Antonio Manica: Trasformismi e alleanze ribaltate, campagna elettorale nel caos
L’analisi di Antonio Manica: centrodestra sotto accusa, sostegno a Voce e cambi di rotta alimentano sfiducia e disorientamento diffuso
Trasformismi, alleanze ribaltate e silenzi pesanti: il racconto amaro di una campagna elettorale che divide e disorienta la città. A scrivere è Antonio Manica.
C’era da aspettarselo. E infatti è successo. L’appuntamento elettorale alle porte si è trasformato nell’ennesima rappresentazione di una politica che, più che convincere, finisce per disgustare. Una scena già vista, ma che ogni volta riesce a peggiorarsi, lasciando una comunità sempre più disillusa e distante.
Il racconto è quello di una città in cui il consenso sembra avere un prezzo e dove il confine tra coerenza e opportunismo si è fatto talmente sottile da scomparire del tutto. Il risultato è una girandola di alleanze, riposizionamenti e improvvisi cambi di rotta che vengono giustificati con il solito mantra del “bene comune”, ma che difficilmente riescono a nascondere logiche ben più terrene.
Nel mirino finisce soprattutto il centrodestra, accusato di aver disperso un patrimonio politico costruito negli anni. Invece di consolidare una classe dirigente capace di affrontare la sfida amministrativa, si è preferito imboccare la strada più breve: quella dell’accordo, anche a costo di sacrificare identità e credibilità.
Emblematico, in questo senso, il sostegno al sindaco uscente Enzo Voce, una figura che nel tempo ha attraversato più stagioni politiche, passando da un’impostazione iniziale vicina a Movimento 5 Stelle fino ad approdare nell’orbita del centrodestra. Un percorso che, secondo la ricostruzione, non ha trovato ostacoli né critiche da parte dei nuovi alleati, compresi esponenti di Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Anzi, il cambio di linea è stato netto: da opposizione dura a sostegno convinto, in seguito alle indicazioni arrivate dai vertici regionali. Un passaggio che avrebbe lasciato strascichi interni e malumori, contribuendo a dare l’immagine di un fronte politico più preoccupato degli equilibri di potere che della coerenza.
Non meno controversa la vicenda di Noi Moderati, indicata come uno dei casi più emblematici di questa campagna elettorale. Dopo anni di opposizione all’amministrazione comunale, il partito avrebbe finito per sostenere proprio quel modello politico che aveva contestato, alimentando disorientamento tra elettori e militanti.
Sul fondo resta una riflessione amara: la politica, che dovrebbe fondarsi su valori come dignità e coerenza, sembra averli trasformati in merce di scambio. E se è vero che il consenso si conquista anche con compromessi, qui il rischio è che il prezzo pagato sia troppo alto.
Perché alla fine, più che una sfida tra visioni diverse, questa campagna elettorale appare come una partita giocata tutta dentro i palazzi, lontana dalla realtà quotidiana dei cittadini. E con un finale che, almeno per ora, somiglia più a una resa dei conti che a una prospettiva di rilancio.