Badolato e i piccoli paesi calabresi: oltre lo spopolamento, nuove vie per ri-abitare
Da Badolato a Stilo, nuove esperienze di ri-abitazione e comunità mostrano che le aree interne possono diventare laboratori di sviluppo sostenibile e qualità della vita
I paesi della Calabria, come molte aree interne d’Italia, convivono da anni con problemi profondi e strutturali: spopolamento, emigrazione, riduzione dei servizi pubblici, depauperamento dei territori, invecchiamento della popolazione, crisi economiche e isolamento infrastrutturale. Dati e rapporti ufficiali confermano una fragilità reale, ma negli ultimi anni le politiche nazionali hanno spesso privilegiato la “gestione del declino”, arrivando persino a ipotizzare un accompagnamento alla scomparsa di alcune zone, come accade nel Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne di marzo 2025. Una lettura che riduce i paesi a spazi amministrativi, ignorando i segnali di vita e innovazione che emergono dal basso.
In questo contesto si muove WE’RE SOUTH, rete attiva dal 2023 e formalizzata come associazione nel 2024, operante tra Badolato, Santa Caterina dello Ionio, Guardavalle, Monasterace, Bivongi e Stilo. Giovani imprese, operatori culturali e turistici, educatori, artisti e attivisti lavorano insieme per costruire nuove forme di organizzazione sociale e modi per ri-abitare il territorio, raccontando un’altra Calabria: fatta di comunità vive, energie invisibili e persone che tornano o scelgono i piccoli centri per qualità della vita, relazioni autentiche e un ambiente più sano.
In molti territori interni sono già attive pratiche di rigenerazione e rivitalizzazione: investimenti nella cultura e nel patrimonio locale, apertura di spazi comunitari, presìdi sociali ed educativi, sviluppo di economie circolari legate ad agricoltura, artigianato, turismo lento e lavoro da remoto, iniziative di tutela ambientale e cura del paesaggio. Esperienze ancora frammentate, ma concrete e dimostrano che l’inversione di tendenza è possibile, a patto di politiche coerenti e sostegno stabile.
Ripensare lo sviluppo dei piccoli paesi significa anche cambiare il modo di misurare la ricchezza: non solo PIL, ma coesione sociale, benessere diffuso, paesaggi unici e stili di vita sostenibili. Nessun territorio può essere dichiarato senza futuro per scelta politica. Le comunità locali devono tornare al centro delle decisioni, con sanità, scuola, mobilità e connettività garantite come diritti, strumenti per chi resta o arriva, e nuove forme di governance ed economia di comunità.
Il vero pericolo per le aree interne non è lo spopolamento, ma la costruzione culturale e politica della sua inevitabilità. I piccoli paesi calabresi non sono residui del passato, ma laboratori strategici per ripensare il modello di sviluppo del Paese. Investire su di essi non è nostalgia: è lungimiranza.