Catanzaro abbraccia Don Mimmo, cittadinanza tra emozione e impegno
Fiorita: «Riconoscimento che dà senso». Battaglia: «Lasciatemi tra gli ultimi»
La sala rossa di Palazzo De Nobili gremita, l’emozione composta delle istituzioni e della città, l’applauso lungo che accompagna l’abbraccio a Domenico Battaglia: Catanzaro ha conferito la cittadinanza onoraria al “suo” don Mimmo in una cerimonia che è andata ben oltre il rito formale. A introdurre il momento è stato il sindaco Nicola Fiorita, che nel suo saluto ha tracciato il senso più profondo del riconoscimento. «Ci sono riconoscimenti che servono a dare prestigio. E ce ne sono altri che servono a dare senso», ha detto rivolgendosi al cardinale. «Lei non è qui perché è Cardinale. È qui perché ha scelto subito da che parte stare», ricordando gli anni in cui, giovane sacerdote, scelse i margini, gli ultimi, gli “invisibili”, trasformando luoghi difficili in comunità vive.
Il primo cittadino ha richiamato l’esperienza ultradecennale alla guida del Centro Calabrese di Solidarietà, definita non un incarico ma una missione concreta, fatta di volti e storie, di sofferenze accompagnate senza proclami. «Lei non ha mai parlato dei poveri come categoria astratta. Ha parlato con le persone. E le ha guardate negli occhi», ha sottolineato Fiorita, indicando nella concretezza la cifra di una vita spesa accanto a chi resta indietro.
Poi la parola è passata al cardinale, in un discorso intenso e lungo, attraversato da immagini semplici e potenti. «“Cittadinanza” pesa perché dice appartenenza. E oggi voi avete fatto questo: mi avete riconosciuto», ha esordito. Ma subito ha chiarito la sua posizione: «Io non desidero essere ascritto tra i primi cittadini. Vorrei essere scritto nell’elenco degli ultimi. Non come slogan. Come posizione». Un filo rosso che ha attraversato tutto l’intervento, intrecciando Vangelo e Costituzione, i “due libri” che – ha raccontato – tiene sul comodino. «Mi fanno la stessa domanda: da che parte stai?».
Le Beatitudini, ha spiegato, «non sono un invito alla rassegnazione», ma una mappa di dignità e giustizia. E ancora: «Una città si capisce da come tratta chi resta indietro. Non è una frase religiosa, è una misura laica della civiltà». Fino all’impegno finale, trasformando l’onorificenza in responsabilità: «Per me questo riconoscimento ha senso solo se diventa un ponte in basso». E la richiesta alla comunità: «Lasciatemi prete degli ultimi. Se un giorno mi vedrete comodo, richiamatemi».
A suggellare la giornata anche l’intervento del consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”, che ha parlato di «ritorno simbolico di un figlio alla sua comunità». Bruno ha ricordato come proprio a Catanzaro Battaglia abbia fondato il Centro Calabrese di Solidarietà, oggi guidato da Isa Mantelli, presidio di speranza contro dipendenze e fragilità. «Oggi la cittadinanza onoraria non è una medaglia, è una consegna», ha citato dal discorso del cardinale, evidenziando la lezione per le istituzioni: «Il valore di una persona, e di una città, si misura dalla capacità di includere e di non scartare nessuno».