Caro affitti a Rende, Rifondazione Comunista: «Il problema resta senza risposta»

Il circolo Gullo-Mazzotta critica l’amministrazione: «Servono politiche per canoni calmierati, edilizia sociale e patrimonio pubblico»

A cura di Redazione
24 agosto 2026 13:00
Caro affitti a Rende, Rifondazione Comunista: «Il problema resta senza risposta» - Foto Redazione
Foto Redazione
Condividi

Caro affitti a Rende, Rifondazione Comunista torna a sollevare il tema dell’emergenza abitativa, chiedendo all’amministrazione comunale di affrontare la questione non soltanto dal punto di vista della domanda legata alla presenza dell’Università della Calabria, ma anche attraverso politiche concrete per rendere gli affitti più accessibili.

Secondo il Circolo “Gullo-Mazzotta” di Rifondazione Comunista – Area urbana Cosenza-Rende, l’inchiesta della Gazzetta del Sud ha riportato al centro del dibattito una problematica che coinvolge non solo gli studenti, ma anche giovani coppie, lavoratori precari, famiglie, anziani e persone sole. «Il caro affitti colpisce chiunque abbia un reddito insufficiente a sostenere i prezzi richiesti dal mercato», sottolinea il partito, evidenziando come per molte persone il canone di locazione rappresenti ormai una quota sempre più pesante del reddito disponibile.

Nel mirino finisce la risposta dell’amministrazione comunale, accusata di aver spostato il confronto sui parametri economici generali della città senza entrare nel merito delle cause e delle possibili soluzioni. Per Rifondazione, le domande da affrontare sono altre: quali politiche per il canone concordato? Quali strumenti per calmierare gli affitti? Quale utilizzo del patrimonio pubblico? Quale strategia per l’edilizia residenziale sociale?

Questioni che, secondo il partito, dovrebbero assumere ancora maggiore rilevanza per un’amministrazione che si definisce socialista.

Particolare attenzione viene riservata al tema degli studentati privati. Rifondazione Comunista contesta l’idea che l’aumento dell’offerta abitativa universitaria possa automaticamente coincidere con una politica di diritto allo studio e di diritto all’abitare. Gli studentati gestiti da soggetti privati, osserva il partito, possono infatti essere inseriti in operazioni immobiliari orientate alla redditività, con canoni e servizi che rischiano di risultare difficilmente accessibili agli studenti provenienti da famiglie con redditi medio-bassi.

Il riferimento è anche al progetto Urban Life, sul quale la consigliera Rossella Gallo ha presentato un’interrogazione. Al centro dell’atto, le garanzie sui canoni, l’eventuale utilizzo di strumenti di calmierazione come il canone concordato, la compatibilità dell’intervento con l’obiettivo del consumo di suolo zero e la necessità di una visione complessiva sui diversi progetti di housing universitario previsti a Rende.

«Domande alle quali, ancora oggi, non è stata data una risposta politica adeguata», sostiene Rifondazione.

Il partito precisa di non essere contrario alle soluzioni dedicate all’abitare universitario, ma contesta che un’operazione immobiliare privata, anche quando beneficia di risorse pubbliche, possa essere considerata automaticamente una politica abitativa. Secondo Rifondazione, l’utilizzo di finanziamenti pubblici dovrebbe produrre un beneficio sociale duraturo e non limitarsi a ridurre il rischio economico dell’investimento privato.

Un altro capitolo riguarda gli studentati finanziati attraverso il PNRR. Rifondazione richiama la necessità di interrogarsi sulla funzione sociale degli immobili una volta terminati i periodi durante i quali sono previsti specifici vincoli e condizioni di accessibilità. Il timore espresso è che strutture realizzate anche grazie a risorse pubbliche possano successivamente entrare nel circuito della rendita immobiliare.

Al centro della riflessione viene posto anche il consumo di suolo. Per il circolo “Gullo-Mazzotta”, affrontare l’emergenza abitativa attraverso nuove costruzioni mentre una parte significativa del patrimonio edilizio esistente rimane inutilizzata o sottoutilizzata rappresenterebbe una contraddizione che l’amministrazione dovrebbe spiegare.

Rifondazione invita quindi a non trasformare il confronto sul caro affitti in una discussione sull’immagine economica di Rende o in una polemica contro chi ha sollevato la questione. La città, sostiene il partito, può essere contemporaneamente dinamica, produttiva e sede universitaria e avere comunque un problema serio di accesso alla casa.

Infine, il circolo esprime solidarietà a chi, secondo quanto denunciato, sarebbe stato oggetto di «attacchi pubblici dai toni scomposti» per aver raccontato una criticità del territorio. Contestare un’inchiesta, sottolinea Rifondazione, è legittimo, così come correggerne eventuali errori o discuterne le conclusioni. Diverso sarebbe trasformare il dissenso nel merito in una delegittimazione personale.

La conclusione del partito è netta: il caro affitti resta una questione aperta a Rende, insieme alle domande sulle politiche abitative che, secondo Rifondazione Comunista, l’amministrazione comunale non avrebbe ancora affrontato in maniera adeguata. E il problema, ribadisce il circolo, riguarda molto più degli studenti: riguarda il diritto di poter continuare a vivere a Rende anche per chi non ha la possibilità di sostenere qualsiasi prezzo imposto dal mercato.

Segui CalabriaOk