentia, con il 18,87%, Catanzaro, con il 18,95%, Reggio Calabria, con il 14,37%, e Crotone, con l’8,53%.

Questi indicatori restituiscono una fotografia articolata del territorio regionale e confermano l’importanza di affiancare ai dati complessivi analisi di dettaglio, utili a distinguere le diverse pressioni insediative e a indirizzare le politiche di governo del territorio in modo mirato.

Il messaggio emerso dalla partecipazione del Direttore generale di ARPACAL alla presentazione del Rapporto è chiaro: la conoscenza scientifica deve tradursi in responsabilità amministrativa e azioni concrete. Il rafforzamento della collaborazione tra agenzie ambientali e istituzioni è essenziale affinché il monitoraggio non resti un esercizio conoscitivo, ma diventi uno strumento operativo per prevenire i rischi, tutelare le risorse naturali e promuovere uno sviluppo più sostenibile.

In questa prospettiva, ARPACAL conferma il valore del proprio contributo tecnico-scientifico a supporto delle istituzioni e delle comunità, nella consapevolezza che proteggere il suolo significa difendere il patrimonio ambientale della Calabria, la sicurezza dei cittadini e le opportunità delle generazioni future.

Segui CalabriaOk