Calabria - 4600 studenti in meno nel nuovo anno scolastico

​La contrazione è solo la spia di un’emorragia demografica ed economica profonda

A cura di Redazione
15 settembre 2026 14:51
Calabria - 4600 studenti in meno nel nuovo anno scolastico - Foto: Redazione
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Calabria - Le aule delle scuole calabresi saranno sempre più vuote. Per l’anno scolastico 2026/2027 si prevede un calo netto di 4.606 studenti. A sollevare con forza il caso è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), sottolineando come questo dato non rappresenti soltanto un problema logistico o burocratico per l'organizzazione scolastica, ma sia il sintomo visibile di un prolungato e profondo depauperamento demografico ed economico.

​L'effetto differito di culle vuote ed emigrazione

​La drastica contrazione della popolazione scolastica costituisce l’esito naturale di due fattori convergenti: il calo delle nascite e un saldo migratorio interno costantemente negativo. A partire sono soprattutto i giovani: studenti universitari, laureati e lavoratori qualificati.

​Questo fenomeno genera un impoverimento che va oltre l'aspetto anagrafico. Il territorio sostiene i costi formativi e dell'istruzione dei propri giovani, ma il rendimento economico e le entrate fiscali generati da tali competenze finiscono per arricchire altre regioni o paesi esteri. La conseguente diminuzione della popolazione in età lavorativa riduce la base produttiva, deprime i consumi interni e la formazione di nuovi nuclei familiari. Il calo degli alunni è, in definitiva, solo l'ultimo stadio di un processo degenerativo iniziato molto prima dell'ingresso dei bambini tra i banchi.

​Basta con i contributi "a pioggia": serve una strategia decennale

​Nonostante i recenti segnali positivi arrivati dall'economia regionale — con l'aumento dei dati sull'occupazione e la contestuale discesa della disoccupazione — la tendenza di fondo non appare invertita. Per il CNDDU non basta creare "posti di lavoro qualsiasi": la Calabria deve risultare attrattiva sul piano delle prospettive di carriera e dei livelli retributivi, oggi non competitivi rispetto al resto d'Italia e d'Europa.

​Il Coordinamento evidenzia come le tradizionali politiche contro lo spopolamento, spesso basate su bonus o contributi una tantum, abbiano mostrato il fiato corto. Si propone quindi un programma pluriennale per il rientro e l'attrazione del capitale umano, coordinato con la Zona Economica Speciale (ZES) Unica per il Mezzogiorno (istituita dal decreto-legge 124/2023) e con l'impiego sinergico dei fondi europei e nazionali destinati agli investimenti.

​La leva della ZES Unica e il piano per il capitale umano

​La strategia economica e fiscale delineata dal CNDDU si concentra su interventi strutturali mirati ad attivare investimenti privati e a creare occupazione ad alto valore aggiunto.

​Nell’ambito dei margini previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato, la proposta mira a valutare un regime fiscale e contributivo agevolato, applicato direttamente al nuovo reddito e alla nuova occupazione generati da chi trasferisce stabilmente la propria attività in Calabria. L'accesso a tali benefici sarebbe subordinato alla permanenza effettiva e alla continuità lavorativa, evitando così forme di assistenza passiva.

​In questo quadro, il credito d’imposta per gli investimenti nella ZES Unica rappresenta il volano principale. Ad esso andrebbero affiancati strumenti complementari capaci di favorire la nascita di nuove attività ad alto tasso di innovazione, specialmente per quei calabresi che hanno maturato competenze scientifiche, tecnologiche o manageriali fuori regione e intendano avviare un’impresa nel territorio d’origine. Attraverso strumenti di garanzia pubblica, facilitazione dell'accesso al credito e partecipazione finanziaria, il capitale umano emigrato verrebbe trasformato in un fattore di sviluppo dinamico e connesso con i mercati internazionali.

​Il programma punta infine a integrare l'intero ecosistema regionale. Da un lato, il sistema universitario verrebbe coinvolto tramite ricerca applicata, dottorati industriali e trasferimento tecnologico per allineare l'offerta formativa alla domanda di lavoro qualificato; dall'altro, si prevede l'utilizzo del patrimonio immobiliare inutilizzato attraverso formule di credito agevolato, per consentire alle famiglie che rientrano di recuperare immobili e riattivare la domanda economica locale.

​Non amministrare lo spopolamento, ma invertire la rotta

​L'impatto del calo demografico sul sistema educativo è evidente (con questioni aperte come l'aumento di 895 studenti con disabilità a fronte di tagli all'organico di potenziamento), ma la scuola non può curare da sola le cause del fenomeno.

​Limitarsi ad adeguare servizi e strutture alla diminuzione della popolazione significa semplicemente amministrare lo spopolamento. I 4.606 studenti in meno devono invece diventare il parametro su cui misurare la capacità della Calabria di rigenerarsi e trattenere le proprie risorse. La partita decisiva non si gioca sui contributi al ritorno, ma sulla costruzione di un contesto economico stazionario e conveniente per il futuro.

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