Bentornati a Crotone: l’estate dei crotonesi emigrati è una caccia ai sapori

Tornano dal Nord e dall’estero, spesso con mogli, mariti e figli: il viaggio comincia dalla famiglia e continua tra iris, graffe e calzoni

A cura di Redazione
10 agosto 2026 10:00
Bentornati a Crotone: l’estate dei crotonesi emigrati è una caccia ai sapori - Foto: Redazione
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Crotone– Ci sono persone che quando tornano a Crotone non hanno bisogno di una guida turistica. Hanno già un itinerario preciso in testa. E, soprattutto, hanno una lista di posti dove devono assolutamente tornare.

Perché il turismo di ritorno non passa soltanto dalle spiagge, dal mare, dalle passeggiate sul lungomare o dai luoghi della memoria. A Crotone passa anche - e forse soprattutto - dal bancone di un bar, dal profumo di una graffa appena preparata, da un’iris calda, da un calzone appena sfornato.

È il turismo dei crotonesi che vivono lontano e che durante l’estate tornano nella loro città. Arrivano da Verona, Milano, Torino, Bologna, Roma, dalle altre regioni italiane e anche dall’estero. Sono partiti anni fa, qualcuno da ragazzo, qualcuno per studiare, altri per lavoro. Hanno costruito altrove la propria vita, ma quando arriva agosto c’è una parte di loro che torna inevitabilmente a casa.

E spesso torna con una famiglia intera. C’è il crotonese che ha sposato una veronese, quella che vive a Milano con un marito piemontese, quello che ormai ha figli nati e cresciuti al Nord. E allora il ritorno diventa anche un piccolo rito di famiglia: “Adesso vi faccio assaggiare una cosa che da bambino mangiavo qui”.

Ed è in quel momento che comincia la caccia. Prima tappa: l’iris. Poi la graffa. E infine il calzone, quello della pizzeria preferita, ma anche quello particolare che si trova in qualche bar della città e che, per chi è partito, ha un sapore impossibile da replicare altrove.

Perché il punto non è semplicemente mangiare. È ritrovare un sapore. È verificare che sia ancora quello di vent’anni fa. È mordere qualcosa e dire: “Sì, è proprio questo”. Il cibo diventa così una macchina del tempo.

Un’iris può riportare immediatamente all’adolescenza. Una graffa può ricordare una passeggiata serale con gli amici. Un calzone può far tornare alla mente una domenica, una festa, una serata d’estate, le uscite con i genitori o quelle prime libertà conquistate quando si era ragazzi.

E così, ogni estate, Crotone si riempie anche di questi piccoli pellegrinaggi gastronomici. Non sono necessariamente itinerari scritti sulle guide. Sono itinerari tramandati di generazione in generazione, consigliati dagli amici, dai fratelli, dai genitori e soprattutto dalla memoria.

“Dobbiamo andare lì”. “Quella graffa la devi provare”. “Il calzone prendiamolo in quel posto”. “L’iris qui è diversa”.

Frasi semplici che raccontano però qualcosa di molto più grande: il rapporto che un emigrato mantiene con la propria città.

Il crotonese che torna non cerca necessariamente qualcosa di nuovo. Cerca qualcosa che conosce già.

E proprio per questo il turismo di ritorno ha una caratteristica particolare: è fatto di nostalgia, ma anche di condivisione.

Perché oggi il crotonese che torna non è più soltanto figlio. È diventato marito, moglie, padre, madre. E accanto a lui ci sono persone che Crotone magari non l’hanno mai vissuta davvero.

Ci sono i coniugi nati al Nord, che ascoltano per anni raccontare quella città, quei bar, quelle pizzerie, quelle estati. E poi finalmente arrivano e scoprono che dietro quei racconti non c’era soltanto nostalgia. C’erano sapori. E ancora più emozionante è vedere i bambini.

Figli nati lontano da Crotone che, per la prima volta, assaggiano il calzone che il papà mangiava da ragazzo. Oppure la graffa che la mamma raccontava di aver preso durante le serate estive. O quell’iris descritta tante volte come una specialità quasi introvabile fuori dalla propria terra.

È una sorta di passaggio del testimone attraverso il gusto. “Questo lo mangiavo io quando avevo la tua età”. E il figlio assaggia.

Forse non proverà esattamente la stessa emozione del padre. Ma quel sapore, da quel momento, entrerà anche nella sua storia familiare. È così che una città continua a vivere anche dentro chi è partito.

Crotone, d’estate, diventa allora una città da riscoprire anche per chi la conosce benissimo. I crotonesi di ritorno si trasformano in turisti nella propria città, ma con una differenza fondamentale: sanno esattamente cosa stanno cercando. Non hanno bisogno di chiedere cosa vedere. Vogliono sapere dove mangiare.

E può capitare che una giornata venga organizzata proprio così: mare al mattino, passeggiata nel pomeriggio e poi, prima o dopo cena, una tappa obbligata in quel bar o quella pizzeria che non può mancare.

Anche le attività della città diventano parte di questa geografia affettiva. Dalle pizzerie storiche ai locali più recenti, il rapporto tra Crotone e il cibo continua a rappresentare una parte importante dell’esperienza cittadina.

Il calzone, in particolare, è quasi un capitolo a parte. C’è quello della pizzeria, magari scelto con cura dopo una lunga discussione familiare. E poi c’è il calzone del bar, quello che per qualcuno ha un sapore tutto suo, legato a un ricordo preciso e a un luogo preciso.

Ed è proprio questo il bello della memoria gastronomica: non esiste una classifica universale. È un ritorno alle radici che produce anche economia, perché chi rientra per le vacanze torna a frequentare bar, pizzerie, ristoranti, gelaterie, negozi e attività della città.

Ma soprattutto porta con sé una storia. E quando quella storia viene raccontata davanti a un calzone diviso con i figli, davanti a una graffa ancora calda o davanti a un’iris mangiata dopo anni, il viaggio assume un significato diverso.

Per qualche settimana Crotone torna a essere la città dell’infanzia, delle estati interminabili, delle passeggiate senza orologio e delle piccole abitudini che sembravano insignificanti quando si vivevano e che, una volta lontani, diventano preziose.

E allora può succedere che un crotonese arrivato da Verona attraversi mezza città per cercare quel sapore. Che una moglie veronese assaggi per la prima volta l’iris di cui ha sentito parlare per anni. Un sapore, un profumo, un bar, una pizzeria. Un piccolo pezzo di casa da ritrovare ogni estate.

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