Catanzaro - Santo Panzarella, il CNDDU: «La sua memoria diventi un presidio educativo contro le mafie»

A 24 anni dalla scomparsa del giovane calabrese, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita le scuole a trasformare la memoria delle vittime della lupara bianca in percorsi permanenti di educazione alla legalità

A cura di Redazione
09 luglio 2026 11:00
Catanzaro - Santo Panzarella, il CNDDU: «La sua memoria diventi un presidio educativo contro le mafie» - Foto Uff. Stampa CNDDU
Foto Uff. Stampa CNDDU
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CATANZARO – A ventiquattro anni dalla scomparsa di Santo Panzarella, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) rinnova il proprio appello affinché la sua vicenda diventi uno strumento di educazione civica e di contrasto alla cultura mafiosa. Il giovane calabrese, scomparso il 10 luglio 2002 all'età di 29 anni, è considerato uno dei simboli più dolorosi della cosiddetta lupara bianca, una delle forme più crudeli della violenza esercitata dalla criminalità organizzata.

Nella nota firmata dalla prof.ssa Giovanna De Lucia Lumeno, il Coordinamento sottolinea come il caso di Panzarella rappresenti ancora oggi «una ferita aperta nella coscienza civile del nostro Paese», ricordando quanto le mafie continuino a colpire i diritti fondamentali della persona, a partire dal diritto alla vita, alla libertà e alla dignità.

La storia di Santo Panzarella

Nato a Filadelfia, nel Vibonese, e cresciuto a Curinga, Santo Panzarella era stato allontanato dalla madre Angela Donato dal contesto segnato dalla presenza delle cosche mafiose. La donna aveva scelto di mandarlo nel Nord Italia per consentirgli di studiare, lavorare e costruire un futuro lontano dalla criminalità organizzata.

Dopo il fallimento dell'attività avviata fuori regione e il successivo ritorno in Calabria, la madre raccontò di aver assistito a un progressivo cambiamento del figlio: nuove frequentazioni, allontanamento dalla famiglia e comportamenti che lasciavano intuire un coinvolgimento sempre più stretto con ambienti della criminalità organizzata.

Secondo quanto ricostruito nelle indagini, il giovane avrebbe lavorato come autista di Angela Bartucca, moglie del boss detenuto Rocco Anello. Una presunta relazione sentimentale tra i due, emersa dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, sarebbe stata ritenuta un affronto alle regole della cosca e avrebbe portato alla decisione di eliminarlo. Il Coordinamento ricorda tuttavia che tali ricostruzioni investigative non hanno trovato una definitiva conferma processuale nei confronti degli imputati, assolti per insufficienza di prove.

Una verità mai raggiunta

Il 10 luglio 2002 Santo Panzarella scomparve nel nulla. Due giorni più tardi la sua automobile fu ritrovata completamente distrutta dalle fiamme nelle campagne di Francavilla Angitola. Del suo corpo non è mai stata raggiunta un'identificazione certa e, nonostante anni di indagini e ricerche, la famiglia continua ad attendere una risposta definitiva.

Per il CNDDU, la vicenda rappresenta una delle pagine più dolorose e irrisolte della storia della criminalità organizzata calabrese.

Il coraggio di Angela Donato

Nel documento viene evidenziata anche la figura della madre, Angela Donato, che decise di collaborare con la Squadra Mobile di Catanzaro e con la Direzione Distrettuale Antimafia, rompendo il muro dell'omertà.

Una scelta definita dal Coordinamento come un esempio di straordinario valore civile, capace di trasformare il dolore personale in un costante impegno per la ricerca della verità e della giustizia.

L'appello alle scuole

Il Coordinamento propone che le istituzioni scolastiche promuovano percorsi permanenti dedicati alla memoria delle vittime della lupara bianca, attraverso la realizzazione di un archivio digitale nazionale costruito dagli studenti con documenti, testimonianze e materiali multimediali.

Tra le proposte figurano anche laboratori interdisciplinari per analizzare i meccanismi attraverso cui la criminalità organizzata esercita la propria influenza sui giovani, oltre a percorsi di educazione alla memoria attiva che utilizzino le tecnologie digitali come strumenti di cittadinanza e partecipazione democratica.

«Ricordare Santo Panzarella – conclude il CNDDU – significa riaffermare il valore della dignità umana e riconoscere il coraggio di chi ha scelto la legalità, trasformando la memoria in un impegno educativo quotidiano contro ogni forma di sopraffazione mafiosa».

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