Calabria “in fuga sanitaria”: più soldi spesi fuori regione che incassati

La Calabria nel 2023 ha speso più soldi per far curare i propri cittadini fuori regione di quanti ne abbia incassati per curare cittadini di altre regioni

A cura di Redazione
04 marzo 2026 11:58
Calabria “in fuga sanitaria”: più soldi spesi fuori regione che incassati - Foto: Redazione
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Calabria - La Fondazione GIMBE ha aperto l’anno del trentennale con un evento nazionale in streaming, presentando il nuovo Report sulla mobilità sanitaria interregionale 2023, che conferma ancora una volta le profonde diseguaglianze tra Nord e Sud e il ruolo centrale della Calabria nella questione.

«In questa occasione non vogliamo celebrare il passato – ha dichiarato il Presidente Nino Cartabellotta – ma rinnoviamo l’impegno per il futuro. Dopo trent’anni la nostra missione non è cambiata: usare dati ed evidenze scientifiche per difendere la sanità pubblica e distinguere tra proclami e realtà. Oggi, più che mai, serve una voce rigorosa e indipendente per denunciare che il diritto alla salute è sempre più condizionato dal reddito e dal luogo di residenza».

Calabria tra le regioni più penalizzate

Nel 2023, la Calabria ha registrato un saldo negativo di -€ 326,9 milioni nella mobilità sanitaria interregionale, collocandosi tra le cinque regioni con i maggiori debiti. La quota del privato convenzionato copre solo il 36,3% della mobilità attiva regionale, molto al di sotto della media nazionale (54,5%), a testimonianza di un’offerta sanitaria pubblica e privata che fatica ad attrarre pazienti.

Il Report GIMBE evidenzia come la mobilità sanitaria interregionale abbia raggiunto € 5,15 miliardi, il livello più alto di sempre, e conferma lo squilibrio strutturale tra Nord e Sud, con flussi consistenti verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, mentre Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna continuano a sostenere la maggior parte dei costi della mobilità passiva.

«Questi numeri indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità – sottolinea Cartabellotta – Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla salute non è garantito in maniera equa».

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