Asp Cosenza, 26 Case e 9 Ospedali di comunità: in campo 1.093 professionisti
La nuova rete territoriale prevede 180 posti letto, 591 nuove assunzioni e il coinvolgimento di 502 medici di medicina generale
Cosenza - Ventisei Case della comunità, nove Ospedali di comunità, 180 posti letto aggiuntivi e 1.093 professionisti coinvolti, dei quali 591 assunti dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza e 502 medici di medicina generale inseriti nella rete attraverso uno specifico accordo. Sono i numeri della nuova organizzazione dell’assistenza territoriale presentata dall’Asp, un programma esteso all’intera provincia con l’obiettivo di avvicinare i servizi ai cittadini, migliorare la presa in carico dei pazienti e costruire un collegamento più efficace tra domicilio, medicina generale, strutture territoriali e ospedali.
Il quadro economico contenuto nella documentazione predisposta dall’Azienda quantifica investimenti per almeno 63,7 milioni di euro: 22.878.865 euro per i nove Ospedali di comunità e più di 40,8 milioni per gli interventi relativi alle Case della comunità riportati nelle tabelle finanziarie. Il programma si inserisce nella Missione 6 Salute del Piano nazionale di ripresa e resilienza e nella riforma dell’assistenza territoriale definita dal decreto ministeriale 77 del 2022.
Non si tratta soltanto di realizzare o riqualificare strutture, ma di introdurre un modello organizzativo fondato sull’integrazione tra medici di medicina generale, specialisti, infermieri di famiglia e di comunità, assistenza domiciliare, servizi sociali, Centrali operative territoriali e presìdi ospedalieri.
Un livello di assistenza tra domicilio e ospedale
Le Case della comunità rappresenteranno il punto territoriale di accesso ai servizi sanitari, sociosanitari e sociali, offrendo al cittadino un luogo riconoscibile nel quale ricevere orientamento, assistenza infermieristica, prestazioni di medicina generale, visite specialistiche, diagnostica di base, attività di prevenzione e supporto nella gestione delle patologie croniche.
Gli Ospedali di comunità svolgeranno invece una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero. Secondo il modello stabilito dal decreto ministeriale 77, sono destinati principalmente a pazienti che, dopo un episodio acuto di minore gravità o in seguito alla riacutizzazione di una patologia cronica, necessitano di interventi a bassa intensità clinica e di una sorveglianza infermieristica continuativa che non può essere assicurata adeguatamente a casa. Potranno inoltre accogliere persone dimesse dai reparti per acuti che non siano ancora nelle condizioni di rientrare al proprio domicilio in sicurezza.
L’integrazione tra Case della comunità, Ospedali di comunità e servizi domiciliari dovrà contribuire a evitare ricoveri non appropriati, favorire le dimissioni protette e indirizzare ogni paziente verso il livello assistenziale più adeguato. Il rafforzamento della rete territoriale potrà produrre anche un effetto positivo sulla pressione esercitata sui pronto soccorso e sui reparti, consentendo agli ospedali di concentrarsi maggiormente sulle emergenze e sui pazienti che necessitano di cure ad alta intensità.
Le strutture distribuite nell’intera provincia
I nove Ospedali di comunità sono localizzati a San Marco Argentano, Cosenza, Lungro, Cariati, Cassano allo Ionio, Trebisacce, San Giovanni in Fiore, Scalea e Mormanno.
Le 26 Case della comunità interessano Cassano allo Ionio, Roggiano Gravina, Villapiana, Cosenza, Mormanno, Rocca Imperiale, Torano Castello, Bisignano, Cetraro, Luzzi, Montalto Uffugo, Scalea, Verbicaro, Casali del Manco, Crosia, Amantea, Longobucco, Lungro, Spezzano della Sila, San Giorgio Albanese, Cariati, Altilia, Acri, Corigliano, Castrovillari e Rende.
La distribuzione tiene conto dell’estensione della provincia di Cosenza, delle distanze dai principali presìdi ospedalieri e delle esigenze delle comunità collocate nelle aree interne e periferiche.
Gli Ospedali di comunità garantiranno assistenza infermieristica continuativa nelle 24 ore, monitoraggio dei parametri clinici, assistenza medica e riabilitativa e supporto diagnostico di base. Saranno collegati con i servizi sociali, l’Assistenza domiciliare integrata, le Centrali operative territoriali e la rete dell’emergenza-urgenza 118 e 112. L’accesso potrà avvenire attraverso la dimissione protetta, su indicazione del medico di medicina generale, dei servizi territoriali, del pronto soccorso o della Centrale operativa territoriale.
Giacoia: «Spiegare ai cittadini il significato della trasformazione»
Nel coordinare gli interventi, il giornalista Riccardo Giacoia, caporedattore del TGR Rai Calabria, ha richiamato la necessità di accompagnare la riorganizzazione con un’adeguata attività di informazione rivolta alla popolazione, affinché i cittadini conoscano le funzioni delle nuove strutture e imparino a utilizzarle in modo appropriato. «Dobbiamo trasmettere ai cittadini il significato di questa trasformazione. In Calabria, negli anni, sono stati chiusi molti ospedali e abbiamo registrato proteste, polemiche e le difficoltà di tante persone costrette a percorrere lunghe distanze per raggiungere strutture come quelle di Paola o Praia a Mare. Non è possibile avere un ospedale sotto casa, ma questo piano può realizzare concretamente la sanità di prossimità», ha osservato Giacoia.
