APPLAUSI

Catanzaro, Capossela e Capovilla trasformano il Politeama in un viaggio tra memoria e poesia

La ballad opera “E morte non avrà dominio” ha portato sul palco del Festival d’Autunno quindici brani inediti, storie di vite marginali e una riflessione sulle guerre e sull’indifferenza

A cura di Redazione
25 ottobre 2026 18:00
Catanzaro, Capossela e Capovilla trasformano il Politeama in un viaggio tra memoria e poesia - Ufficio stampa Festival d'autunno
Ufficio stampa Festival d'autunno
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Il Teatro Politeama di Catanzaro ha ospitato sabato 24 ottobre Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla con “E morte non avrà dominio”, spettacolo inserito nella XXIII edizione del Festival d’Autunno, ideato e diretto da Antonietta Santacroce. Una produzione che ha unito musica dal vivo, recitazione e suggestioni radiofoniche, costruendo un racconto dedicato alla memoria, alla fragilità umana e alle contraddizioni del presente.

Al centro della rappresentazione, una storia che nasce dal ricordo di Renato Striglia, dj radiofonico scomparso nel 2020, e dal progetto incompiuto legato a “Under Milk Wood”, opera del poeta gallese Dylan Thomas. Da questo legame prende forma una ballad opera nella quale le voci registrate, le canzoni e i personaggi diventano strumenti per dare continuità a ciò che la morte sembra interrompere.

Le registrazioni di Ornella Vanoni, Paolo Rossi, Nada, Luciana Littizzetto e Geppi Cucciari hanno arricchito il racconto, creando un dialogo tra presenze e assenze. Capossela si è alternato tra canto e recitazione, mentre Capovilla ha interpretato con una voce ruvida e intensa le diverse figure della narrazione, tra cui Striglia, Dylan Thomas e il Capitano Gatto.

La scena, curata da Giuliano Spinelli, ha contribuito a definire l’identità dello spettacolo. Tralicci, vecchie radio e oggetti quotidiani hanno composto un ambiente essenziale e visionario. Una vasca da bagno, in particolare, si è trasformata nel corso della rappresentazione assumendo significati differenti, dal letto alla bara fino a diventare un’imbarcazione. Un elemento scenico capace di accompagnare il racconto sul confine tra esistenza, perdita e viaggio.

Anche la componente musicale ha avuto un ruolo centrale. Blues, swing, folk e rock si sono intrecciati con le parole, grazie al lavoro dei musicisti Alessandro “Asso” Stefana, alle chitarre e al banjo, Vincenzo Vasi, al theremin, alla batteria e al sampler, Raffaele Tiseo, al violino e all’organo, e Riccardo Loda, al contrabbasso. Le voci di Leandra Bordone, Gaia Barco ed Elvis Zini hanno completato l’impianto sonoro.

Il racconto ha dato spazio soprattutto agli esclusi, a quei personaggi irregolari che la società considera sconfitti perché lontani dai modelli dominanti di successo e produttività. Attraverso queste figure, lo spettacolo ha affrontato il tema dell’indifferenza e della ricerca di un ordine costruito spesso sulla negazione dell’altro.

La riflessione si è fatta più diretta nel passaggio dedicato alle vittime innocenti dei conflitti, con un riferimento particolare ai bambini e alla Palestina. La musica è diventata così uno strumento di denuncia, senza rinunciare alla dimensione poetica che attraversa l’intera opera.

Accanto alla morte e alla violenza, ha trovato spazio anche l’amore, rappresentato come una possibilità di sottrarsi per un momento al trascorrere del tempo. Una dimensione intima che ha accompagnato il pubblico verso il finale, nel quale il ricordo e la continuità degli affetti hanno assunto un significato centrale.

La conclusione è stata accompagnata da lunghi applausi. Per il bis, Capossela è tornato sul palco con “All’una e trentacinque circa” e “Milk Wood Bar”, rendendo omaggio anche a Vincenzo Costantino “Cinaski”. Prima di lasciare la scena, il lancio verso l’alto di una palla legata a un filo ha richiamato un verso di Dylan Thomas, lasciando un’ultima immagine sospesa tra memoria e futuro.

La direttrice artistica Antonietta Santacroce ha espresso apprezzamento per la prova dell’artista, sottolineando la capacità di rinnovarsi senza perdere la propria identità. A Capossela è stato inoltre consegnato il Cavatore d’Argento, realizzato dall’orafo crotonese Michele Affidato.

Il Festival d’Autunno proseguirà venerdì 30 ottobre, alle 21, al Teatro Politeama di Catanzaro con “Gonzalo plays Pino”, il concerto nel quale il pianista jazz Gonzalo Rubalcaba renderà omaggio alla musica di Pino Daniele.

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