Bonifiche ferme, Pingitore replica alla Cisl: «A Crotone la pazienza è finita da anni»
Il capogruppo di “Stanchi dei soliti Crotone” replica a Gualtieri: «Non è strumentalizzazione politica, ma diritto di pretendere risposte su salute e ambiente»
«Invitare ancora al senso di responsabilità e a evitare lo scontro politico suona come una richiesta fuori tempo». È netta la replica di Iginio Pingitore, capogruppo di Stanchi dei soliti Crotone, alle recenti dichiarazioni del segretario della Cisl Magna Grecia, Daniele Gualtieri, sui lavori di bonifica nel territorio crotonese.
Secondo Pingitore, «a Crotone la pazienza è finita da anni, non certo oggi». Una presa di posizione dura che nasce, spiega, dallo stato di immobilismo che caratterizza da tempo la vicenda ambientale: «La bonifica è ferma, la radioattività riemerge, lo smaltimento dei rifiuti resta un rebus irrisolto e, nel frattempo, ai cittadini si chiede silenzio e compostezza».
Il capogruppo respinge con decisione l’accusa di “strumentalizzazione politica”, ricordando come il tema ambientale sia stato centrale nella campagna elettorale del sindaco: «Quasi sei anni fa l’intera campagna era fondata su ambiente e bonifica, con la promessa di una svolta che nei fatti non è mai arrivata. Se oggi siamo ancora punto e a capo, non è colpa di chi denuncia, ma di chi governa senza risultati».
Per Pingitore la bonifica «è politica nel senso più alto del termine», perché riguarda «scelte, responsabilità, tempi, controlli e decisioni che spettano alle istituzioni», le stesse che, a suo giudizio, «hanno sempre tradito Crotone e i crotonesi». Ridurre il dibattito o invocare genericamente l’unità, aggiunge, «significa sterilizzare il confronto e togliere voce a una comunità che ha diritto a risposte chiare, non a tavoli infiniti e rinvii mascherati da prudenza».
Non manca un riferimento polemico all’esito dei tavoli tecnici: «Sappiamo bene come finiscono quelli sulla bonifica: “a tarallucci e vino”, o, come si dice da noi, “finiscia a rapi, finocchji e vinu”». L’unità di intenti, prosegue, «non può diventare un alibi per l’immobilismo, né il dialogo una scusa per accettare l’ennesimo stop».
Particolarmente critica la posizione sull’ipotesi della messa in sicurezza permanente: «Si arriva persino a immaginare di lasciare i veleni dov’erano. Ma allora ci volevano trent’anni per arrivare a questa soluzione? Siamo al ridicolo».
La conclusione è un monito netto: «Se c’è qualcosa da evitare, non è lo scontro politico, ma l’abitudine a normalizzare e legittimare i fallimenti. Non siamo alla vigilia di una campagna elettorale, ma al quinto anno di promesse mancate. Su salute, ambiente e futuro di Crotone il silenzio non è responsabilità. È complicità».