Catanzaro-Squillace, Maniago richiama le comunità alla comunione e alla fede
Conclusa la visita pastorale nella zona sinodale di Pentone, Fossato Serralta, Maranise e Sorbo San Basile: al centro il dialogo, la fraternità e una fede libera dalle paure
La capacità di superare le divisioni, riconoscere il bene presente nelle comunità e vivere una fede autentica. Sono questi i temi al centro del messaggio conclusivo dell’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, monsignor Claudio Maniago, al termine della visita pastorale nella zona sinodale che comprende Pentone, Fossato Serralta, Maranise e Sorbo San Basile.
Nel corso degli incontri, il presule ha avuto modo di confrontarsi con sacerdoti, rappresentanti delle istituzioni civili e militari, famiglie, giovani, bambini, anziani, ammalati e gruppi parrocchiali. Una serie di occasioni di ascolto che ha permesso di conoscere più da vicino la vita delle comunità, le esperienze di solidarietà e le difficoltà che attraversano il tessuto ecclesiale.
Nel suo saluto finale, monsignor Maniago ha espresso gratitudine a quanti lo hanno accolto e accompagnato, soffermandosi sul contributo quotidiano di chi opera nelle parrocchie, spesso lontano dai riflettori e attraverso gesti semplici di disponibilità e servizio.
Il valore delle relazioni e il superamento delle divisioni
Uno dei passaggi centrali della riflessione dell’arcivescovo ha riguardato la necessità di custodire l’unità delle comunità cristiane. Le incomprensioni e le tensioni, ha evidenziato, possono emergere anche nella vita parrocchiale, ma non devono diventare un ostacolo alla costruzione di relazioni autentiche.
L’invito rivolto ai fedeli è quello di concentrarsi su ciò che favorisce l’incontro, evitando che le differenze si trasformino in contrapposizioni. La comunione, in questa prospettiva, richiede un impegno concreto e una continua disponibilità a mettersi in discussione.
Per monsignor Maniago, non è sufficiente svolgere attività positive: è importante anche il modo in cui vengono realizzate. Il riferimento rimane lo stile di Gesù Cristo, fondato sulla mitezza, sul dono di sé e sulla capacità di costruire fraternità senza cercare affermazioni personali.
La fede come libertà dalla superstizione
Nel messaggio conclusivo è stato affrontato anche il rapporto tra fede e paura. L’arcivescovo ha richiamato l’attenzione sull’incompatibilità tra la fiducia cristiana nel Signore e il ricorso a oroscopi, maghi e pratiche superstiziose.
Il richiamo non riguarda soltanto il rifiuto di determinati comportamenti, ma soprattutto la riscoperta di una relazione con Cristo capace di liberare da condizionamenti e timori. La fede, ha sottolineato il presule, deve essere vissuta come esperienza di libertà e affidamento, non come una forma di dipendenza.
In questo cammino assumono un ruolo centrale l’Eucaristia e il sacramento della Riconciliazione, indicati come momenti fondamentali per ritrovare fiducia, gioia e forza spirituale nell’affrontare le difficoltà quotidiane.
L'impegno dopo la visita pastorale
La conclusione della visita non rappresenta un punto d’arrivo, ma l’inizio di una fase nella quale tradurre gli incontri e le riflessioni in comportamenti concreti. Alle comunità della zona sinodale è stato affidato l’invito a rafforzare la partecipazione, promuovere la corresponsabilità e prestare maggiore attenzione alle persone più fragili.
Il cammino indicato da Claudio Maniago richiama le parrocchie alla capacità di accogliere, accompagnare e perdonare, riconoscendo il valore delle relazioni nella testimonianza cristiana.
L’obiettivo è costruire comunità nelle quali nessuno si senta escluso, il confronto non degeneri in divisione e la fede diventi una fonte di speranza condivisa. Una responsabilità che continua anche dopo la visita dell’arcivescovo e che coinvolge sacerdoti e fedeli nella vita quotidiana delle rispettive comunità.