Lifestyle - Calabria sveglia per l'ansia: anche il riposo ormai è un lusso
Mentre 1 italiano su 5 riposa meno del necessario, la nostra regione è medaglia d'argento tra stress economico e carenza di servizi sanitari
Lifestyle - In occasione del World Sleep Day, che ricorre il 13 marzo, MCO Report ha condotto con Selvitys un sondaggio esclusivo su 1.000 italiani e dai dati ottenuti è emerso chiaramente come il sonno sia da considerarsi sempre di più come un privilegio. Dove vivi, quanto guadagni e che lavoro fai sono i fattori che influiscono maggiormente. Complessivamente quasi 1 italiano su 5 (18%) dorme cronicamente meno di 6 ore, contro le almeno 7 ore consigliate per la salute, e il dato è maggiormente accentuato al Sud (20,1%).
A guidare la classifica negativa c'è infatti la Sardegna (30,3%) mentre in seconda posizione troviamo la Calabria, dove il 26,9% della popolazione dorme meno di 6 ore a notte. Anche se il dato potrebbe non sembrare rilevante, si tratta di un'emergenza che intreccia salute pubblica, disuguaglianze sociali e costi economici. Proprio il Sud, storicamente associato a ritmi di vita più lenti e a una grande cultura della convivialità, emerge come l’area dove si dorme peggio, probabilmente per via di un mix fatto di stress economico, carenza di servizi sanitari territoriali e condizioni abitative spesso più disagiate nelle aree urbane.
Oltre al divario tra Nord e Sud è emerso infatti come a dormire meno non sia chi lavora tante ore al giorno, bensì chi vive nell'incertezza economica: il 21,5% dei disoccupati e il 19,6% delle casalinghe dorme meno di 6 ore per notte e, tra chi dichiara sonno scarso o molto scarso, le casalinghe raggiungono il 33,7% e i disoccupati il 30,8%, più del doppio rispetto ai lavoratori dipendenti full-time (13,9%). Lo stress legato al presente e l'ansia per il futuro dunque limitano il sonno più delle ore di lavoro, rendendo difficile l'addormentamento e agitato il sonno notturno. Infine, Il 24,6% di chi guadagna meno di €1000 al mese dorme meno di 6 ore, contro l’8,5% di chi guadagna tra €2500-3000.
Il divario del sonno italiano corre dunque lungo l'asse Nord-Sud, ricchi-poveri, occupati-disoccupati e, in questo scenario frammentato, la Calabria emerge come uno dei territori più colpiti dalla "povertà del sonno". Il dato non sorprende, se consideriamo le difficoltà dettate da un mercato del lavoro molto fragile e da un indice di precarietà superiore alla media: se il sonno è diventato un nuovo indicatore di disuguaglianza, la nostra regione rappresenta il fronte su cui questa battaglia è più accesa. Restituire il diritto al riposo ai cittadini calabresi significa quindi agire sulle cause strutturali che generano quell’inquietudine notturna, perché un sonno di qualità non dovrebbe essere un lusso per pochi, ma una garanzia di salute per tutti.