La sfida non riguarda quindi soltanto l’apertura dei presìdi, ma anche la costruzione di una nuova cultura dell’assistenza territoriale, distinguendo i bisogni che richiedono il pronto soccorso da quelli che possono trovare una risposta più appropriata nella rete di prossimità.
Il prefetto Padovano: «Un riferimento per le comunità più difficili da raggiungere»
Il Prefetto di Cosenza, Rosa Maria Padovano, ha sottolineato il valore istituzionale e sociale del programma, con particolare riferimento alle esigenze dei territori più distanti dai grandi centri. «Le Case della comunità offriranno un punto di riferimento al quale rivolgersi quando non vi sono problemi di particolare gravità, mettendo a disposizione il medico di famiglia e la possibilità di accedere a visite ed esami diagnostici. Qualora la situazione richiedesse un livello assistenziale superiore, il paziente potrà essere indirizzato verso l’ospedale, contribuendo così a un utilizzo più appropriato delle strutture più complesse», ha dichiarato il Prefetto. «Si realizza una sanità di prossimità capace di intercettare tempestivamente i bisogni e di fornire risposte adeguate, particolarmente importante in una provincia vasta come quella di Cosenza, dove molte comunità incontrano ancora difficoltà nell’accesso all’assistenza sanitaria», ha aggiunto Padovano.
Minenna: «Si apre il cantiere della sanità territoriale»
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche l’assessore regionale al Bilancio Marcello Minenna, che ha evidenziato come la presentazione della rete cosentina segni il passaggio dal raggiungimento degli obiettivi del PNRR alla fase di organizzazione e piena operatività dei servizi. «È una giornata importante perché conclude un percorso di lavoro serrato, portato avanti a Cosenza per raggiungere gli obiettivi del PNRR, e apre il cantiere della sanità territoriale, nel quale la Regione e le aziende sanitarie provinciali lavoreranno a stretto contatto nei prossimi mesi», ha dichiarato l’assessore regionale Marcello Minenna.
De Salazar: «Un lavoro durato anni e curato nei minimi particolari»
Il commissario straordinario dell’Asp di Cosenza, Vitaliano De Salazar, ha illustrato il percorso seguito dall’Azienda per realizzare la nuova rete, soffermandosi sul rafforzamento degli organici, sul coinvolgimento dei medici di medicina generale e sulla collaborazione con le amministrazioni locali. «Presentiamo 26 Case della comunità e nove Ospedali di comunità, frutto di un lavoro durato anni e curato nei minimi particolari. Ci siamo messi al lavoro con determinazione e oggi possiamo presentare strutture e servizi che esistono e che vengono messi a disposizione dei territori», ha dichiarato De Salazar.
Uno dei passaggi centrali riguarda l’accordo raggiunto con i medici di famiglia, chiamati a svolgere un ruolo essenziale nel funzionamento delle Case della comunità e nella continuità della presa in carico. «Abbiamo definito un accordo innovativo con i medici di medicina generale per garantirne la presenza nelle Case della comunità. A questo si aggiunge la nuova figura dell’infermiere di comunità, che avrà un ruolo fondamentale nell’assistenza alle persone fragili e nella gestione dei percorsi territoriali. Sono risultati che, una volta raggiunti, possono sembrare semplici, ma sono il frutto di incontri, confronti e di un lungo lavoro organizzativo», ha proseguito il commissario.
De Salazar ha riconosciuto anche il contributo delle amministrazioni comunali: «Nei territori abbiamo trovato accoglienza, professionalità e un forte senso della comunità. La sanità ha svolto il proprio compito e i sindaci ci hanno accompagnato nella realizzazione del programma, contribuendo a trasformare queste strutture in punti di riferimento per i cittadini».
Cinquecentonovantuno assunzioni e l’accordo con 502 medici di famiglia
La nuova organizzazione territoriale potrà contare complessivamente su 1.093 professionisti. Il piano dell’Asp ha portato all’assunzione di 591 unità, alle quali si aggiungono 502 medici di medicina generale già operanti sul territorio e coinvolti attraverso l’accordo sottoscritto per garantire le attività nelle Case e negli Ospedali di comunità.
Nel dettaglio, le nuove assunzioni riguardano 18 fisioterapisti, 20 operatori del Centro unico di prenotazione, 14 operatori delle Centrali operative territoriali, 31 assistenti sociali e 198 medici di continuità assistenziale. A questi si aggiungono 127 infermieri e 89 operatori sociosanitari destinati alle Case della comunità, oltre a 56 infermieri e 38 operatori sociosanitari assegnati agli Ospedali di comunità.
«Il progetto ha richiesto un intervento particolarmente rilevante anche sul personale. Abbiamo effettuato assunzioni importanti e raggiunto un accordo innovativo con i medici di medicina generale, così da assicurare alle nuove strutture le professionalità necessarie e una presenza capillare sul territorio», ha evidenziato De Salazar.
