Alfredo Jaar chiude il Performing Fest a Catanzaro con una lectio magistralis

Al Polo Fieristico Colosimo l’artista cileno dialoga con studenti e pubblico. Bilancio positivo per l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro

A cura di Redazione
15 marzo 2026 19:00
Alfredo Jaar chiude il Performing Fest a Catanzaro con una lectio magistralis - Foto US Aba Catanzaro
Foto US Aba Catanzaro
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Si è chiusa con un appuntamento di grande rilievo la seconda edizione del Performing Fest a Catanzaro. Protagonista dell’evento conclusivo è stato l’artista cileno Alfredo Jaar, tra le figure più autorevoli della scena artistica internazionale, che ha tenuto una lunga e intensa lectio magistralis davanti a studenti, docenti, curatori e cittadini riuniti al Polo Fieristico “G. Colosimo”.

Introdotto da Simona Gavioli e Dobrila Denegri, l’incontro si è trasformato in un dialogo diretto e senza filtri con il pubblico. Jaar, architetto, artista visivo e filmmaker nato in Cile e da anni attivo a New York, ha costruito la sua riflessione partendo dalla storia per arrivare alle grandi questioni del presente.

Aprendo il suo intervento con una citazione di Antonio Gramsci – «Il vecchio mondo sta morendo, quello nuovo tarda a comparire: in questo chiaroscuro nascono i mostri» – l’artista ha delineato subito il senso della sua ricerca: un’arte che non si limita a rappresentare la realtà ma che prova a interrogare il mondo e a trasformarlo.

Uno dei passaggi più intensi della lectio ha riguardato il racconto dell’11 settembre 1973, il giorno del golpe militare che in Cile rovesciò il presidente democraticamente eletto Salvador Allende, aprendo la strada alla dittatura di Augusto Pinochet. Un episodio che ha segnato profondamente la formazione artistica e politica di Jaar. «Così è come la democrazia è morta in Cile», ha spiegato ricordando anche il peso degli interessi economici legati alle miniere di rame del Paese.

Nel corso dell’incontro l’artista ha ripercorso alcune delle opere più significative della sua carriera, tutte caratterizzate da un forte impegno civile. Tra queste il progetto “Lights in the City”, realizzato a Montréal nel 1999 per dare visibilità simbolica ai senzatetto attraverso un sistema di luci rosse che si accendevano sulla cupola dello storico Marché Bonsecours ogni volta che uno di loro premeva un pulsante nei rifugi cittadini.

Jaar ha raccontato anche la storia della Skoghall Konsthall, il museo temporaneo costruito nel 2000 nella città svedese di Skoghall utilizzando carta e legname prodotti dalla fabbrica locale. L’edificio, inaugurato con una mostra di giovani artisti, venne bruciato dopo appena ventiquattro ore come parte integrante del progetto, per dimostrare quanto una comunità possa sentire la mancanza di uno spazio culturale.

Uno degli aspetti più apprezzati della mattinata è stato il rapporto diretto instaurato con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e con i giovani artisti arrivati da diverse parti d’Italia. Più che una lezione frontale, la lectio magistralis si è trasformata in uno scambio di idee e domande sul ruolo dell’arte nel mondo contemporaneo.

La chiusura del festival è stata accompagnata anche da una maratona performativa con artisti internazionali tra cui Lerato Shadi, Victoria Vesna, Jacopo Mazzonelli, Eleonora Wegher e Stefano Caimi, confermando la vocazione del progetto a mettere in dialogo linguaggi diversi della ricerca artistica.

Con la conclusione del Performing Fest 2026 si chiude anche il progetto Performing, durato 22 mesi e coordinato dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro con il coinvolgimento di numerose istituzioni italiane ed europee. Un percorso sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR, che ha trasformato una ricerca accademica in un festival internazionale capace di portare a Catanzaro artisti, studiosi e studenti da tutta Europa.

A tracciare il bilancio è il direttore dell’Accademia Virgilio Piccari, che ha sottolineato come il valore più grande del progetto sia nelle relazioni costruite tra istituzioni e persone. Un lavoro che ha rafforzato il ruolo dell’Accademia anche oltre i confini nazionali e ha consolidato il rapporto con la città, sempre più partecipe delle iniziative culturali promosse dall’istituzione

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