“Candida” al Teatro Comunale di Catanzaro: una donna coraggiosa al centro della scena

La commedia di Nino Gemelli, interpretata dalla compagnia Teatro Incanto, unisce memoria, ironia e contemporaneità celebrando il teatro vivo e la lingua del territorio

A cura di Redazione
05 marzo 2026 17:30
“Candida” al Teatro Comunale di Catanzaro: una donna coraggiosa al centro della scena - Foto: Redazione
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Catanzaro - Una storia che parla di libertà, di sogni e di coraggio. Ma anche di famiglia, di amicizia e di scelte che, a volte, hanno il sapore della sfida. È tutto questo “Candida”, la commedia di Nino Gemelli portata in scena al Cinema Teatro Comunale di Catanzaro dalla compagnia Teatro Incanto, guidata da Francesco Passafaro, nel secondo appuntamento della rassegna “Nel segno di Gemelli”.

Il pubblico si ritrova immerso in una storia ambientata negli anni Ottanta ma sorprendentemente moderna. Al centro della scena c’è Candida, una donna indipendente, capace di guardare oltre i limiti che la società e la famiglia cercano di imporle. Non è una protagonista convenzionale: è sognatrice, determinata, pronta a inseguire il proprio destino anche quando questo significa rompere equilibri e affrontare incomprensioni.

È proprio questa figura femminile così forte e consapevole a rendere la commedia ancora oggi attuale. Nel teatro, spesso dominato da personaggi maschili, Gemelli sceglie invece di mettere al centro una donna che non accetta di restare ai margini. Una scelta narrativa che, per l’epoca in cui il testo è stato scritto, appare quasi visionaria.

La storia si sviluppa tra dinamiche familiari e relazioni complesse. Da una parte c’è il paternalismo del fratello Cesare, che osserva e giudica le scelte della sorella con lo sguardo di chi pensa di sapere cosa sia giusto per lei. Dall’altra c’è il rapporto profondo tra Candida e l’amica Paola, un legame speciale che attraversa la commedia e apre spunti di riflessione sulla libertà dei sentimenti e sulla capacità di essere se stessi, anche quando questo significa andare contro le aspettative degli altri.

Il tutto è raccontato con quella miscela di ironia e umanità che è la cifra del teatro di Gemelli. Un teatro che parla alla comunità e della comunità, utilizzando il dialetto non come semplice colore folkloristico ma come lingua viva, capace di restituire autenticità ai personaggi e di creare una complicità immediata con il pubblico.

A rendere ancora più coinvolgente lo spettacolo è la qualità del cast. Tutti gli attori dimostrano grande affiatamento e una naturalezza scenica che nasce da anni di lavoro condiviso sul teatro di Gemelli. In particolare, la protagonista offre una Candida, una Elisa Condello intensa e luminosa, capace di muoversi tra leggerezza e profondità con una presenza scenica che cattura il pubblico.

E poi c’è la comicità, quella autentica, che nasce dal ritmo e dal gioco teatrale. In questo senso funziona alla perfezione il duo formato da Francesco Passafaro e Malta, che innesca un meccanismo virtuoso di gag, tempi comici e improvvisazioni capaci di accendere la platea e creare un dialogo continuo con gli spettatori. Sorprendente il piccolo Antonino Pugliese nei panni del nipote Giacomino; sul palco anche – bravi e credibili - Francesca Guerra (Paola) e Stefano Perricelli (Cesare).

Passafaro, che firma anche la regia, racconta questo lavoro come un atto d’amore verso il teatro di Gemelli e verso la lingua del territorio: «Abbiamo voluto dare valore a una cosa importantissima, la nostra lingua. Spesso non ce ne rendiamo conto, ma è una parte fondamentale della nostra identità. E al centro di questa storia c’è una donna moderna, indipendente, che negli anni Ottanta rappresentava già una visione molto avanti».

Il risultato è uno spettacolo che riesce a tenere insieme memoria e contemporaneità, facendo rivivere un teatro che continua a parlare al presente. Non una semplice riproposizione, ma un gesto di restituzione culturale alla città, come dimostra anche la partecipazione calorosa del pubblico.

Perché, in fondo, il teatro di Gemelli funziona proprio così: racconta storie che appartengono a tutti. E lo fa con il sorriso, con la leggerezza e con quella capacità rara di trasformare una serata a teatro in un momento di comunità.

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