Il ringraziamento al presidente Occhiuto
Nel corso del suo intervento, il commissario straordinario ha sottolineato il ruolo svolto dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, nel percorso di attuazione della nuova rete territoriale.
«Un ringraziamento va al presidente Occhiuto, che ci ha consentito di lavorare liberamente e ha reso possibile la definizione degli accordi regionali, compreso quello con i medici di medicina generale. Ci ha affidato un mandato preciso: realizzare gli interventi e non perdere le risorse dei fondi comunitari. Quel mandato è stato rispettato e quelle risorse non sono state perse», ha affermato De Salazar.
Centottanta posti letto e il contrasto alla mobilità sanitaria
La rete degli Ospedali di comunità metterà a disposizione complessivamente 180 posti letto, distribuiti nel territorio provinciale secondo criteri di programmazione sanitaria. Il sistema dovrà inoltre contribuire a rafforzare la capacità dell’Asp di prendere in carico i pazienti e a contenere il ricorso alle strutture situate fuori dalla Calabria. «Siamo andati a intercettare i pazienti prima che decidessero di curarsi fuori regione e questo sistema sta funzionando. Quando le cose non vanno si tende ad attribuire ogni responsabilità alla politica, ma molto dipende anche dai professionisti. Nonostante la carenza di medici che interessa l’intero Paese, attraverso l’accordo con i medici di medicina generale siamo riusciti a colmare il fabbisogno al 99 per cento», ha spiegato De Salazar.
«Adesso la responsabilità passa ai distretti, ai primari e agli stessi medici di famiglia, perché sono state create le condizioni necessarie affinché il progetto funzioni. La sanità appartiene a tutti e noi abbiamo il dovere di assumerci questa responsabilità insieme con i cittadini». Ha chiosato il Commissario.
Riccetti: «Completamento degli organici entro il 30 settembre»
La direttrice sanitaria dell’Asp di Cosenza, Angela Riccetti, ha illustrato lo stato di attivazione delle strutture e le attività ancora necessarie per completare la rete. «Dopo ciò che abbiamo vissuto durante il Covid, anche dal punto di vista lavorativo e operativo, tutti attendevamo una svolta e oggi questa trasformazione sta diventando realtà. Devo ringraziare il commissario De Salazar perché ha creduto fortemente nel progetto, ne ha accelerato l’attuazione ed è stato costantemente presente, richiamando ciascuno di noi alle proprie responsabilità», ha dichiarato Riccetti. «Le Case della comunità sono tutte funzionanti. Per alcune sedi completeremo entro il 30 settembre l’iter relativo al personale, perché nei territori più periferici incontriamo maggiori difficoltà nel reperire professionisti, ma stiamo lavorando per superarle». Ha detto Riccetti. Per quanto riguarda gli Ospedali di comunità, la direttrice sanitaria ha precisato: «Scalea e San Giovanni in Fiore sono già operativi. Cariati è prossimo alla partenza e, progressivamente, saranno avviati anche gli altri. Entro settembre completeremo il percorso: ormai ci siamo e siamo pronti». Ha chiosato Riccetti.
Cariati e Amantea, due esempi del nuovo modello
La documentazione dell’Asp presenta nel dettaglio l’organizzazione dell’Ospedale di comunità di Cariati e della Casa della comunità di Amantea, due strutture utilizzate come esempi del funzionamento della nuova rete.
L’Ospedale di comunità di Cariati, situato in via Mingiani 6, è destinato ai ricoveri brevi e dispone di ambienti dedicati alla degenza, all’assistenza, alla medicheria, all’accettazione, alle attività riabilitative e al lavoro dei medici. La struttura garantirà assistenza a bassa intensità clinica per pazienti stabilizzati o fragili e sarà collegata con i servizi territoriali, l’Assistenza domiciliare integrata, la Centrale operativa territoriale e la rete dell’emergenza-urgenza.
La Casa della comunità di Amantea, collocata in contrada Santa Maria presso il poliambulatorio, dispone di dieci ambulatori, dei quali sette specialistici, spazi per i medici di medicina generale e gli infermieri di famiglia e di comunità, assistenza medica nelle 24 ore, due sale prelievi, Cup, Punto unico di accesso, Unità di valutazione multidimensionale, Assistenza domiciliare integrata, telemedicina e collegamento con la Centrale operativa territoriale di Paola.
L’offerta comprende Cardiologia, Neurologia, Ginecologia, Pneumologia, Chirurgia, Dermatologia, Diabetologia ed Endocrinologia, Ortopedia, Fisiatria, Algologia, Urologia, Oculistica ed Ecografia, oltre al punto prelievi, al consultorio, alle vaccinazioni e agli screening oncologici.
La messa a regime delle nuove strutture completa così un sistema fondato sulla prossimità, sull’integrazione professionale e sulla continuità assistenziale, con l’obiettivo di offrire ai cittadini della provincia di Cosenza servizi più accessibili, percorsi di cura coordinati e risposte appropriate ai differenti livelli di bisogno.