Antonio Mazzei, fine servizio dopo 38 anni: il volto umano della Municipale

Dalla Polizia Municipale di Crotone alla gente: il racconto di una vita in divisa tra servizio, rischi e umanità nella città di Crotone

A cura di Redazione
01 maggio 2026 08:00
Antonio Mazzei, fine servizio dopo 38 anni: il volto umano della Municipale - Foto: Redazione
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A Crotone saluta uno dei volti più noti della Polizia Municipale di Crotone: Antonio Mazzei va in pensione dopo 38 anni di servizio. Un addio che ha il sapore di una vita spesa tra la gente, con quel modo diretto e umano. E chi non lo conosce a Crotone?

“Sono passati tanti anni, più della metà della mia vita. È un lavoro che mi è sempre piaciuto e l’ho fatto con passione. Quando fai una cosa che ami, un po’ di rammarico c’è quando finisce, ma avevo anche bisogno di fermarmi e riposarmi”, racconta Antonio Mazzei ripercorrendo un cammino iniziato a maggio del 1988.

In quasi quattro decenni, la divisa è cambiata insieme alla città. “La polizia municipale oggi è più organizzata, più efficiente anche dal punto di vista logistico. Però siamo sotto organico: dovremmo essere molti di più, invece siamo meno di 90 unità”, sottolinea.

Ma al di là dei numeri, resta il rapporto con le persone il cuore del suo lavoro. “La soddisfazione più grande è nel sociale: ho potuto aiutare famiglie e persone, e l’ho fatto con il cuore. Il contatto con la gente è la cosa più bella”. E poi: “Certo, ti trovi anche davanti a persone ignoranti o che si sentono al di sopra delle regole. All’inizio è stato difficile, poi ho imparato a gestire tutto”.

Tra i ricordi, anche episodi che raccontano una città che cambia. “Quando installammo i primi semafori a San Domenico, una signora non partiva al verde. Le dissi di andare e mi rispose: ‘Ah, quindi col verde si passa?’”. E ancora: “Un uomo parcheggiò male, gli dissi di mettersi in parallelo e lui salì completamente sul marciapiede. Quando gli spiegai, mi disse: ‘Ah, quindi non si parcheggia sul marciapiede?’”.

Momenti che strappano un sorriso, ma anche situazioni di grande tensione. “Nel TSO il pericolo è sempre dietro l’angolo. Ricordo una persona con un coltello mentre sbucciava una pera: bastava un attimo e poteva succedere una tragedia”. E un altro episodio ancora più delicato: “Un uomo in strada minacciava tutti con un coltello. Con il mio collega ci siamo capiti con uno sguardo: lui lo teneva impegnato, io gli sono andato alle spalle e gli ho tolto l’arma. È stato il momento più pericoloso”.

Poi gli anni del Covid, tra paura e senso del dovere. “All’inizio non si capiva nulla, nessuno voleva andare a notificare le prime ordinanze a Capocolonna. Io mi offrii volontario, con una mascherina improvvisata. Mi sono fatto coraggio e sono andato”.

Nel saluto finale alla città, emerge tutto il legame costruito in una vita. “Io amo tutte le persone di Crotone, anche quelle meno simpatiche. Non ho mai fatto sconti, ma mi sono sempre messo a disposizione. Mi arrabbiavo solo quando veniva meno il rispetto per la mia dignità”.

E sulla percezione del ruolo: “Il dipendente pubblico è spesso visto male, come se rubasse lo stipendio. Non veniamo considerati per quello che facciamo davvero. È un lavoro difficile, perché hai a che fare con tutta la società”.

Infine, uno sguardo al futuro della città: “Auguro il meglio, soprattutto politicamente. Crotone ha tutte le potenzialità per essere molto migliore di quella che è oggi”.

Si chiude così una lunga storia fatta di strada, divisa e umanità. E mentre Antonio Mazzei lascia il servizio attivo, resta il segno di un uomo che per tanti anni, tra regole e comprensione, è stato semplicemente uno di loro.

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