Al Polo Infanzia Magnolia l’autunno diventa una lezione di natura, creatività e pre-scrittura
Foglie, castagne e colori stagionali al centro di un percorso educativo che unisce esperienza sensoriale, sviluppo delle abilità manuali ed educazione alimentare
Corigliano-Rossano – In un tempo in cui tutto sembra sempre disponibile, uguale e fuori stagione, educare un bambino all’autunno significa restituirgli il senso del tempo. Le foglie che cambiano colore, i primi freddi, i rami che si spogliano, le castagne custodite nei ricci non sono soltanto immagini belle da osservare. Sono il primo alfabeto della natura, quello che insegna ai più piccoli che ogni cosa ha un ciclo, un’attesa, una trasformazione. È dentro questa pedagogia della stagionalità che il Polo Infanzia Magnolia ha avviato il ciclo educativo partendo dalle attività dedicate all’autunno e trasformando l’osservazione della natura in esperienza sensoriale, manuale e cognitiva.
CAPIRE LE STAGIONI SIGNIFICA CAPIRE COME GIRA IL MONDO
È la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice del Polo Infanzia Magnolia, a sottolineare il valore educativo del percorso. Parlare di autunno nella prima infanzia – evidenzia – non significa riempire un cartellone con foglie colorate, ma aiutare il bambino a comprendere che la realtà cambia, che la natura non è ferma, che il tempo non è astratto. La stagionalità introduce i bambini alla differenza, all’attesa, alla cura e al rispetto dei ritmi. Insegna che non tutto accade sempre, non tutto è immediato, non tutto può essere consumato nello stesso momento.
DALLE FOGLIE AI COLORI, LA NATURA DIVENTA LINGUAGGIO
Durante l’attività, ai bambini è stato spiegato che l’autunno porta con sé i primi freddi e il distacco delle foglie dai rami. I colori autunnali – giallo, arancio e marrone – sono diventati strumenti per osservare, nominare, distinguere e rappresentare. Colorare una foglia non è soltanto un esercizio grafico: è un modo per allenare lo sguardo, riconoscere una trasformazione, associare una tonalità ad una stagione, dare forma visibile a ciò che accade fuori dall’aula.
CASTAGNE, RICCI E FOGLIE: IL TATTO COME PRIMA CONOSCENZA
La curiosità dei bambini più grandi, che hanno chiesto di andare a raccogliere foglie e castagne, conferma il senso del metodo Magnolia. Quando un bambino vuole uscire, cercare, toccare, raccogliere e portare dentro la scuola un pezzo di natura, sta già trasformando una spiegazione in apprendimento. La foglia secca, il riccio pungente, la castagna liscia, il colore che sporca le dita, la carta che accoglie il segno: tutto diventa materiale educativo.
STAGIONALITÀ È ANCHE EDUCAZIONE ALLA SALUTE E AGLI STILI DI VITA SANI
Educare alla stagionalità significa anche costruire un rapporto più sano con il cibo, con le materie prime e con il territorio. Non è un tema secondario. Anzi. Secondo l’indagine nazionale 2023 di OKkio alla Salute, in Italia il 19% dei bambini di terza primaria è in sovrappeso e il 9,8% è obeso, mentre restano critiche alcune abitudini alimentari come colazioni inadeguate, merende abbondanti e consumo non quotidiano di frutta e verdura. Per questo far conoscere ai bambini l’autunno attraverso i frutti di stagione significa cominciare presto a costruire familiarità con il cibo vero, con il ritmo della terra e con scelte più consapevoli.
DALLA MANO ALLA PRE-SCRITTURA, IL SEGNO NASCE DALL’ESPERIENZA
Il laboratorio sull’autunno ha aperto anche il percorso della pre-scrittura. Prima ancora di scrivere, il bambino deve imparare a controllare il gesto, orientare la mano, seguire una traccia, riconoscere una forma, modulare la pressione, coordinare occhio e movimento. Colorare le foglie, rispettarne il contorno, ripetere linee, avvicinarsi ai primi segni grafici significa preparare la scrittura senza anticiparla in modo rigido.
RENZO: I GAP SI CONTRASTANO PARTENDO DALLA PRIMA INFANZIA
Il tema non riguarda soltanto il singolo laboratorio. I dati OCSE sulle competenze degli adulti ricordano che in Italia il 35% delle persone tra 16 e 65 anni si colloca in literacy al livello 1 o inferiore, cioè in una fascia di ridotta competenza nella comprensione e nell’uso dei testi. Proprio per questo – conclude Teresa Pia Renzo – non possiamo pensare che il lavoro sulle competenze inizi tardi. La scuola dell’infanzia non deve anticipare forzatamente la primaria, ma può costruire le basi: attenzione, coordinazione, linguaggio, ascolto, curiosità, capacità di osservare e trasformare un’esperienza in segno. È così che si cominciano a colmare i divari: non con la pressione, ma con una pedagogia intenzionale. -