AGRICOLTURA

Clementina Festival, l’arcivescovo di Rossano-Cariati: «Giustizia per gli agricoltori e prezzi dignitosi»

Al Clementina Festival la Messa di monsignor Aloise e la benedizione dei campi: appello contro i costi insostenibili e per la dignità degli agricoltori.

A cura di Redazione
26 ottobre 2026 10:00
Clementina Festival, l’arcivescovo di Rossano-Cariati: «Giustizia per gli agricoltori e prezzi dignitosi» - Foto Uff Stampa diocesi di Rossano Cariati
Foto Uff Stampa diocesi di Rossano Cariati
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CORIGLIANO-ROSSANO - La dignità del lavoro agricolo, l’aumento dei costi di produzione e la necessità di garantire una concorrenza leale sono stati al centro dell’omelia dell’arcivescovo Maurizio Aloise, che domenica 25 ottobre ha presieduto la celebrazione eucaristica al Santuario di San Francesco di Paola, in occasione della terza edizione del Clementina Festival. La mattinata si è conclusa con la benedizione dei campi, alla presenza di fedeli, agricoltori e sindaci del territorio.

Nel corso della celebrazione, il presule ha richiamato il legame tra fede e lavoro, sottolineando il valore dell’agricoltura per l’identità e la storia della comunità. «Celebrare oggi l’Eucaristia in occasione del Festival delle Clementine, con la benedizione dei campi, significa unire la nostra fede alla vita concreta della nostra terra, al lavoro di tante famiglie e alla speranza di quanti, ogni giorno, coltivano i frutti che la natura ci dona», ha affermato.

L’agricoltura, ha evidenziato Aloise, non è soltanto una risorsa economica, ma «una parte importante della nostra identità, della nostra cultura e della nostra storia». Dietro ogni prodotto che arriva sulle tavole dei consumatori ci sono sacrifici, competenze e giornate di lavoro spesso segnate dalle condizioni climatiche e dall’incertezza dei mercati.

«Dietro ogni clementina che arriva sulle nostre tavole c’è un lavoro che spesso non vediamo: ci sono mani che potano, irrigano, concimano, raccolgono; ci sono persone che si alzano presto al mattino e affrontano il caldo, il freddo, l’incertezza del tempo e l’imprevedibilità dei mercati», ha ricordato l’arcivescovo.

Da qui il richiamo alle difficoltà che gravano sulle aziende agricole, alle prese con l’aumento dei costi e con dinamiche commerciali che rischiano di compromettere la sostenibilità economica delle produzioni. Aloise ha chiesto regole capaci di tutelare il territorio e, allo stesso tempo, garantire condizioni eque a chi lavora la terra.

«Le regole ambientali e commerciali devono essere giuste ed equilibrate, tutelare il creato, sostenere gli agricoltori e garantire una concorrenza leale», ha dichiarato. Poi l’affondo: «Non possiamo chiedere agli agricoltori di custodire il territorio e, nello stesso tempo, lasciarli soli davanti a costi insostenibili e prezzi che non consentono di vivere dignitosamente del proprio lavoro».

Nel suo intervento, l’arcivescovo ha richiamato anche l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco e il principio dell’ecologia integrale, ribadendo la responsabilità collettiva nella salvaguardia dell’ambiente. «La terra non è soltanto una risorsa da sfruttare: è un dono da custodire, una responsabilità da condividere e un patrimonio da consegnare alle generazioni future», ha sottolineato.

Il messaggio ha riguardato anche il futuro delle comunità agricole e delle nuove generazioni. Per Aloise, sostenere le aziende locali, valorizzare i prodotti del territorio e promuovere la consapevolezza dei consumatori sono passaggi necessari per costruire prospettive concrete di sviluppo.

«Una comunità cresce quando sa fare rete, quando sostiene le proprie aziende agricole, quando valorizza i prodotti locali e quando educa i consumatori a riconoscere la qualità e il valore del lavoro», ha affermato. «Cresce quando i giovani non sono costretti a guardare altrove per costruirsi un futuro e quando chi lavora la terra non si sente dimenticato».

La celebrazione si è conclusa con un invito a trasformare la preghiera in un impegno quotidiano: custodire il creato, rispettare il lavoro e prendersi cura della propria terra con responsabilità e speranza. Dopo il saluto del vicesindaco, la preghiera si è svolta sotto l’arco di San Gennaro e ha raggiunto il suo momento conclusivo con la benedizione impartita con la «canna di San Francesco».

L’auspicio finale dell’arcivescovo ha riportato l’attenzione sulle condizioni di chi opera nei campi: «Una terra è veramente feconda non soltanto quando produce frutti abbondanti, ma quando permette a chi la coltiva di vivere con dignità e di guardare al futuro con speranza».

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