Badolato e Stalettì, le tradizioni come patrimonio vivo della Calabria
Dai riti del Natale e della Pasqua alla proposta di una Rete calabrese per la valorizzazione degli eventi popolari-religiosi, tra identità, memoria e sviluppo turistico
Da tempi davvero immemori, in molti paesi della Calabria, a differenza del resto d’Italia, è ancora sentito il culto di Gesù Bambino, detto comunemente “Bambinello”, forse di origini pre-cristiane. La statuina viene accolta in tutte le case, tra il Natale e l’Epifania, con particolare attenzione il 31 dicembre e a Capodanno.
A Badolato (CZ), paese che custodisce con cura questa tradizione, il Bambinello visita uffici, negozi, luoghi di produzione e case di campagna durante la giornata del 31 dicembre, mentre il 1° gennaio è dedicato alle famiglie del centro abitato. In alcune case avviene la vestizione devozionale della statuina, che viene poggiata sui letti dei componenti del nucleo familiare come benedizione per l’anno nuovo. Il corteo del Bambinello è preceduto da lampada ad olio, dagli zampognari e dai collaboratori del parroco, con i devoti dei rioni come saluto e benvenuto.
Il culto è inoltre valorizzato mediaticamente, con servizi televisivi e video-racconti di Salvatore Cossari e articoli di giornalisti come Pasquale Rudi, Pietro Cossari, Domenico Lanciano e il periodico locale “La Radice”. Badolato, tra i borghi più belli d’Italia e noto come “paese-presepe”, custodisce così le proprie tradizioni religiose e culturali, insieme alla Settimana Santa e alla Festa della Madonna della Sanità di origine basiliana-bizantina.
Il culto del Bambinello è vivo anche a Stalettì (CZ), dove la statua di Gesù Bambino, seduto su un trono e con il mondo nella mano sinistra, percorre le vie del paese in processione. La statua viene portata prima da sole donne e poi da soli uomini. Il sindaco, prof. Mario Gentile, in accordo con l’Università delle Generazioni di Badolato, intende valorizzare questo culto unico, che secondo ricerche antropologiche è diffuso in molti comuni della ex Diocesi di Squillace, ma anche in paesi del reggino e del lametino come Conflenti, dove la tradizione si limita alle case degli ammalati.
Da anni, l’Università delle Generazioni propone la creazione di una rete regionale calabrese per la valorizzazione, anche turistica, di queste manifestazioni natalizie e pasquali, che uniscono valore religioso, storico e scenografico, offrendo opportunità a devoti e turisti se organizzate in appositi pacchetti culturali e turistici. Come osserva il giornalista Domenico Lanciano, trasmissioni televisive nazionali come “L’anno che verrà” su Rai Uno non evidenziano sufficientemente questi eventi, che potrebbero essere valorizzati grazie al contributo delle Diocesi, delle Università umanistiche e delle emittenti locali e nazionali.