Calabria - Oltre 565mila persone in difficoltà alimentare

Crescono le rinunce nell famiglie e anche tra i bambini

A cura di Redazione
17 ottobre 2026 07:30
Calabria - Oltre 565mila persone in difficoltà alimentare - Foto: Redazione
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Calabria - Oltre 565mila persone in difficoltà alimentare, pari al 35,7% della popolazione regionale. È il dato che emerge dall'ultima analisi di ActionAid Italia sulla povertà alimentare, riferita al 2024, che fotografa una situazione in peggioramento in Calabria. Rispetto al 2023, quando le persone coinvolte erano poco più di 503mila, si registra un aumento di 62.286 persone. Un andamento che preoccupa anche alla luce del dato relativo al Sud e alle Isole, dove l'incidenza media del fenomeno è invece scesa dal 18,2% al 17,4%.

Aiuti alimentari, in Calabria oltre 210mila beneficiari

I numeri raccontano una difficoltà che riguarda una parte consistente della popolazione. Secondo i dati relativi al 2025 riportati da ActionAid, in Calabria sono complessivamente 210.281 le persone che beneficiano di aiuti alimentari, tra cui 49.942 minori di 18 anni. L'analisi dell'organizzazione considera diverse dimensioni del fenomeno: dalle difficoltà economiche nell'acquisto degli alimenti alle forme più gravi di insicurezza alimentare, fino al peso della spesa sul bilancio familiare. La povertà alimentare, infatti, non riguarda soltanto la possibilità di mettere in tavola un pasto, ma anche la qualità e la varietà degli alimenti e la possibilità di vivere momenti di convivialità senza che il costo diventi un ostacolo.

A livello nazionale, nel 2024 le persone in condizione di povertà alimentare hanno raggiunto il 12,7% della popolazione, rispetto all'11,8% del 2023. In termini assoluti si tratta di oltre 6,4 milioni di persone. Un fenomeno che, secondo ActionAid, si sta estendendo anche a chi lavora e a famiglie che non rientrano nelle tradizionali categorie considerate a rischio di povertà.

Il caro vita allarga la fascia della vulnerabilità

A incidere sono soprattutto l'aumento dei prezzi dei generi alimentari, il costo della casa e quello dell'energia, spese che riducono le risorse disponibili per le necessità quotidiane. La difficoltà, dunque, non riguarda più soltanto le persone in condizioni di grave marginalità, ma coinvolge anche famiglie e lavoratori che faticano a sostenere le spese essenziali.

«Questo non significa che le fasce più fragili siano meno esposte, ma che l'aumento dei prezzi di cibo, casa ed energia sta allargando l'area della vulnerabilità. Questi dati interrogano l'adeguatezza degli attuali approcci di contrasto. Bisogna affiancare all'aiuto alimentare risposte più strutturali in grado di contrastare efficacemente il fenomeno e promuovere il diritto a un'alimentazione adeguata», dichiara Roberto Sensi, responsabile del programma Povertà alimentare di ActionAid Italia.

Un quadro che evidenzia la necessità di interventi capaci di andare oltre il sostegno immediato, affrontando le cause economiche e sociali che rendono sempre più difficile per molte persone garantire un'alimentazione adeguata.

Bambini e ragazzi, aumentano le rinunce a tavola e nella socialità

Particolarmente delicata è la situazione dei più giovani. In Italia sono circa 430mila i bambini e i ragazzi sotto i 16 anni, pari al 5,6% del totale, che vivono in famiglie costrette per ragioni economiche a rinunciare ad alcuni aspetti dell'alimentazione o della vita sociale. Le difficoltà possono tradursi nell'impossibilità di consumare quotidianamente frutta e verdura, di mangiare un pasto proteico a base di carne, pesce o alternative vegetariane, ma anche di invitare gli amici a casa per giocare o condividere qualcosa da mangiare.

Nel 2021 la quota era pari al 5,3%, per circa 419mila minori. Il peggioramento più significativo riguarda i bambini tra i 6 e gli 11 anni: tra il 2021 e il 2024, la percentuale di chi sperimenta difficoltà legate al cibo e alla socialità è passata dal 3,8% al 6,8%. Si tratta di circa 220mila bambini, quasi 90mila in più rispetto a tre anni prima.

La condizione economica delle famiglie incide anche sulle opportunità extrascolastiche, sulla possibilità di partecipare alle gite, acquistare libri e vestiti nuovi o prendere parte ad attività ricreative. La casa rappresenta una delle principali voci di spesa e può sottrarre risorse al budget destinato all'alimentazione. I dati mostrano una differenza significativa anche in base alla condizione abitativa: tra i minori che vivono in una casa di proprietà senza mutuo, le difficoltà alimentari o sociali riguardano il 3,6%; tra quelli che vivono in affitto, la percentuale sale al 12%.

Giovani e anziani, la povertà alimentare attraversa le generazioni

Le difficoltà non si fermano all'infanzia. Tra le persone a rischio di povertà, la deprivazione alimentare interessa il 27,3% dei giovani tra i 25 e i 34 anni. Una fascia d'età in cui il raggiungimento dell'autonomia, la ricerca di un lavoro stabile e il costo di un'abitazione possono rappresentare ostacoli importanti.

Il fenomeno riguarda anche gli anziani: tra i 65 e i 74 anni, l'incidenza raggiunge il 27,2% nella popolazione a rischio di povertà. Secondo l'analisi, per gli over 75 una maggiore continuità dei redditi pensionistici può rappresentare un elemento di relativa protezione, senza tuttavia escludere situazioni di fragilità.

«Il paradosso è evidente: mentre l'Italia si interroga sul calo delle nascite, crescere dei figli e diventare adulti è sempre più difficile. Le rinunce cominciano dal cibo e dalla possibilità di invitare un amico a casa, continuano negli anni dello studio e arrivano alla ricerca di un lavoro e di un'abitazione che permettano di costruire una vita autonoma. Non si tratta di contrapporre giovani e anziani, ma di riconoscere che la stabilità per le nuove generazioni arriva sempre più tardi e a un costo sempre più alto», conclude Sensi.

I dati restituiscono così l'immagine di una povertà alimentare che non si limita alla mancanza di cibo, ma coinvolge la salute, le relazioni e le opportunità di crescita. In Calabria, dove oltre un terzo della popolazione ha sperimentato difficoltà legate all'alimentazione e alla socialità, la sfida riguarda non soltanto il sostegno a chi è già in difficoltà, ma anche la prevenzione di nuove forme di vulnerabilità.

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