Amianto a Vescovatello, ordinanza del 2020 mai eseguita: il caso arriva in Procura

Il Comune di Crotone dispone nel 2026 campionamenti del suolo dopo sei anni di stallo sulla bonifica

A cura di Redazione
05 marzo 2026 14:49
Amianto a Vescovatello, ordinanza del 2020 mai eseguita: il caso arriva in Procura - Foto: Redazione
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Un’ordinanza emessa nel 2020 per la rimozione di amianto in evidente stato di degrado e mai eseguita per sei anni. È quanto emerge da una determinazione dirigenziale del Comune di Crotone relativa a un manufatto situato in località Vescovatello, dove era stata disposta la bonifica di materiali contenenti amianto per motivi di tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

Il provvedimento, adottato sei anni fa, non è stato però ottemperato. A evidenziarlo è lo stesso atto amministrativo dell’ente, nel quale si sottolinea come la mancata esecuzione dell’ordinanza abbia determinato una situazione di stallo che ha aggravato l’esposizione al rischio ambientale e sanitario.

Solo nel 2026 l’amministrazione comunale ha deciso di procedere con verifiche ambientali. Nello specifico sono stati disposti tre campionamenti di terreno superficiale (top soil) nelle aree limitrofe al manufatto per accertare l’eventuale presenza di amianto. L’operazione ha un costo complessivo di mille euro.

Si tratta di accertamenti che riguardano un possibile rischio sanitario legato alla presenza di amianto degradato, materiale noto per essere associato a patologie gravi come il mesotelioma.

Un passaggio significativo riguarda anche la tempistica. La richiesta di effettuare i campionamenti all’ARPACAL risale al 25 febbraio 2026 ed è arrivata dopo che la questione era stata sollevata pubblicamente da cittadini e associazioni, aprendo un dibattito pubblico sulla gestione del caso.

Nei giorni scorsi il sindaco di Crotone, intervenendo davanti a genitori e studenti, ha invitato a non creare allarmismi e ad attendere l’esito delle analisi. Parallelamente, però, un atto tecnico del Comune di Crotone riconosce che il mancato intervento di bonifica per sei anni ha contribuito ad aggravare il potenziale rischio ambientale e sanitario.

Un elemento che ha riacceso il confronto sulle responsabilità amministrative. Se già nel 2020 si era ritenuto necessario intervenire con un’ordinanza per tutelare la salute pubblica, la scelta di disporre il monitoraggio ambientale solo nel 2026 solleva interrogativi sui tempi di attuazione del provvedimento.

La documentazione sarà ora trasmessa alla Procura della Repubblica come integrazione degli atti già presentati. L’iniziativa è stata annunciata dall’associazione Cittadini Liberi, attraverso il suo presidente, il geologo Giuseppe Pirillo, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di fare piena luce sulla gestione della vicenda.

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