Arte e cultura fondamentali per il benessere, l’idea del Cenacolo Artom
Le parole di Arturo Artom, imprenditore e ideatore del Cenacolo Artom, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top
MILANO (ITALPRESS) – Non un lusso, non un semplice trattamento: l’arte e la cultura sono fondamentali per il benessere, perché nutrono la mente, rafforzano le relazioni sociali e contribuiscono a costruire un senso di identità e di appartenenza. Dal punto di vista psicologico, l’esperienza artistica stimola emozioni profonde e favorisce l’elaborazione dei vissuti personali: e il bilancio è positivo a fronte di qualsiasi esperienza in questo ambito, dal visitare una mostra all’ascoltare un concerto, leggere un romanzo o partecipare a un laboratorio.
L’arte offre uno spazio simbolico in cui riconoscere paure, desideri, fragilità e speranze: questo processo può ridurre lo stress, migliorare l’umore e sostenere la resilienza nei momenti difficili; lo dimostra sempre di più la letteratura scientifica internazionale, che mette in relazione la fruizione culturale a benefici misurabili per la salute. Dati alla mano, chi visita pinacoteche, va a teatro e partecipa a festival è tendenzialmente meno depresso, più longevo e ha migliori funzioni cognitive di chi non ha queste abitudini.
“L’idea del Cenacolo Artom è nata per una coincidenza: durante l’Expo 2015 una mia grande amica, Fiorenza Locatelli La Latta, mi chiese di organizzare qualcosa a casa sua, uno dei salotti più belli di Milano; in quello stesso momento, dato il mio lavoro al fianco dell’area business delle imprese, la componente americana mi chiese di organizzare un incontro con il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti che sarebbe arrivato come console generale a Milano”, ha detto Arturo Artom, imprenditore e ideatore del Cenacolo Artom, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
“Avevo appena finito di leggere un libro di Giorgio Bocca sulla Milano degli anni ’60, una fucina culturale che metteva insieme editori, artisti e architetti, e decisi di invitare sia imprenditori che artisti: tra questi c’erano Mario Lavezzi, Davide Rampello, Mario Bellini e fu un gran successo, perché tutti ci presentammo all’ambasciatore e lui il giorno dopo mi ringraziò con un sms, congratulandosi per le storie che aveva ascoltato”, ha aggiunto. Il primo aspetto su cui si sofferma Artom è il rapporto con il capoluogo lombardo, consolidatosi nel corso del tempo: “Io sono torinese, studiavo Ingegneria e sono venuto a Milano per uno stage di sei mesi: ci sono rimasto 37 anni. Il mio primo lavoro era stato nel campo delle assicurazioni, dietro piazza Scala: quando entravo nella Galleria Vittorio Emanuele II era come se mi venisse restituita tutta l’energia della città. Il Cenacolo Artom è diventato un format artigianale, perché tutti gli artisti vengono da me in qualità di amici: dopo dieci anni e oltre 440 edizioni ho avuto anche l’onore di poter fare il tedoforo per le Olimpiadi Milano-Cortina, partendo ovviamente dal Cenacolo e passando la torcia in corso Magenta”.
Per quanto riguarda l’arte, racconta l’ideatore del Cenacolo Artom, “l’ho scoperta tardi, a 50 anni: è una piattaforma fondamentale anche per gli imprenditori, perché apre il mondo e anticipa le tendenze. Un imprenditore non può più rimanere chiuso nella propria fabbrica dalle 7 alle 19, ma deve aprirsi al mondo: con Art Basel, che si tiene ed è la più importante fiera di arte contemporanea, ho conosciuto a Londra l’ormai ex direttore generale che mi ha invitato a Basilea; non è solo una piattaforma di opere d’arte da collezionare, ma un insieme di persone con un’energia incredibile. Al Cenacolo cerco di invitare gente che racconta storie di successo, con un mix unico di talento e fortuna, ma anche tanti ragazzi: tra le figure che mi hanno colpito particolarmente c’era un giovane tenore, al quale ho portato fortuna perché ha debuttato alla Scala l’anno scorso e adesso è nei teatri più importanti del mondo”.
Dal rapporto con l’arte si passa a quello con la bellezza, in particolare quella che può essere riscontrata in giro per Milano: questa, secondo Artom, “conta tantissimo e incide sulla qualità della vita: ogni volta che passo da piazza Sant’Ambrogio, che dopo il restauro è diventata una delle piazze più belle d’Italia, mi sento emozionato. Milano è da sempre la città che collega i nodi: la sua essenza è la contaminazione completa, bisogna dare agli artisti la possibilità di venire qua e continuare a creare. A inizio 2026 tra Olimpiadi, Bit e Fiera del turismo tutto ha funzionato benissimo: il tema vero è il costo degli alloggi per gli studenti, spero che si possa pervenire ad affitti calmierati e offrire più studentati”.
L’ultima riflessione è sulle prospettive del Cenacolo, in un percorso che coniuga tradizione e innovazione: “Di recente abbiamo simulato un artista del passato con l’intelligenza artificiale: per quanto mi riguarda però forma che vince non si cambia, non ho regole ma spero di continuare così. Le emozioni delle persone che mi circondano fanno emozionare me: l’essenza del progetto è amicizia, creatività e connessione tra persone che non si conoscono e provengono da diversi settori”.
– Foto tratta da Medicina Top –
(ITALPRESS).